The Animal Kingdom (2023): il fantasy prende piede

Recensione, trama e cast di "The Animal Kingdom" del 2023. Un'avventura fantasy che esplora il tema del cambiamento e il rapporto tra uomo e natura
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Trailer di The Animal Kingdom

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato in anteprima mondiale al 76° Festival di Cannes, scelto per la sezione Crazies del Torino Film Festival 2023 e vincitore di 5 premi César, tra cui Miglior Colonna Sonora per Andrea Laszlo De Simone e Migliori Effetti Speciali, “The Animal Kingdom” è il secondo lungometraggio del cineasta francese Thomas Cailley, dopo la sua pluripremiata opera prima “Love at First Fight” del 2014.

La pellicola, scritta durante la pandemia di Covid-19 dal cineasta insieme a Pauline Munier su un’idea originale di Munier, è ambientata nel dipartimento della Gironda, precisamente nel comune di Fleix e nella regione naturale Landes de Gascogne, luogo in cui il regista è cresciuto e dove era ambientata anche la sua prima pellicola. “The Animal Kingdom”, che ha nel cast attori come Romain Duris (“Tutti i battiti del mio cuore”, 2005; “L’appartamento spagnolo”, 2002; “Il truffacuori”, 2010) e Adèle Exarchopoulos, conosciuta al pubblico per “La vita di Adele” (2013), “Quattro vite” (2016) e “Éperdument” (2016), è stato distribuito nei cinema francesi l’8 ottobre 2023, mentre in Italia è stato rilasciato il 13 giugno 2024 da I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection.

Trama di The Animal Kingdom

In un futuro prossimo, misteriose mutazioni trasformano gli esseri umani in ibridi animali. Émile ha solo 16 anni e vorrebbe una vita normale: la scuola, le serate con gli amici, i primi amori. Ma d’un tratto si trova a fare i conti con alcuni inaspettati cambiamenti…

Padre e figlio in The Animal Kingdom (2023) il fantasy prende piede
Padre e figlio in The Animal Kingdom (2023) il fantasy prende piede

Recensione di The Animal Kingdom

Thomas Cailley

Il mio primo film inizia con un tono realistico e si sposta gradualmente verso il fantasy. Questa traiettoria non era prevista, si è manifestata mentre giravo il film, ma il potenziale del fantasy mi ha entusiasmato. Durante la mia esperienza come giurato per la Fémis, ho letto una sceneggiatura scritta da Pauline Munier, in cui si parlava del tema dell’ibridazione tra uomo e animale. Ho avuto la sensazione che in quella metafora convergessero tutti i temi che volevo affrontare: la trasmissione, i mondi che vogliamo lasciare in eredità, quelli che ereditiamo, quelli che distruggiamo e quelli che, forse, restano ancora da inventare. Quindi ho suggerito a Pauline di lavorare insieme alla regia. The Animal Kingdom racconta della relazione tra un sedicenne e suo padre, in un momento in cui, quasi ovunque nel mondo, viene a galla la “parte animale” degli esseri umani, come un gene latente che si risveglia offuscando il confine invisibile tra umanità e natura.

Il lungometraggio di Thomas Cailley è un racconto che richiama i grandi classici del fantasya a cui si aggiungono i classici problemi adolescenziali. Finalmente si respira aria di film di genere ancora una volta, con la differenza che Thimas Cailley ha raggiunto Cannes e i premi César raccontando una storia che è molto vicina ai grandi fantasy americani. Infatti, la somiglianza con X-Men e Avatar è indubbia, ma l’ambientazione di piccola città e l’accostamento con la vita di un giovane ragazzo, ne danno una caratterizzazione meno spettacolare e più autoriale. Attenzione però, non significa che il film sia meno all’altezza dei suoi “fratelli” americani, soprattutto per l’aspetto tecnico. Difatti, i trucchi prostetici, gli effetti speciali e i costumi sono perfettamente in linea con il genere filmico, non a caso sono stati premiati al Sitges – Festival Internazionale del Cinema della Catalogna, al César Awards 2024 e al CinEuphoria Awards 2024. Il trucco e gli effetti speciali sono effettivamente una parte fondamentale per rendere credibile questo mondo narrativo, dove a causa, forse, di un virus (non precisato), alcuni esseri umani iniziano a mutare in esseri animali, non a caso assisteremo, come avviene nei classici body horror, a una metamorfosi da uomo ad animale, il tutto però non in chiave prettamente orrorifica ma più preponderantemente connessa al genere fantastico – drammatico. Affascinante risulta la trasformazione di Émile che si ritrova a mutare completamente, assistendo al cambiamento del suo aspetto fisico, ma non solo.

Thomas Cailley

Gli effetti speciali ricoprono un ruolo importante nel film, ma ho voluto che questi fossero sempre al servizio della trama e non il pretesto per una dimostrazione tecnologica. I personaggi dovevano restare al centro della progettazione e della regia. Per questo abbiamo imposto tre regole fondamentali: 1) Partire dall’attore; girare al massimo delle abilità secondo le sue capacità. 2) Aderire al punto di vista dei personaggi; niente punti di vista liberi. 3) Girare in ambienti reali; niente studi o green screen.

Diciotto mesi prima dell’inizio delle riprese, ho cominciato il lavoro di progettazione per capire come sarebbero state le nostre “creature”, come progettarle e realizzarle. Questo lavoro è continuato fino alla fine della produzione. Il nocciolo della questione è stata la scelta della tecnologia. Ognuna ha i suoi vantaggi: il trucco li ha per la trama, l’animazione per il movimento, gli effetti scenici per le interazioni con l’arredamento, ecc. Abbiamo ibridato il più possibile le tecniche perché la credibilità di un effetto dipende molto dalla sua costante “mutazione” all’interno della sequenza stessa. Se si usa sempre lo stesso procedimento, l’occhio dello spettatore lo scova dopo pochi secondi. Così, ad esempio, il personaggio di Fix, interpretato da Tom Mercier, viene costruito con trucco (protesi, pelle), animatronica, effetti scenici (rivestimenti,

All’interno di una pellicola che si rifà a un profondo rapporto figlio – padre, il tema principale della vicenda è il cambiamento, declinato in più aspetti: il cambiamento della società colpita da questa epidemia, il cambiamento fisico e psicologico di un ragazzo che sta affrontando il periodo più complicato della sua vita, un padre che deve fare i conti con la perdita dei suoi affetti. C’è chi accetta cosa succede e chi continua a nascondersi dietro la paura, e agisce di conseguenza.

Thomas Cailley

Il cambiamento c’è, è ovunque, e la società è costretta ad affrontarlo. In questo caso, fa addirittura di tutto pur di continuare a funzionare normalmente, evitando di mettersi in discussione. Volevo assolutamente arrivare al nocciolo della questione fin dalla prima sequenza. Volevo introdurre, senza preparare lo spettatore, quella che diventa una nuova realtà per i personaggi del film. Da qui questa scena che ci è molto familiare di un ingorgo stradale in cui appare una creatura che semina il caos e che si conclude con il commento disinvolto di un automobilista: “Che tempi!” Abbiamo iniziato a scrivere il film nel 2019. Poche settimane più tardi, si è diffuso il Covid e ci siamo trovati in isolamento. Gli avvenimenti di quel tempo hanno confermato le nostre intuizioni: ci abituiamo molto velocemente a qualsiasi cosa. Dopo qualche settimana, non ci stupiva più vedere branchi di cinghiali nei centri urbani

Il film presenta delle belle scene di azione, alternate a momenti più lineari che a volte spezzano il ritmo del film, ma il cuore pulsante del film rimane comunque la parte umana della storia, soprattutto il rapporto tra padre e figlio, a cui il regista dona maggior respiro narrativo, rendendo “The Animal Kingdom” un film che si concentra essenzialmente su rapporto personali.

Fotogramma di The Animal Kingdom (2023) il fantasy prende piede
Fotogramma di The Animal Kingdom (2023) il fantasy prende piede

In conclusione

Finalmente il cinema europeo sta sempre più entrando in competizione con quello d’oltreoceano. The Animal Kingdom è l’ennesima prova che i film di genere possono attirare il pubblico locale e farlo con una certa dose di consapevolezza e maestria. Si continuano a gettare buone basi per un futuro pieno di azione e fantasia.

Note Positive

  • Musiche
  • Trucco e Costumi

Note negative

  • Fotografia
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Federica Buonaiuto
Federica Buonaiuto

Fin da bambina il cinema mi ha sempre affascinato profondamente. Proprio per questo ho intrapreso i miei studi presso il Dams di Bologna e in parallelo ho messo un po' le mani in pasta! Sto ancora seguendo corsi di recitazione e nel frattempo ho girato qualche corto.
Scrivere recensioni è un campo che ho scoperto relativamente da poco ma è estremamente stimolante!

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