Sola al mio matrimonio (Seule à mon mariage): storia di una emancipazione

Sola al mio matrimonio

Sola al mio matrimonio

Titolo originale: Seule à mon mariage)

Anno: 2018

Paese di produzione: Belgio

Genere: drammatico

Casa di produzione: Frakas Productions

Distribuzione: Cineclub Internazionale

Durata: 121 min

Regia: Marta Bergman

Sceneggiatura: Marta Bergman

Montaggio: Frédéric Fichefet

Fotografia: Jonathan Ricquebourg

Musiche: Vlaicu Golcea

Attori: Alina Serban, Tom Vermeir, Rebecca Anghel, Viorica Tudor, Marian Samu, Johan Leysen

Trailer sub ita di Sola al mio matrimonio (Seule à mon mariage)

Recensione di Sola al mio matrimonio (Seule à mon mariage)

Sola al mio matrimonio è un film drammatico belga scritto e diretto da Marta Bergman. Presentato in anteprima al Festival di Cannes il 10 maggio 2018 il film, che vede come protagonisti gli attori Alina Serban e Tom Vermeir, ha ricevuto numerose nomination ai diversi Festival del cinema, tra le quali tre candidature ai Magritte Awards come miglior film, miglior opera prima e miglior costume design, quest’ultimo vinto dalla costumista Claudine Tychon e due candidature al Festival del cinema Indipendente di Roma, uno vinto dalla stessa protagonista come miglior attrice.La pellicola sarà distribuita nei cinema italiani a partire dal 1 ottobre grazie a Cineclub Internazionale, dopo un rinvio causa pandemia Covid-19.

Trama di Sola al mio matrimonio (Seule à mon mariage)

La pellicola narra le vicende di Pamela, una giovane e bella ragazza, che vive in Romania con sua figlia di due anni e mezzo e sua nonna. Stanca della povertà che la circonda e delle poche prospettive di trovare un lavoro, decide di rivolgersi a un’agenzia matrimoniale per trovare un compagno straniero. Lì incontrerà Bruno, un uomo belga, pronto a iniziare una relazione con la donna. Prima di partire per il Belgio, Pamela lascia sua figlia con sua nonna, con la speranza di riprenderla in futuro. Solo una volta arrivata nel nuovo paese, la ragazza capirà che la vita lì non è per niente facile, dal momento che non sa bene la lingua francese e non ha una grande intesa con l’uomo. Nel frattempo, in Romania, la nonna della donna muore e la bambina viene presa in custodia da Marian, unico vero amico di Pamela.

Analisi di Sola al mio matrimonio (Seule à mon mariage)

Sola al mio matrimonio è un film profondo che prima di tutto vuol farci immergere nella comunità dei Rom, in particolare nella vita della protagonista stessa, ossia Pamela. La ragazza viene presentata come una giovane madre single, di bell’aspetto, che cerca con fatica di tirare su la figlia grazie anche all’aiuto della nonna. Del padre della bambina non ci viene detto niente, mentre per quanto riguarda i genitori della ragazza sappiamo che sono morti. A causa della povertà che, purtroppo sappiamo bene, circonda questa comunità (in famiglia le due donne adulte hanno a mala pena i soldi per procurarsi il cibo) Pamela, disperata, decide di affidarsi a un’agenzia matrimoniale per trovare un uomo straniero benestante che mantenga sé e la figlia, con la speranza di poterlo amare in un futuro. Da qui in poi sarà un susseguirsi di menzogne da parte della stessa donna, che decide di trasferirsi in Belgio senza dire niente alla sua unica parente in vita, lasciando la sua piccola bambina. Arrivata nel nuovo paese, la giovane non farà parola del suo status di madre al suo nuovo compagno. Ma da qui in poi inizierà anche una vita solitaria per Pamela: a causa della sua scarsa conoscenza della lingua francese, non riuscirà a comprendere bene ciò che il marito o le altre persone gli comunicano. Arriverà a comprendere che il rapporto che ha con il nuovo compagno non è dei migliori. Arriverà a sentire la mancanza della figlia e della nonna, tanto da immaginarsela. Arriverà alla fine a sentirsi sola, proprio come viene annunciato nel titolo della pellicola, perché anche se i due adulti non sono sposati, è come se conducessero due vite separate, divise. Oltre a questo, il titolo racchiude in sé un altro significato: sola al mio matrimonio è infatti il nome di una canzone che la nonna della protagonista canta in un bar per racimolare soldi per mantenere sé e la bambina.

Solo verso la fine di questo lungometraggio Pamela arriverà alla conclusione che non le servono i soldi, non le serve un uomo che si occupi di lei. Tutto ciò che vuole è poter tornare da sua figlia e vivere una vita felice con lei. Assistiamo quindi al suo cambiamento, le cose che in un primo momento voleva fortemente vengono messe in dubbio.

Sola al mio matrimonio segue due linee narrative, ossia la vita all’interno della comunità Rom, contrassegnata dalla povertà, alla vita in Belgio, paese fortemente sviluppato e dove gli stessi abitanti non hanno a che fare con parole come miseria e povertà.

Ma sopratutto, con questo lavoro, la regista mette in risalto l’emancipazione che contraddistingue la protagonista, interpretata da una bravissima Alina Serban, pronta a lasciare il suo paese e tutto ciò che conosce per l’ignoto. Una ragazza diversa dalle altre, pronta a non farsi abbattere e sottomettere da nessuno.

Note Positive

  • la bellissima recitazione di Alina Serban
  • la trama, che ci permette di vedere in contemporanea la vita in Belgio e la vita nei campi Rom

Note Negative

  • niente di rilevante

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