locandina odio di Dani Rovira

Odio di Dani Rovira (2021): L’odio ingiustificato della contemporaneità

locandina odio di Dani Rovira

Odio di Dani Rovira

Titolo originale: Odio de Dani Rovira

Anno: 2021

Paese: Spagna

Genere: stand-up comedy, commedia

Produzione: Fremantle Spagna

Distribuzione: Netflix

Durata: 82 minuti

Regia: Mario Briongos

Sceneggiatura: Dani Rovira

Fotografia: Iñaki Irastorza

Montaggio: Abraham Martín

Musiche: Miguel A. Rodríguez

Attori: Dani Rovira

Trailer spagnolo dello spettacolo Odio

Trama del film Odio di Dani Rovira

Dal Teatro del Soho di Málaga, Dani Rovira mette in scena Odio, uno spiccato e sincero monologo che non ha pietà per nessuno. Un’attenta e sarcastica riflessione su quanto il nostro comportamento dia più spazio all’odio che all’amore, a quanto andiamo di fretta e non sappiamo fermarci, a quanta vita perdiamo di giorno in giorno.

Recensione di Odio di Dani Rovira

Odio: così si intitola questo monologo spiccato e senza filtri. Un titolo che in realtà nasconde un’antitesi, rivelata solamente sul finale, dopo che tutti abbiamo toccato con mani e testa quell’odio.

Viviamo in una società futurista, in cui tutto è veloce e la vita scorre tra le nostre dita incapaci di fermarla. E, inconsciamente, questo ci sta fare male, ci fa arrabbiare, odiare e ci stressa. Ci siamo convinti di essere abituati a vivere così, ma la verità è che vorremmo solamente capire dove sta il problema e risolverlo. Dani Rovira cerca di sciogliere questo grumo di sensazioni negative facendoci ridere e riflettere allo stesso tempo. Un ragionamento sicuramente non banale, che sfrutta l’esagerazione per farci comprendere l’insensatezza dell’odio.

Dani parte dal principio: lo stress, quella forza che si insinua in ognuno di noi, senza che ce ne accorgiamo. Eppure, lo si vede; per le strade affollate del Parque del Retiro a Madrid, dove perfino un parco si trasforma in una “centrifuga umana” di persone che corrono, sfrecciano, cercano spazio. Oppure mentre si guida, quando perfino in quei pochi secondi che il semaforo impiega per passare dal rosso al verde, generano impazienza come in una corsa di macchine.

La degenerazione peggiore però di questa frenesia emerge dai rapporti umani: non si flirta più come dieci anni fa. Oggi le relazioni sono scandite da semplici “sì” e “no” e dalle notifiche di “match”. Non c’è più il tempo dell’attesa e probabilmente non si è nemmeno più capaci di aspettare, si vuole tutto e subito, privandoci così dell’eccitazione e di quell’ansia buona che ci separa dall’incontrare e conoscere persone nuove.

Siamo in costante ricerca di vita, di quei piccoli istanti pieni di significato e neanche ci accorgiamo che stanno esattamente davanti ai nostri occhi. Ce lo dimostra il comico stesso al quale, dopo aver confessato di aver ceduto allo stress della città, è cambiata la vita da un episodio avvenuto con la sua cagnolina.

Erano usciti per una passeggiata, ma avevano a disposizione solo mezz’ora, poi lui sarebbe dovuto andare dall’altra parte di Madrid. In ritardo, corre verso casa, quando la cagnolina si ferma e non vuole proseguire; Dani si volta, la vede intenta ad annusare un fiore. Ed è lì che capisce quanta vita c’è in quel momento e cancella gli appuntamenti del pomeriggio per stare con lei e prendersi del tempo per sé stesso.

Sono episodi che capitano almeno una volta al giorno, ma bisogna essere attenti a sufficienza per accorgersene e coglierli. Abbiamo tutti bisogno di fermarci per riprendere fiato dall’infinita maratona che ogni giorno corriamo. Lo stress, a sua volta, genera odio e lo si percepisce dalle cose più banali: dall’eterna dicotomia tra chi possiede un cane e chi un gatto, di come i secondi cerchino di convincere i primi di quanto siano migliori i felini.

Anche la spasmodica venerazione per il proprio animale domestico, convinti che sia intelligentissimo e speciale, porta a considerare inferiori quelli degli altri, mentre chi non ha nessuno dei due, finisce per odiarli entrambi.

Il tutto avvolto dalla recitazione estremamente espressiva e coinvolgente di Dani Rovira, tanto da farti dimenticare che si sta parlando di odio, perché ciò che emerge in realtà, è l’assurdità di tali situazioni, che portate all’estremo, ci fa ridere e rendere conto di quanto sia vero.

Però l’odio rimane, e la cosa peggiore che facciamo è giustificarlo coprendoci dietro frasi fatte come “È ciò che penso”, “Questo sono io, dovreste accettarmi per come sono”, “scusate se sono onesto”.

Si possono odiare delle situazioni: il toast che si raffredda o la fila interminabile in un negozio, ma è ben diverso dall’odiare le persone.

Una situazione che tutti conosciamo bene e che viene amplificata dall’uso dei social network, è quella di paragonarsi costantemente a personaggi famosi e voler essere come loro. In pochissimo tempo si finisce per esserne ossessionati e passare dall’ammirazione all’invidia.

Ed è qui che il discorso inizia a rivelare quell’antitesi; dopo aver stilato una lunga lista di personaggi famosi che Dani sostiene di odiare dando futili motivazioni, che ci convincono più per la foga e la convinzione con le quali vengono esposte, si rivolge al pubblico chiedendo se abbia riso: la risposta è affermativa. Dani Rovira spiega che non importa per cosa e perché l’abbiano riso, ma conta l’averlo fatto perché la risata è sopra a tutto.

Ecco, dunque, il comico spiega che nessuno del pubblico ha creduto all’odio che ha affermato di provare verso quelle persone, nonostante abbia odiato nella sua vita. Ma questo gli ha permesso di capire che l’odio non porta da nessuna parte, che consuma energie e tempo e causa stress.

La svolta arriva con quella famosa lista di personaggi famosi che il comico rivela essere coloro che ammira e chiama comete di Halley. Ci ricorda quanto siamo fortunati a vivere durante il loro passaggio perché migliorano la nostra vita: ci ispirano, ci migliorano, ci divertono, ci rendono felici grazie a quello che fanno.

Eppure, ci sono persone che, a causa dell’odio che offusca il loro cuore, lanciano pietre alle comete di Halley. Grazie al loro esempio noi possiamo cercare di essere migliori e mentre ci proviamo rilassiamoci, non cerchiamo la competizione con gli altri, ma con noi stessi per poter essere migliori di ieri.

Nella battuta finale dello spettacolo, Dani Rovira ci racconta un aneddoto della sua vita: prima di essere comico era un cantastorie e un giorno ne conobbe una che lo colpì particolarmente. Talmente era speciale, che la raccontava poco; poi ha capito che era qualcosa che se non avesse voluto perdere avrebbe dovuto condividere.

E così racconta degli abitanti di un villaggio che una mattina si svegliarono con lo zucchero sulle labbra, ma solo coloro che si baciavano potevano scoprirlo e gustarne la dolcezza.

E allora cerchiamo quella dolcezza anche negli angoli più oscuri, anche dove sembra che non potrà mai esserci. L’amore, proprio come quegli istanti di vita, c’è sempre. Dobbiamo metterci a cercarli, farli nostri poi insegnare ad amare per dissolvere quelle pietre che troppo spesso vengono sollevate e lanciate.

Note positive

  • La fisicità della recitazione di Dani Rovira
  • L’attualità del tema trattato
  • La schiettezza nell’esprimere i concetti
  • La riflessione rivelata nel finale

Note negative

  • Nessuna in particolare

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