Oltre il confine (2022): la favola di Valenti

Oltre il confine

Titolo originale: Oltre il confine

Anno: 2022

Paese: Italia, Francia

Genere: Drammatico

Distribuzione: 102 Distribution

Durata: 90 min

Regia: Alessandro Valenti

Sceneggiatura: Alessandro Valenti

Fotografia: Corrado Serri

Montaggio: Marco Spoletini

Attori: Fatou Ndeye Mbaye, Fallou Serigne Mbaye, Iaia Forte, Nicola Rignanese

Trailer di Oltre il confine

Proiettato in anteprima al Giffoni Film Festivalgiovedì 28 luglio 2022 alle ore 14:30 in Sala Truffaut, nell’ambito della sezione Generator+13 il film ‘Oltre il confine‘ è scritto e diretto da Alessandro Valenti, distribuito da 102 Distribution, prodotto da Scirocco Films con Rai Cinema, in coproduzione con Rosebud Entertainment Pictures, in associazione con Arte Cofinova, con il contributo di Apulia Film Commission e con il patrocinio di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine e garantire loro un futuro. Alla proiezione saranno presenti il regista, la protagonista Ndeye Fatou Maye, il produttore Angelo Laudisa e il team di Scirocco Films.

Fatou Ndeye Mbaye in una scena del film

Trama di Oltre il confine

La storia di due bambini africani che guardano le stelle e sognano di arrivare in Italia. Il loro mondo è raccontato come in una fiaba: Bekisisa ha dodici anni e una voce magica che incanta gli animali; il suo fratellino Eno, di anni ne ha sei, e sogna di avere la maglia di Mané, il grande calciatore della sua squadra del cuore. Soli lasciano la loro terra, dopo aver subito lutti e perdite, raggiungendo l’Italia dove la realtà non è certo a misura di bambino. Avventure, vicissitudini e pericoli, ma anche un grande legame che li unisce. Insieme ad altri bambini saranno alla ricerca di un futuro migliore.

Recensione di Oltre il confine

Finito di girare nel 2019 e presentato al recente Giffoni Film Festival, nel luglio 2022, Oltre il confine è un film che affronta un argomento delicato e sempre più attuale attraverso i meccanismi della favola e lo sguardo dei giovani protagonisti.

La storia è quella di due fratelli: la dodicenne Bekisisa ed Eno che di anni ne ha sei. I due, dopo la morte della madre in Senegal, affrontano il viaggio che li porterà in Italia alla ricerca dello zio. Approdati in Italia i due bambini si trovano a fare i conti con una realtà non troppo diversa con quella che hanno lasciato e la difficoltà ulteriore di dovere attraversare il Paese per raggiungere Roma. Dopo lo spaesamento iniziale i due vengono accolti presso una comune composta da bambini immigrati non accompagnati organizzati dalla regola ferrea che chi non contribuisce a reperire il cibo non può partecipare alla sua condivisione, una regola apparentemente cattiva, ma necessaria a garantire la sopravvivenza della piccola comunità improvvisata. Tra i bambini della comune c’è Alaba che aiuta i due giovani protagonisti a inserirsi e viene a sua volta aiutato da Bekisisa a mettersi in contatto con la madre deceduta, attraverso il suo canto melodioso e il contatto con la natura, infatti, la bambina esercita il dono di mantenere il legame con le sue radici e la sua terra. In questa favola di formazione gli adulti sono assenti per buona parte del racconto per comparire, nella seconda parte, attraverso due incontri significativi: quello con l’apicultrice Iaia (Iaia Forte), la fatina buona che si prende cura di loro e Gigetto (Nicola Rignanese), l’orco cattivo che scopre i ragazzi e li sfrutta schiavizzandoli.

Fallou Serigne Mbaye e Fatou Ndeye Mbaye in una scena del film

Come si può rendere visivamente un viaggio verso l’Europa visto con gli occhi dei bambini? Il loro punto di vista è sempre emotivo sia quando vivono la paura sia quando vivono la gioia o l’incanto della scoperta e dell’amore. Serviva un punto di vista in cui la dimensione reale si fondesse con l’immaginazione e la fantasia. Perché i bambini uccidono il dolore con la fantasia. Ecco perché ho voluto ampliare lo sguardo dal close-up e comprendere lo spazio che li circonda e li influenza. Uno spazio reale e magico. Per questo motivo ho usato un formato anamorfico in modo tale che gli stacchi sui primi piani siano quasi fusi con il mondo esterno.

Alessandro Valenti

Come detto il mondo rappresentato da Valenti è una fiaba dove lo sguardo dei bambini mostra un mondo definito dove il bene e il male sono ben identificati e riconoscibili, Il film però, pur mantenendo la semplicità necessaria alla favola, non è semplicistico evitando la possibile retorica del racconto del viaggio della speranza. Nella rappresentazione di tale passaggio Valenti è bravo a condensare in maniera ellittica l’attraversamento del mediterraneo racchiudendolo tra le immagini dei due fratelli che si rifugiano in acqua (il posto più sicuro) in seguito ai suoni minacciosi provenienti dalla foresta, e gli stessi che nuotano nei pressi della riva ormai arrivati sul suolo italiano. Anche lo stile di ripresa accompagna il cambiamento nella narrazione e, mentre nella prima parte appare statico, successivamente si fa più dinamico e nervoso seguendo le vicissitudini dei bambini. Inoltre, come si apprende dalle note di regia, il regista ha scelto un formato anamorfico, per includere lo spazio e l’ambiente nei primi piani, uno spazio reale e allo stesso tempo magico che li circonda e li influenza. La colonna sonora è quasi totalmente affidata alla voce di Bekisisa che intona le melodie africane contribuendo alla poesia di alcuni passaggi aggiungendo un tocco di realismo magico all’intera narrazione. La difficoltà maggiore del film risiede nella recitazione non sempre convincente ma giustificata dalla giovanissima età dei bambini che seppur bravissimi non sono professionisti questo, se da una parte comporta una perdita di empatia generale nella visione, dall’altra è una garanzia di naturalezza e di realismo che contribuisce ad ancorare la storia all’attualità. Non manca inoltre qualche caduta nella stereotipizzazione tipica dell’immigrato ma ciò non toglie nulla al risultato complessivo: un buon tentativo di comunicare, soprattutto ai più piccoli, una realtà dura e complessa che spesso si fa fatica a gestire e comprendere.

Fatou Ndeye Mbaye, Iaia Forte e Fallou Serigne Mbaye in una scena del film

In conclusione

Note positive

  • Gli argomenti non vengono trattati in maniera semplicistica
  • L’uso narrativo della fotografia

Note negative

  • Recitazione, a tratti, non convincente

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