Rabid (2021): quattro storie horror ai tempi della pandemia

rabid 2021 locandina

Rabid

Titolo originale: Rabid

Anno:  2021

Nazione: Filippine

Genere: Horror

Casa di produzione: Reality MM Studios, Regal Films

Distribuzione:

Durata: 110′

Regia: Erik Matti

Sceneggiatura: Michiko Yamamoto, Mary Rose Colindres, Leovic Arceta

Fotografia:  Neil Derrick Bion

Montaggio: Mica Roca

Musiche: Mikey Amistoso

Attori: Ameera Johara, Ayeesha Cervantes, Brace Arquiza, Chesca Diaz, Chrome Cosio, Donna Cariaga, Jake Macapagal, Jay Glorioso, Kent Gonzales, Pam Gonzales, Lola Ube, Ricci Rivero, Ynigo Delen, Vance Larena

Trailer di Rabid

Il cineasta filippino Erik Matti fotografa e scrive una pellicola incentrata sugli effetti della pandemia attraverso un film horror a episodi dal titolo Rabid (let. Rabbioso) che è stato presentato al Far East Film Festival 24, festival ibridio, tra live e online, tenutosi ad Aprile 2022. Rabid è il secondo film presentato in questa edizione del FEFF24 dopo On the Job: The Missing 8, opera popolare in Filippine e che ha partecipato in concorso a Venezia 78.

Trama di Rabid

EP. 1: Kami lang ba ang Pwedeng Malasin? (“Siamo gli unici sfortunati?”) – Durante un semi – lockdown in filippine, una famiglia borghese vive serenamente nella propria abitazione, aiutando i mendicanti che si avvicinano alla loro casa in cerca di cibo e aiuto umanitario. Un giorno la proprietaria di casa decide di aiutare una donna sordomuta di mezza età che ha bussato alla sua porta con indosso un cartello di cartone che dichiara che ha perduto durante il Covid suo figlio. La donna la fa entrare in casa e gli prepara del cibo, in seguito decide di farla vivere con loro, facendola lavorare come domestica, nonostante i timori della figlia che ha paura di questa straniera.

EP.2: Iba par rin ang Karne (“Non c’è niente di meglio della carne”) – All’interno di una grotta, vive un uomo (un dottore) che si prende cura di una donna, sua moglie, divenuta, a causa di una pandemia, uno zombie. Il marito per addolcire la moglie irrequieta e attratta dal sangue, seguendo i consigli di una donna che ha passato con il marito la medesima situazione, decide di non darle la mangiare la carne che tanto desidera ma delle verdure al fine di farle perdere quell’aggressività che non gli permette di starle accanto. Il dottore riuscirà nell’impresa di riportare in vita la memoria di sua moglie?

Shit Happens (“Le disgrazie capitano”): un giovane ragazza lavora da sette giorni alla reception di un ospedale nel ruolo d’infermiera. Tutto procede normalmente fino a quando non si imbatte in un anziana donna in carrozzina incapace di muoversi e di comunicare. Questo incontro la catapulta in un mondo parallelo di orrore e di disperazione.

HM? (abbreviazione di “how much?”, quanto?, comunemente usata nelle pagine di compravendita sui social media) – Una madre ha perduto il proprio lavoro e non trovandone altri decide di puntare sulla cucina, una sua passione. I suoi cibi però non riscontrano successo così fa un patto (a sua insaputa) con una forza oscura online al fine di mantenere il figlioletto, da questo momento i suoi cibi, grazie proprio ad un misterioso ingrediente segreto, diventano famosi e tutti vogliono sempre più cibo da lei. Lo stesso figlio, prima amoroso verso la madre, diventa ben presto violento essendo ormai drogato da quel cibo misterioso.

Frame di Rabid (2021)
Frame di Rabid (2021)

Recensione di Rabid

Un ritratto dei tempi del lockdown e dell’isolamento tra esseri umani, in un epoca di angosce e di tensioni, come quelle del Covd-19 e delle restrizioni sociali, dove gli individui ci sono trovati dinanzi un nuovo modo d’interagire con gli altri e con i propri familiari e inquilini. All’interno di questa atmosfera claustrofobica, il cineasta Matti dà vita a Rabid, una pellicola in quattro storie ambientate nell’universo dell’horror, tra fantasy e grottesco, che intende scatenare le ansie e le furie represse degli individui nei mesi in cui siamo rimasti rinchiusi all’interno delle nostre case, difatti durante un intervista il regista ha dichiarato di aver creato questo lungometraggio ““per evocare quella sensazione d’impotenza che rasenta la follia”. Questa sensazione d’impotenza e di critica alle politiche dello stato delle filippine riguardo al Covid-19 però non fuoriesce più di tanto, si le storie si ambientano entro questo nuovo panorama sociale e nell’epoca dei lockdown che ha scosso il mondo nel 2020-21 ma la pandemia non entra realmente entro le storie, rimanendo più che altro nel contesto drammaturgico. Due racconti (il 1 e il 4) si svolgono durante il lockdown filippino e nel timore di contrarre il Covid, non a caso vediamo le mascherine ripetutamente, mentre il secondo racconto, diretto con una fotografia in bianco e nero, analizza il tema dell’amore e dell’isolamento dovuto alla malattia, al bisogno di un uomo di lottare come uomo di scienza per salvare la propria moglie ormai zombificata (forse metafora della malattia di Covid-19). La terza storia invece si svolge dopo il periodo tragico della pandemia, all’interno di un reparto ospedaliero che, nei giorni della disperazione e di morte per il nuovo virus, si occupava dei malati Covid-19, il tutto però si orienta verso una storia di fantasmi – diavoli, anche se la sensazione del pubblico che questo diavolo sia un paziente deceduto dal virus in quel reparto è presente. Tale episodio si dimostra però una critica verso il sistema ospedaliero, sottolineando le pressioni sui pochi operatori sanitari disponibili e che sono stati in prima linea durante i momenti più drammatici della pandemia, inoltre critica anche le infermiere come Becky che si non si preoccupano realmente dei loro pazienti ma che svolgono quell’attività solo per un rendiconto economico ponendo poca attenzione alla cura del paziente. Interessante però denotare come tutti i “cattivi” della vicenda possiedono un sentimento di rabbia e di cattiveria verso l’altro: la mendicante è gelosa e rabbiosa nei confronti di quegli individui che hanno ottenuto ricchezze e amore, nel secondo capitolo abbiamo una donna divenuta un animale rabbioso (uno zombie), nel terzo abbiamo un demone che pieno di rabbia gioca con le sue vittime prescelte, nel quarto abbiamo una rabbia crescente all’interno degli individui.

Fotogramma di Rabid (2021)
Fotogramma di Rabid (2021)

In conclusione

Le storie sono indubbiamente carine e si dimostrano degli interessanti racconti horror che giocano tra tradizione letteraria e novità portando una ventata di originalità al genere cinematografico. I temi del Covid-19 passano ben presto in secondo piano (facendo solo da filo conduttore) dinanzi alle vicende di terrore a cui assistiamo dove i nostri protagonisti, con cui empatizziamo, si trovano dinanzi a sfide crudeli e terrificanti dove la salvezza è difficile da ottenere. Un film che gli amanti del genere e del cinema asiatico non devono perdersi.

Note positive

  • La scrittura dei quattro racconti
  • L’averli collegati tra loro attraverso l’ambientazione del Covid-19

Note negative

  • Si poteva creare uno sguardo di critica sociale – politica più accattivante riguardo al periodo storico, dato che il film sembra più un interessante esercizio di stile registico e di genere che non tematico.

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