Sisterhood (2021): il sorprendente esordio alla regia della macedone Dina Duma

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Sisterhood

Titolo originale: Sestri

Anno: 2021

Paese: Macedonia

Genere: Dramma adolescenziale

Casa di produzione: List Production, Added Value Films, Videa Production, Arizona Productions

Distribuzione:

Durata: 1h 30min

Regia: Dina Duma

Sceneggiatura: Dina Duma, Martin Ivanov

Fotografia: Naum Doksevski

Montaggio: Martin Ivanov

Musiche: Igor Vasilev, Novogradska

Attori: Antonija Belazelkoska, Mia Giraud, Marija Jancevska, Hanis Bagashov, Emil Isaevski, Verica Nedeska, Nora Kus-Ivanova, Ognen Drangovski, Ana Levajkovic, May-Linda Kosumovic

Trailer di Sisterhood

Presentato in anteprima mondiale al Karlovy Vary Film Festival 2021, nella sezione competitiva “East of the West”, dove ha ottenuto il premio speciale della giuria, l’opera prima di Dina Duma, cineasta classe ’91 diplomatosi alla facoltà di Arti Drammatiche di Skopje, arriva in Italia grazie al Trieste Film Festival 2022 e Mymovies che l’hanno reso disponibile al grande pubblico italiano sia in sala sia in modalità virtuale, la visione della pellicola, dal 21 al 28 gennaio 2022.

Trama di Sisterhood

Le adolescenti Maya e Jana sono due amiche inseparabili, vivendo la loro vita in totale simbiosi e in armonia, nonostante le differenze caratteriali tra loro. Jana è più estroversa e caparbia mentre Maya è colei che si fa trascinare dal gruppo e fa tutto ciò che l’amica gli dice, per non deluderla. Una sera, quando le due ragazzine, vengono invitate per la prima volta a una festa in compagnia di un gruppo di ragazzi, tra cui è presente la cotta di Maya, tutto andrà in rovina, quando per invidia Jana, nascosta, riprende sul cellulare una loro compagna di classe mentre compie un atto sessuale a un suo coetaneo. Jana però non si ferma qui, ma farà in modo che Maya, sotto l’influenza della sua amica, vada a postare quel video sui social. Tal evento distruggerà la vita della loro compagna di scuola, ma questo momento è solo il primo passo che li condurrà verso l’oscurità interiore.

Le protagoniste di Sisterhood
Le protagoniste di Sisterhood

Recensione di Sisterhood

La giovane cineasta realizza un’opera sporca che si annida e vive entro la componente negativa dell’essere umano, di azioni egoistiche personali e di problemi culturali di genere, proprio la distinzione tra mascolinità e femminilità viene osservata e analizzata nella maniera più cruda possibile, mostrando come il problema si annidi proprio entro il patrimonio storico sociale delle nazioni, che si tramanda in un subdolo indottrinamento sotto traccia all’interno delle nuove generazioni. La Duma per narrare una storia, con numerose sottotrame, sceglie di non salvare nessuno, tutti i personaggi, vengono mostrati nella loro brutalità e dentro le loro paure e invidie, emozioni negative che spingono gli adolescenti a scegliere strade errate e che li condurranno entro una oscurità d’animo. Sisterhood mostra uno spaccato di vita, inizialmente tranquillo e sereno, per poi iniziare a scavare nel marcio che è il mondo, e soprattutto evidenziando come le amicizie sbagliate possono annientarti e distruggerti.

Nel lungometraggio troviamo due tematiche onnipresenti e ben connesse tra loro come quella del bullismo e del cosiddetto slut-shaming (neologismo che viene usato per definire l’atto di far sentire una donna colpevole e inferiore per aver avuto determinati comportamenti, ad esempio desideri o atteggiamenti sessuali, che li allontanino dalle aspettative di genere tradizionale e canoniche). Entrambi i lemmi e situazioni sociali vengono analizzate entro l’epoca dei social media, uno strumento fondamentale nella vita di qualsiasi adolescente ma che, se usato in maniera malvagia, diviene uno strumento di distruzione dell’io di un altro individuo, perché un video o una foto si possono espandere a macchia d’olio e rimanere eternamente in rete, dunque cosa succede se qualcuno pubblica online un video in cui una ragazza masturba un ragazzo? Che cosa succede se si viene bullizzati o se si inizia trovare sul web immagini ritoccate su di te e realizzate per portarti in giro? L’individuo viene isolato e la sua forza interiore viene man mano distrutta. La Duma per mostrarsi ciò non ci mette accanto a una vittima di questo sistema, ma a Maja e Jana, due giovani che scatenano l’odio sui social pubblicando un video in cui una loro compagna di classe svolge un atto sessuale verso un altro loro compagno di scuola, il tutto immesso online solo per ripicca verso il giovane uomo. Il risultato di ciò? Lui è un eroe, un gran Don Giovanni mentre lei è una troia, una ragazza da screditare.

Ho pensato all’argomento del film quando ero studente. Il film “Sisters” è ispirato a eventi reali della mia adolescenza. C’è stato uno scandalo sessuale nella mia scuola, una ragazza e un ragazzo sono stati filmati mentre avevano una relazione, il video è diventato presto virale e l’intera situazione è andata fuori controllo. Il destino della ragazza era segnato, era “vergognata” (stigmatizzate ragazze / donne a causa della loro vita sessuale) e sperimentata l’esclusione sociale, ha perso amici e alla fine ha dovuto trasferirsi in un altro paese, e il ragazzo è diventato un eroe a scuola. Nessuna delle autorità della mia scuola ha fatto nulla, anzi ha contribuito alla sua distruzione.

Cit. Duma

Tale evento viene mostrato dalla regista con estrema crudezza senza andare a giudicare gli atteggiamenti, ma mostrando il fatto, grazie anche a una sceneggiatura che ci parla e ci mostra uno spaccato di quotidianità della vita, proprio per tale motivo la musica è quasi del tutto assente dalla vicenda che dà  spazio ai rumori, come quello dell’acqua, oppure ai silenzi, silenzi che ci parlano del carattere di Maya che man mano la storia procede e a cause di eventi tragici vivrà nel senso di colpa, un sentimento che la annienta. La stessa regia dona un senso di realismo anche grazie all’uso di vari formati visivi, poiché si passa da una macchina da presa cinematografica a quella del cellulare, più esattamente delle storie IG, un formato fortemente usato dai giovani di tutto il mondo.

Maya - Sisterhood
Maya – Sisterhood

Duma crea un film potente che si concentra anche sulla perdizione della strada maestra, difatti le due ragazze si smarriscono nel buio interiore ed esteriore avviandosi verso una via alquanto pericolosa, in cui le troviamo cantare “Meglio essere ubriachi che giovani” in compagnia di un gruppo di ragazzi allo sbando e che pensano solo al divertimento più sfrenato. La storia se inizia con due ragazzine normali che vogliono solo fidanzarsi e trovare l’amore, sia familiare sia con un altro loro coetaneo, diviene ben presto una storia di formazione negativa dove lo stesso rapporto da sorelle, svanirà entro un odio reciproco soprattutto da parte di Jana, che inizierà a comportarsi malamente con la sua vecchia amica d’infanzia. Il tutto termina con una scena finale sconvolgente e da mille significati, un momento importante e che segna l’evoluzione finale di Maya, che non sarà più quella ragazza ingenua e paurosa, d’inizio pellicola.

Note positive

  • Interpretazioni
  • Regia
  • Tematiche trattate

Note negative

  • /

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