Richard Jewell (2019): Il doveroso omaggio a un uomo

Trailer italiano di Richard Jewell

Clint Eastwood, vincitore di quattro Oscar (per gli Intoccabili e Million Dollar Baby), dirige Richard Jewell, film ispirato alla vera storia della guardia di sicurezza che, nel 1996, sventò parzialmente un attacco terroristico al Centennial Olympic Park. Basato sull’articolo American Nightmare: The Ballad of Richard Jewell scritto da Marie Brenner e dal libro The Suspect (2019, tradotto anche in italiano con il titolo Il caso Richard Jewell) di Kent Alexander e Kevin Salwen, il lungometraggio è sceneggiato da Billy Ray, nominato all’Oscar 2014 per lo script non originale di Captain Phillips – Attacco in mare aperto (P. Greengrass, 2013). A curare la fotografia è invece il canadese Yves Bélanger, già conosciuto per Il corriere – The Mule (C. Eastwood, 2018), Brooklyn (J. Crowley, 2015), Dalla Buyers Club (J. M. Vallée, 2013) e Wild (J. M. Vallée, 2014), mentre fra i produttori, oltre allo stesso Eastwood, si annoverano Leonardo DiCaprio e Jonah Hill, inizialmente coinvolti anche nel cast del film. Le due parti di Richard Jewell e di Watson Bryant, originariamente destinate proprio a Hill e DiCaprio, sono state ricoperte rispettivamente da Paul Walter Hauser (Tonya, C. Gillespie, 2017) e Sam Rockwell, che hanno affiancato Kathy Bates, Olivia Wilde e Jon Hamm.

Trama di Richard Jewell

1996. Centennial Park. Richard Jewell (Paul Walter Hauser), durante un evento organizzato in occasione dei Giochi della XXVI Olimpiade, individua una borsone abbandonato. In qualità di guardia di sicurezza, nonostante la perplessità di alcuni addetti ai lavori, decide di cominciare la procedura da attuare in casi simili, avvertendo gli artificieri. Una scelta che permette di salvare numerose vite, sventando parzialmente un attacco terroristico che comunque arriva a contare due vittime e centoundici feriti. Inizialmente considerato come un eroe, Richard diventa paradossalmente il primo sospettato della squadra investigativa FBI coordinata dall’agente Tom Shaw (Jon Hamm), incapace di non rivelare il dato sensibile alla scaltra giornalista Kathy Scruggs (Olivia Wilde). Accerchiato dalle autorità e dai media, Jewell è costretto a rivolgersi a Watson Bryant (Sam Rockwell), l’unico legale che conosce, barricandosi in casa insieme alla madre Bobi (Kathy Bates) e tentando ogni mossa per controbattere alla sua drammatica e pubblica diffamazione.

Recensione di Richard Jewell

Con Richard Jewell, Clint Eastwood probabilmente raggiunge un nuovo traguardo nella sua straordinaria carriera. Dopo aver trattato eroi comuni come il trio composto da Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos in Ore 15:17 – Attacco al treno (2018), il regista di San Francisco realizza un nuova opera basata sulla storia di un uomo che ha semplicemente compiuto il suo dovere. “Non chiamatelo eroe” sembra dire lo stesso cineasta per l’intera durata del film, come fosse deciso, attraverso il suo stile più autentico, a premiare l’intuizione e la tempestività di una guardia di sicurezza a cui molti, nel passato, non rivolgevano nemmeno la parola. Perché Richard Jewell, riprendendo per certi tratti un concetto espresso anche in Tonya (C. Gillespie, 2017), non identifica nemmeno un uomo da considerare. Invisibile ai più, trova un contatto soltanto con l’avvocato Watson Bryant, capace di riconoscerlo in quanto persona, senza cadere nelle scadenti derisioni che quotidianamente colpiscono Richard.

Eppure, nonostante una situazione di certo difficile da sostenere, Jewell continua a compiere ciò che ritiene più giusto, appuntandosi frasi per lui particolarmente suggestive e considerando le autorità come dei riferimenti assoluti. In questo contesto, in seguito al tragico evento accorso ad Atlanta nel 1996, Richard si trova però nuovamente vittima di una società il cui interesse è semplicemente trovare un colpevole nel modo più rapido possibile, tralasciando l’evidenza dei fatti e distruggendo chiunque sia psicologicamente che fisicamente. Nell’abitazione di Jewell, assaltata da una marea di reporters, si stabilisce così un team composto dalle persone più care: la madre Bobi su tutti, ma anche Watson e Nadya, collaboratrice dell’avvocato. Una barriera che tenta di contrattaccare quella macchina distruttiva che si è ormai avviata, indagando sul passato di Richard priva della minima cura nei confronti della dignità di una famiglia.

La sequenza in cui l’FBI perquisisce la casa, ad esempio, definisce, con delle riprese perfette, il dramma di Bobi, colpita nell’intimo e frustrata per non essere riuscita a proteggere il proprio figlio. Eppure Richard, pur assistendo a delle scene difficili da sopportare, persevera nel ritenere condivisibile i dubbi sorti all’FBI, soffrendo quasi di più lo sgretolamento della propria immagine da parte dei media. Gli stessi che, simboleggiati appositamente da Eastwood in tutti i più comuni stereotipi dalla giornalista Kathy Scruggs, ricercano un colpo di scena soltanto per aumentare la tiratura del loro giornale o incrementare l’audience televisivo. In fondo, la tragedia, l’ennesima in Richard Jewell, consiste proprio nella capacità d’influenzare l’opinione pubblica pur essendo completamente sprovvisti di prove, rendendo, attraverso una semplicità disarmante, la vita di una famiglia paragonabile ad un incubo. Lo stesso che Richard affronta senza ripensamenti, rifiutando di modificare le proprie convinzioni anche davanti ad un ipotetico errore compiuto dalle amate autorità. Un comportamento, spesso frainteso da Watson, che rende però Jewell un modello di rispetto e di serietà. Perché in fondo, come scritto in precedenza, quella guardia aveva compiuto soltanto il proprio lavoro, applicando meticolosamente la procedura e conservando degli ideali troppo spesso calpestati dalla società contemporanea. Che è avida di colpevoli e drammi. Senza considerare quell’innocenza che, di tanto in tanto, può essere l’unica realtà.

Note positive

  • La regia di Clint Eastwood
  • L’interpretazione corale del cast (un plauso particolare a Kathy Bates, Sam Rockwell e Paul Walter Hauser)
  • Il montaggio di Joel Cox
  • Il pregio di contribuire a diffondere una storia assolutamente da raccontare

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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