Soy Cuba (1964): Zucchero, lacrime e sangue

Soy Cuba (1964): Zucchero, lacrime e sangue 1

Soy Cuba

Titolo originale: Soy Cuba

Anno: 1964

Paese: Cuba, Unione Sovietica

Genere: Drammatico

Distribuzione: Cubano del Arte, Industrias Cinematográficos, Mosfilm, Milestone Films  

Durata: 135 minuti

Regia: Mikhail Kalatozov  

Sceneggiatura: Enrique Pineda Barnet, Yevgeny Yevtushenko

Fotografia: Sergej Urusevsky

Montaggio: Nina Glagoleva

Musiche: Carlos Fariñas

Attori: Sergio Corrieri, Salvador Wood, José Gallardo, Jean Bouise, Luz María Collazo

Trailer di Soy Cuba

Trama di Soy Cuba

Soy Cuba, coproduzione tra Unione sovietica e Cuba (ICAIC, ovvero Istituto Cubano delle Arti e dell’Industria Cinematografica fondato nel 1959), è un ritratto dell’isola centro-americana durante gli ultimi anni della dittatura di Fulgencio Batista e l’imminente rivoluzione castrista; è diviso in quattro episodi più un prologo e racconta la storia di Maria, giovane donna costretta alla prostituzione in un grande albergo, di Pedro, un umile contadino che vedovo e con due figli spera nel raccolto della canna da zucchero per risollevare la sua situazione, di un gruppo di studenti (ed in particolare di un certo Enrique) che lottano strenuamente contro il regime ed infine di Mariano, un contadino disinteressato alla causa rivoluzionaria, fino ad un evento che sconvolgerà la sua vita.

Fotogramma di Soy Cuba
Fotogramma di Soy Cuba

Recensione di Soy Cuba

Grazie ad una ripresa aerea, molto simile alla sequenza d’apertura di Shining (1980, regia di Stanley Kubrick), veniamo immediatamente catapultati nell’ambientazione del film e pochi minuti dopo con particolare stupore scopriamo che essa stessa è sia narratrice sia protagonista dell’opera. Infatti, sarà proprio la voce di Cuba a guidarci in questo viaggio incredibilmente catartico, intervenendo alla fine di ognuno dei quattro episodi in maniera anaforica e pungente, servendosi di un’ironia tanto amara quanto vincente che trasforma la sezione appena terminata in un’eterna scheggia della nostra memoria. Già dal prologo “d’accoglienza”, in cui Cuba prima ringrazia sarcasticamente Colombo per le dolci parole spese verso quest’ultima, facendo poi notare come queste affermazioni hanno portato nient’altro che sfruttamento e sofferenza per ella ed i suoi abitanti.

Uno dei punti di forza della pellicola è un uso di una fotografia piuttosto abbacinante, realizzata dall’artista Sergej Urusevsky, già collaboratore di Kalatozov per il capolavoro “Quando volano le cicogne” del 1957. Egli ci restituisce un’ambientazione e dei personaggi scolpiti su pellicola, che con il solo essere davanti alla macchina da presa restituiscono già una gamma di emozioni e sensazioni indescrivibili; tutto ciò grazie ad un bianco e nero degno del leggendario Edward Tisse (suo mentore spirituale e collaboratore di Ejsenstein per Sciopero del 1925) e ad un uso magistrale del grandangolo.

Scena di Soy Cuba
Scena di Soy Cuba

Il primo episodio si apre con uno sbalorditivo e complesso piano sequenza di una festa, che partendo dal tetto di un albergo scende fino ad arrivare ad un terrazzo con piscina nella quale la m.d.p si “tuffa” chiudendo la prima sequenza. Qui siamo di fronte al secondo punto di forza di Soy Cuba, ovvero la regia del grandioso Mikhail Kalatozov, il quale farà spesso uso di long take e piani sequenza per restituire interamente la straziante emotività dei personaggi, con frenetici movimenti di macchina (spesso a mano) e primissimi piani riuscendo a trascinare lo spettatore e a metterlo di fronte alle amare speranze ed alle vite di una Cuba sull’orlo della rivoluzione del 1959. Come la storia di Maria (primo episodio), “baby escort” dell’albergo prima citato con il compito di soddisfare i desideri dei ricchi turisti bianchi che la privano di qualsiasi dignità umana, simbolicamente rappresentata dall’unico bene che ella possedeva, ovvero un crocifisso, acquistato per “collezione” da un turista, con la classica arroganza da conquistatore coloniale che soddisfa i suoi capricci grazie all’invincibile dollaro. Fondamentale il momento in cui trascinata da uno dei clienti sulla pista da ballo, dopo l’iniziale riluttanza, si scatena in una danza quasi tribale che, grazie anche alla macchina a mano e al long take, grida tutta la sua sofferenza. O la vita di Pedro (secondo episodio), la quale ci viene mostrata in una notte piovosa da rapide immagini in dissolvenza (il matrimonio con la donna amata, i due figli, il duro lavoro tra le canne da zucchero, i debiti e la morte della moglie). Egli si spezza la schiena nella sua piccola piantagione di canna da zucchero, della quale però verrà privato dal proprietario terriero. Egli nasconde la notizia ai figli e con una scusa li manda nel villaggio vicino per svagarsi un po’. Con la partenza di questi ultimi la rabbia e la disperazione di Pedro esplodono in una follia incontrollata, ripresa e accentuata da terrificanti primissimi piani, che lo ritraggono prima a distruggere la piantagione e poi a darle fuoco, morendo nell’incendio. Cuba commenta l’episodio così

A volte mi sembra che i tronchi delle mie palme siano imbevuti di sangue. A volte mi sembra che non ci sia il mare attorno a me ma le lacrime delle persone. Chi pagherà per queste lacrime? Chi pagherà per queste lacrime?

L’opera fu accusata di tradire la sincerità di un racconto “reale” in favore della propaganda comunista e soprattutto di uno stile eccessivamente carico d’inutili tecnicismi. Entrambe le accuse si possono facilmente smentire con il terzo episodio, che ha per protagonisti un gruppo di studenti universitari filo rivoluzionari. La marcia funebre di uno di loro ci viene mostrata con uno dei piani sequenza più incredibili della storia del cinema non solo per bellezza stilistica ma anche e soprattutto per funzione narrativa; Infatti non è assolutamente fine a sé stesso, ma facendosi contemporaneamente forma e contenuto ci permette di vivere la morte di un giovane studente ed il dolore dell’intera comunità che crede nei valori rivoluzionari e lotta contro il regime di Batista non con una cieca esaltazione ma con un’empatica descrizione.

Con il quarto ed ultimo episodio il tema rivoluzionario, per ora solo accennato, entra nel vivo attraverso la vicenda di un padre di famiglia che a causa dei bombardamenti perde la casa ed il figlio. Egli prima riluttante, quasi avverso alla causa rivoluzionaria, ora dopo la tragedia si sente in dovere di onorare la morte del piccolo e soprattutto di dare valore alla sua vita risparmiata. Unitosi alle forze ribelli della celeberrima Sierra Maestra deve guadagnarsi il fucile ed il rispetto dei compagni in battaglia, ma una volta ottenuti vediamo sul suo volto e su quello dei compagni la forza di un’idea che li spinge ad avanzare con l’aiuto della musica, la quale ad inizio film faceva da sottofondo alle feste dei ricchi turisti mentre qui esprime tutta la potenza di un ideale. Tutto ciò viene ancor di più valorizzato da inquadrature leggermente sbollate, che rendono il percorso collettivo letteralmente e metaforicamente in salita.

La lavorazione dell’opera durò più di un anno e vennero impiegati non solo mezzi tecnici all’avanguardia (come proto-Steadicam usate durante gli immensi piani sequenza per eseguire movimenti sbalorditivi) ma anche risorse umane non indifferenti, considerando le condizioni politiche della Cuba di allora. All’uscita venne fortemente criticato e quasi disprezzato dal pubblico di riferimento e, com’è facilmente intuibile, non arrivò nelle sale occidentali finendo nel dimenticatoio. Con la caduta dell’U.R.S.S. e la proiezione in qualche festival di nicchia Soy Cuba arrivo nelle mani della Milestone Films, la quale prima lo fece uscire in VHS e poi con l’appoggio di Martin Scorsese (che rimase folgorato dalla visione di questo tesoro perduto) e Francis Ford Coppola lo fece uscire nelle sale nel 1995. Per approfondire la travagliata vicenda di questo capolavoro suggerisco la visione del documentario “Soy Cuba – Il mammuth siberiano” del 2005 a cura di Vincente Ferraz.

Note Positive

  • Regia impeccabile e a tratti innovativa, che unisce perfettamente forma e contenuto
  • Fotografia a dir poco sublime, che trasforma ogni inquadratura in un vero e proprio pezzo d’arte.
  • Sceneggiatura chiara e “leggibile”, con alcune ellissi temporali perfettamente calibrate; memorabile il monologo in più fasi della stessa Cuba
  • Personaggi che anche con minutaggio “limitato” rimarranno nell’immaginario dello spettatore per molto tempo.
  • Musiche sempre puntuali ed estremamente coinvolgenti.

Note negative

  • Non una vera e propria colpa del film ma questa pellicola risulta piuttosto difficile da reperire, pur essendoci attualmente una versione su Youtube con però un fastidioso doppiaggio russo.

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