Quello che non sai di me: L’amore e l’emarginazione

Quello che non sai di me

Anno: 2020

Paese: Italia, Svizzera

Durata: 1 hr 55 min (115 min)

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Peacock Film, Solaria Film

Prodotto da: Emanuela Nespeca, Elena Pedrazzoli

Regia: Rolando Colla

Sceneggiatura: Rolando Colla, Marina Guerrini, Roberto Scarpetti

Montaggio: Rolando Colla

Dop: Ariel Salati

Attori: Koudous Seihon, Linda Olsansky, Francesco Cortopassi, Sara D’Amario, Cristian Izzo, Alfie Nze, Gaia Sciarini, Eva Sitta, Massimiliano Zampetti

Trailer di Quello che non sai di me

TRAMA DI QUELLO CHE NON SAI DI ME

I protagonisti della storia sono due immigrati. Ikendu (Koudos Seihon) è un rifugiato del Mali giunto a Bellinzona in Svizzera dal confine italiano, e svolge qualsiasi tipo di lavoro squallido per poter recarsi un giorno in Francia; Patricia (Linda Olsansky) è invece una madre single proveniente dalla Repubblica Ceca, costantemente delusa dagli uomini che entrano ed escono dalla sua vita, che mantiene le due figlie lavorando a un’officina di biciclette.

I due si incontrano, scatta il feeling, l’attrazione fisica e in seguito l’amore. Il loro matrimonio pare la promessa di una vita di coppia rosea, ma l’arresto di Ikendu (accusato di essere uno spacciatore malgrado l’uomo si dichiari innocente) rischia di rovinare tutto.

Linda Olsansky e Koudos Seihon
Una scena di Quello che non sai di me

RECENSIONE DI QUELLO CHE NON SAI DI ME

Quello che non sai di me è una co-produzione italo-svizzera del 2020 diretta dal regista Rolando Colla su due individui solitari che abbattono ogni barriera e affrontano le difficoltà della vita per perseguire un’idea di amore sincero e universale, che sia una redenzione da un passato da gettarsi alle spalle. Il cast principale si avvale di due nomi talentuosi quali Linda Olsansky, già presente nel precedente film di Colla Sette giorni, e l’africano Koudous Seihon.

Il film è stato presentato al Zurich Film Festival e rilasciato il 12 giugno 2020 sulla piattaforma on demand The Film Club, il ricco servizio di Minerva Pictures dedicato al cinema italiano d’autore indipendente.

Rolando Colla è sempre stato interessato alla storia d’amore come riflesso dei disagi sociali degli emarginati quali la volontà d’integrarsi in una comunità e di affrancarsi dagli spettri del passato. Questo è il fil rouge di tutti i suoi lavori principali, dall’esordio Oltre il confine a Giochi d’estate, ma in Quello che non sai di me la tematica raggiunge una sorta di sintesi ultima.

Il film ci spinge a interrogarci sulla nostra capacità di non lasciarci soverchiare dai pregiudizi verso “l’altro” e di affrontare le problematiche di una relazione senza che la gelosia tossica e la possessività la inquinino o venga meno il dialogo, ed è particolarmente interessante lo stile registico con cui affrontare questi argomenti. Rolando Colla gioca molto di macchina a mano, affidandosi per lo più al digitale per conferire all’estetica un tocco quasi documentaristico che dipinge le vicende con spoglia obiettività, permettendo allo spettatore di sentirsi più vicino all’analisi antropologica che il regista fa del microcosmo di Bellinzona battuta dalla crisi.

Dal punto di vista della scrittura, Quello che non sai di me cerca (riuscendoci) di evitare la banalità, concentrandosi molto sul disegno di personaggi contraddistinti da idiosincrasie palpabili e condivisibili. Purtroppo lo script avrebbe avuto bisogno di un po’ più di cura, perché alcuni raccordi tra una scena e l’altra, specie nella prima parte, sono fin troppo repentini e bruschi. A far passare sopra su questo difetto ci pensa la recitazione spontanea e toccante dei due interpreti principali, capaci di far trasparire i loro dubbi esistenziali lavorando molto sulle microespressioni e il linguaggio del corpo.

Un film sicuramente non perfetto ma molto consapevole della materia trattata, la cui riflessione sulla problematica di coppia per eccellenza (quanto si conosce davvero la persona amata?) si mischia ad acute digressioni sull’ipocrisia che spesso si cela dietro i rapporti umani e sulle condizioni degli immigrati in Europa che fanno inevitabilmente riflettere.

NOTE POSITIVE

  • L’uso del digitale che conferisce un tocco documentaristico.
  • La recitazione naturalistica.
  • L’introspezione dei personaggi e il sottotesto sociale.

NOTE NEGATIVE

  • Si poteva curare un po’ di più alcuni raccordi narrativi.

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