Pinocchio di Guillermo Del Toro (2022): vita, morte e miracoli.

Pinocchio di Guillermo Del Toro arriva al cinema il 3/12/2022 e successivamente su Netflix dal 09/12/22
Condividi su
Pinocchio di Guillermo Del Toro (2022) – Trailer ufficiale

A fronte di molteplici esempi di produzioni audaci, i detrattori delle piattaforme, ingiustamente associate al declino della sala, dovrebbero meditare sulle possibilità artistiche aperte dallo streaming, fedele alleato del prodotto audiovisivo. In un periodo particolarmente prolifico per il personaggio Disney/Collodi, Netflix traccia un distacco netto rimarcando nel titolo la paternità della pellicola; un dettaglio non da poco che riaccende il dibattito sul concetto di Autore, irrimediabilmente connesso al Blockbuster e alle esigenze commerciali dell’industria. Dopo Garrone e Zemeckis, Del Toro fa sua la fiaba del burattino parlante e si appresta ad affrontare un pubblico ormai Tolkieniano, manicheo, filologo esperto e sacro protettore dell’opera prima.

La pellicola viene distribuita nei cinema italiani dal 04/12/2022 e su Netflix dal 09/12/2022

Trama di Pinocchio di Guillermo Del Toro

Nella ruralità di un’Italia fascista, un anziano falegname sta scolpendo un Cristo di legno nella parrocchia locale quando, un ordigno liberato da un velivolo, rade al suolo la piccola chiesa, provocando la morte del giovane figlio. Dopo anni di tormento, Geppetto il falegname, durante la notte più buia della sua esistenza, decide di abbattere un albero di Pino con lo scopo di intagliare un bambino coi tratti del caro perduto. La mattina seguente, nella confusione più totale, innanzi al vecchio si palesa un ciocco animato, questo, porta il nome di Pinocchio. Come i suoi coetanei, l’innocente creatura ha bisogno di frequentare la scuola e papà Geppetto, dopo alcuni tentennamenti, si convince ad iscriverlo; lungo il tragitto però, Pinocchio, viene circuito da un astuto figuro, il conte Volpe, e persuaso ad aggregarsi a una compagine di fenomeni da baraccone. Di qui seguirà per Geppetto, in compagnia di Sebastian il Grillo, un viaggio disperato alla ricerca di Pinocchio, portato ad arruolarsi per la guerra con l’esercito del Duce.  

Pinocchio e Geppetto – Pinocchio di Guillermo Del Toro (2022)

Recensione di Pinocchio di Guillermo Del Toro

Tra danneggiamenti di luoghi di culto e atmosfere belliche, il racconto ottocentesco si dimostra spaventosamente attuale; ad avviare la narrazione è un Cristo incompleto come il suo creatore, rimasto monco del braccio sinistro in un mondo di destre tese innalzate al cielo. Il saluto romano non ha presa sugli animi gentili, come Geppetto, che si rende ridicolo ogni qual volta è tenuto a farlo; attraverso l’ilarità Del Toro disinnesca le cariche e agevola l’intendimento del male. Pinocchio stavolta non nasce dall’amore, bensì dall’ossessione di un vecchio alcolizzato incapace di elaborare un lutto, che incide con veemenza un tronco maledicendolo mentre lo fa; è un uomo allo sbando, terrorizzato e incapace di riconoscere il frutto della sua stessa mente. È un padre qualunque, inveisce, alza i toni e pronuncia d’istinto parole non sue, ma Pinocchio non può capire la complessità delle emozioni, il babbo non sbaglia e non mente mai perché il suo naso non si allunga. L’infante vive nella percezione, come il pubblico in sala, deve riconoscere la legittimità della propria esperienza trascurando in pieno gli intenti dell’autore.

Pinocchio non ha bisogno di snaturarsi, è un bambino normale, curioso ed estasiato, ma nessuno gradisce ammetterlo; saldamente ancorate alle sparute certezze e disturbate dalla complessità, le parrocchiane accusano il demonio per quel frutto alieno. Eppure, anche quel Dio che pregano è un pezzo di legno, sottolinea dolcemente Pinocchio, e alla base di entrambi c’è un’idea di amore e di conforto. Ma inconsciamente le parole penetrano e come rasoi graffiano il cuore, nel disperato tentativo di allineare considerazione di sé e giudizio altrui, si finisce spesso col modificare la prima; al pari di come viene visto, Pinocchio proverà ad essere un semplice burattino. È inopportuno offrire decodifiche puntuali di dati contenuti, la ricchezza che offre in dote l’autore risiede nella possibilità di caricare il racconto di significati propri e di scorgere sé stessi in quei personaggi fantasiosi.

Pinocchio assieme al perfido Conte Volpe – Pinocchio di Guillermo Del Toro (2022)

Volpe detesta i bambini del borgo, rapiti dai giornaletti e dall’intrattenimento moderno; come la Sala, il circo non attrae più, ha esaurito l’impulso magnetico e smarrito i poteri; come un videocorso sull’autonomia finanziaria questo Conte seduce, promette e denuncia l’improduttiva del sistema scolastico. Pinocchio rincorre e ricalca, riporta nelle relazionali tra pari la gerarchia padre-figlio assorbita; il genitore è in sé prevaricazione e plagio, occorre morire per imporsi come personalità autentiche.

Nella genialità della parafrasi Del Toriana Lucignolo è l’erede di un comandante fascista austero ed intransigente, che dell’infante contempla il fine strumentale; l’esistenza è asservita alla produzione o, nell’esasperazione funzionale dei concetti, alla guerra. Lucignolo diventa un esempio virtuoso, coraggioso di fronte al più temibile dei mali fanciulleschi, un padre tirannico, quindi insorge, grida, soffre, svela sé stesso rivendicando il diritto di essere fragile, debole, diverso dunque amato. La straordinaria universalità della fiaba oltrepassa generi ed età, quest’ultima intessa ragionamenti articolati e di eccezionale attualità estendibili a molteplici aspetti della vita pubblica e privata. Il regista messicano avanza imperterrito e privo di condizionamenti, col favore della piattaforma spinge sull’acceleratore portando in scena un Benito dispotico ma terreno, feroce tuttavia adeguato ai fini didattici e soprattutto incisivo con poche linee di dialogo: “adoro i burattini”.

Sebastian il Grillo – Pinocchio di Guillermo Del Toro (2022)

Per ovattare l’amarezza generale accorre in soccorso Sebastian, soggetto buffo e sciagurato che non si esaurisce però nel Comic Relief anzi affronta un arduo percorso; neppure lui, in veste di Grillo parlante, nasce formato. Dall’egocentrismo all’altruismo, la coscienza di sé diventa coscienza del mondo.

Dal punto di vista estetico i personaggi appaiono globalmente terrificanti, qui il nostro sovverte il linguaggio canonico del brutto e cattivo e dona alla pellicola un gusto personale e contemporaneo, senza svilire il valore pedagogico della fiaba come strumento di decostruzione e comprensione della realtà, nelle attribuzioni di bene e male; un grillo, un ceppo di legno e un vecchio addolorato giustamente risultano orridi e grotteschi. Particolarmente suggestive le inquadrature che interessano l’acqua, il mare, oscuro e gremito di esplosivi, rischia di turbare anche il pubblico più maturo. Nella rappresentazione delle creature marine torna il Guillermo che abbiamo imparato a conoscere, dal gusto macabro, creativo e surrealista. Ad infiocchettare un lavoro grafico eccelso, voci simbiotiche e brani memorabili.

Per completarsi è necessario morire più volte, crescendo però, ogni inciampo si fa più rischioso; buchi nel petto fregiano corpi esperti, ora consapevoli questi si apprestano ad affrontare il mondo, speranzosi di aver fatto in tempo. A forza di cadere si diventa reali, si baratta l’ingenuità con la saggezza e l’incanto col raziocinio, “i bambini veri non tornano”. Con brutalità e dolcezza Del Toro accompagna lo spettatore difronte alla morte, al senso del tempo e all’ineluttabilità del suo decorrere, difronte alla bellezza di ciò che si esaurisce e non ritorna e al cerchio naturale della vita; una pigna si secca, cade dall’albero e attende di essere piantata nuovamente.  

Il regista Guillermo Del Toro

Conclusioni

Dall’antieroe demoniaco Hellboy, passando per i protagonisti di The Shape of Water, il regista sudamericano utilizza il genere per raccontare il diverso, l’emarginato e l’oppresso; finalmente abbraccia in pieno il fiabesco e mette a schermo un’opera sorprendente, politica, commovente, terrificante e divertente allo stesso tempo. Pochi progetti avrebbero consentito una tale armonia tra testo e immaginazione, oltre che una convergenza di idee tra opera e autore, gli anni di lavorazione e le difficoltà produttive ora trovano un senso e diventano parte di un film di cui si consigliano svariate visioni, certi che ognuna possa stimolare riflessioni diverse.    

Note Positive:

  • Originalità
  • Universalità dei contenuti
  • Sottotesti chiari ed intensi
  • Alternanza equilibrata di toni differenti
  • Scrittura dei personaggi
  • Dialoghi
  • Doppiaggio
  • Scenografie digitali

Note Negative:

Condividi su
Nicolò Cuccomino
Nicolò Cuccomino

- One for me, one for them.

Arrogante come un Cinefilo e piacevole quanto un Critico rampante,
Di Genere nello spirito e sacro protettore dell’Industria Audiovisiva.
Fedele al cinema imperialista, che unisce, che lucra e che conquista,
che specula e che porta in sala Tutti, per primi i disinteressati.
Compagno della Massa incolta, derisa e disprezzata dallo spettatore tronfio.
Nemico per natura dell’insicuro bramoso di visioni elitarie.
Dal temperamento Landisiano,
offro a chi rigetta gerarchie,
Inutilissime riflessioni.

Articoli: 12

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.