Penélope Cruz si racconta a Venezia ’79 per il film L’immensità

Sinossi de L’immensità: Roma, anni Settanta: un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà televisivi ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli, su cui Clara riversa tutto il proprio desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto dodici anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. La ragazza rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare a un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia.

Penelope Cruz interpreta, nel film per la regia di Emanuele Crialese, la madre Clara, un personaggio forte e fragile allo stesso tempo.

Questo film mostra le sue incredibili capacità, questo personaggio, secondo lei, ha semplicemente sposato la persona sbagliata negli anni 60, è un personaggio realmente pazzo o è questo matrimonio che la rende folle. Ha mai pensato di abbandonare il ruolo d’attrice a favore di uno alla regia?

Credo che il mio personaggio non sia affatto quello di una donna pazza. In lei c’è sufficiente follia per poter sopravvivere alla vita in cui si ritrova. La follia le permette anche di stabilire una relazione con la figlia. Direi che lei si sente intrappolata nella famiglia, nella sua casa, nel suo corpo, nella situazione in cui si trova a dover vivere.  Non ha un piano B, un piano di fuga. L’unica fuga che ha è attraverso lo schermo televisivo che la ricollega a un altro mondo, quello dell’arte, della musica, della danza, del sogno. Lei non è affatto pazza ma oppressa da tanti punti di vista. Lei semplicemente non ne può più, non ce la fa più, perché sente di dover fingere ogni giorno davanti ai figli ed è sfinita da ciò.

Questa situazione la fa piombare in una profondo depressione e deve andare in una clinica, separarsi da loro per fare qualcosa. C’è una scena davvero strappalacrime, perché rappresenta così tante realtà di oggi. Tantissime donne in tutto il mondo sono intrappolate nelle loro case fingendo dinanzi ai loro figli, per mostrargli come le cose non vanno poi così tanto male. Loro fingono esclusivamente per sopravvivere; conosco situazioni di questo tipo, sono storie terribili e questo è solo uno dei tanti temi importanti che vengono affrontati dal film, come quello della violenza tra le mura di casa. La pellicola ne parla in un modo che davvero mi ha spezzato il cuore quando ho letto la sceneggiatura.

Photocall - L'IMMENSITA' (IMMENSITY) - Actress Penélope Cruz (Credits La Biennale di Venezia - Foto ASAC, ph G. Zucchiatti) (6)
Photocall – L’IMMENSITA’ (IMMENSITY) – Actress Penélope Cruz (Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC, ph G. Zucchiatti)

Questi ruoli di madre le piacciono particolarmente? Anche le storie familiari? Come quelle che sono problematiche? Ha già interpretato svariati ruoli inseriti in queste dinamiche?

Ho interpretato così tante madri già quand’ero molto giovane, con Pedro Almodóvar ho fatto sette film e in cinque di questi interpreto un ruolo di una madre, credo che non sia una coincidenza. Ho un senso materno molto spiccato e sono molto affascinata anche da quello che avviene in ogni famiglia, perché in ogni nucleo familiare avvengono cose tutte affascinanti. Tutto questo fornisce tantissimo materiale a qualsiasi tipo di film, c’è un mondo infinito da scoprire. Il mio fascino a questo tema, unito da un forte istinto materno, mi ha sempre guidato. Ho da sempre desiderato diventare madre sin da una tenere età, è un qualcosa che mi appartiene e oggi la mia famiglia è per me importantissima. Io stessa sono diventata madre e interpretare questo ruolo sul grande schermo è per me un onore.

Questa madre rappresenta tante donne contemporaneamente, tanti tipi di madri, in lei si può vedere la sua anima, quello che è davvero all’interno, quello che potrebbe essere, quello che vorrebbe essere e quello che in realtà è. E’ un personaggio così sfaccettato e complesso anche nel modo in cui è stato scritto. E quando ho letto la sceneggiatura mi sono subito innamorata di lei, era così viva sulle pagine e ho cercato di fare del mio meglio, ritenevo questo film importante da fare.

Invece riguardo al rapporto che il personaggio instaura con i figli?

Lei vuole proteggere i suoi tre figli e fa finta anche di non vedere alcune cose in loro. In realtà percepisce tutto, vede tutto, soprattutto nel personaggio di Luana, proprio Luana vede e comprende tutto ciò che accade in sua madre. Da anni, tutti loro, vivono facendo finta di non vedere cose che in realtà vedono, anche i bambini, anzi gran parte del film è raccontato dal punto di vista dei bambini, e qualcosa di terrificante perché è davvero qualcosa che arriva tantissimo agli spettatori. I bambini provano una paura profonda quando le cose non vanno bene in famiglia, quando c’è qualcosa di profondamente difficile da comprendere emotivamente e soprattutto quando assistono a scene terribili come nel caso di violenza domestica, come nel personaggio di Luana. È come se si creasse un pensiero costante che non li abbandona mai. Una sorta di ritmo che li ossessiona, purtroppo molti bambini possono raccontare esperienze del genere e credo che il modo in cui si è riusciti a narrare tutto questo è incredibile, anche il mio personaggio a un certo punto regredisce diventando una bambina, perché a un tratto anche lei fa finta di non vedere cose che invece vede benissimo.

I figli nel film non ci sentono al sicuro, sentono che il futuro è incerto, non sanno cosa succederà a loro quando cresceranno, così si domandano cosa accadrà, per quanti anni dovremmo vivere ancora questa incertezza, questa paura, quando andrà avanti tutto questo… I genitori sono coloro che dovrebbero darci sicurezza ma non sembra così, qui, quindi il rapporto con ogni figlio è molto diverso, perché tutti e quattro insieme diventiamo dei bambini per sfuggire a quella realtà così pesante e spaventosa, per poter sopravvivere.

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