Sparrow (2008): attitudine all’eleganza – FEFF25

Recensione e trama del film hongkonghese Sparrow, per la regia di Johnnie To e presentato al Far East Film Festival 2023.
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Locandina di Sparrow (2008)

Sparrow

Titolo originale: Man jeuk

Anno: 2008

Paese: Hong Kong

Genere: Commedia, Noir, Drammatico

Prodotto da: Johnnie To

Casa di produzione: Milkyway Image

Distribuzione italiana: –

Durata: 87 min (1 hr 27 min)

Regia: Johnnie To

Sceneggiatura: Chan Kin-Chung, Fung Chih-chiang

Fotografia: Cheng Siu-keung

Montaggio: David M. Richardson

Musiche: Xavier Jamaux, Fred Avril

Attori: Simon Yam, Kelly Lin, Gordon Lam, Law Wing-cheung, Kenneth Cheung, Lam Suet

Trailer di Sparrow

Johnnie To è uno degli assoluti maestri del cinema hongkonghese insieme a gente come Tsui Hark e John Woo. A lui, infatti, si deve la fondazione della casa di produzione Milkyway Image, che da trent’anni e oltre ci regala pellicole capaci di conformare generi consolidati come il noir e l’action al gusto contemporaneo e alle urgenze estetiche e commerciali di Hong Kong all’indomani dell’handover (che decretò il passaggio di consegne dell’ex colonia britannica alla Cina, nel 1997).

Lavorando regolarmente, To ha sempre alternato commedie sentimentali girate su commissione a progetti personali (in special modo notturni ritratti gangsteristici, che gli hanno permesso di costruirsi una notevole nicchia di estimatori al di fuori del quadrante asiatico. Sparrow, film del 2008 presentato alla venticinquesima edizione del Far East Film Festival, appartiene alla seconda categoria, ma si presenta al pubblico come un’ibridazione di entrambe le anime che caratterizzano la carriera del regista.

Trama di Sparrow

Kei (Simon Yam) è il capo dei “passeri”, una banda di borseggiatori di Hong Kong che vivono alla giornata compiendo piccoli furti o bigellonando nei caffè della città. La loro bonaria routine verrà bruscamente interrotta quando ognuno dei membri avrà un incontro con Chun-Lei (Kelly Lin), una donna della Cina continentale tanto affascinante quanto misteriosa, probabilmente in fuga dal passato…

Fotogramma di Sparrow (2008)
Fotogramma di Sparrow (2008)

Recensione di Sparrow

Con Sparrow, Johnnie To dà vita all’ideale proseguimento di quanto fatto in un suo precedente capolavoro, PTU del 2004. Entrambi i film condividono le medesime condizioni lavorative (le riprese si sono svolte nell’arco di tre anni, nelle pause tra un film su commissione e l’altro) e una trama esile su cui poi il regista ricama i propri marchi stilistici. Eppure i due film non potrebbero essere più diversi nel genere e nei toni: PTU era un poliziesco duro e puro, dall’atmosfera di notturna irrequietezza, ambientato in una Hong Kong spoglia come mai si era vista prima; Sparrow mette in scena una città che irradia luce vitale, preferendo ritmi rilassati alla violenza nervosa di gangster laconici e poliziotti corrotti.

L’iniziale stordimento che taluni spettatori (specie chi dal cinema di Johnnie To si aspetta solo la durezza di Exiled o Breaking News) potrebbero provare davanti a un registro così leggiadro, si dissipa sin da subito una volta che prende piede la colta rimasticazione d’immaginari cinefili. Tra le mani di Johnnie To, la più tradizionale storia di anti-eroi romantici e damigelle in pericolo si colora di quell’ironia mystery tanto cara a Hitchcock e dei tradizionali richiami alla Nouvelle Vague, trovando il proprio climax nel memorabile “duello finale” tra borseggiatori, in un tripudio di pioggia simile a metallo liquido e ombrelli neri che divengono parte integrante di una coreografia degna di un western (diretto da Stanley Donen).

Scena del film Sparrow (2008)
Scena del film Sparrow (2008)

La rarefazione del canovaccio narrativo semi-improvvisato (che guarda persino ai topoi della fiaba) viene nobilitata dall’elegananza formale di To, il cui talento nella costruzione dell’immagine gli permette di lambire personaggi sfuggevoli e comunque umanissimi, costruirne le relazioni tramite pochi allusivi dettagli, d’allestire attraverso il montaggio un balletto di primi piani rivelatori e ampie vedute degli spazi urbani. Sugli scudi la colonna sonora di Xavier Jamaux e Fred Avril, curioso e sognante ibrido di jazz e sonorità tradizionali orientali.

In conclusione

Note positive

  • Estetica generale e direzione degli attori;
  • Montaggio che richiama le coreografie musicali;
  • La mescolanza di generi;
  • La colonna sonora.

Note negative

  • Intreccio evanescente: si tratta dell’unica caratteristica che tradisce la lavorazione semi-improvvisata del progetto (lungi comunque dall’azzoppare la piacevolezza della visione).
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Riccardo Antoniazzi
Riccardo Antoniazzi

Classe 1996, ex studente di lettere moderne presso l'Università degli Studi di Padova e copywriter con competenze SEO. Appassionato di cinema, arte, letteratura e videogiochi.

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