The Cage Is Looking For A Bird (2023). Rompere le tradizioni

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Locandina del film The Cage Is Looking For A Bird

The Cage Is Looking For A Bird

Titolo originale: Kletka ishet ptitsu

Anno: 2023

Nazione: Francia, Federazione Russa

Genere: drammatico

Casa di produzione: Hype Studios, Sokurov.fund

Distribuzione italiana:

Durata: 87 minuti

Regia: Malika Musaeva

Sceneggiatura: Malika Musaeva

Fotografia: Dmitriy Nagovskiy

Montaggio: Vincent Deyveaux

Musiche: Murat Kabardokov

Attori: Khadizha Bataeva, Madina Akkieva, Fatima Elzhurkaeva, Rita Merzhoeva, Magomed Alhastov, Muhammad Bataev, Khamila Isaeva, Bekhan Dzakalov, Aishat Akkieva, Dzhambulat Albakov

Trailer di The Cage Is Looking For A Bird

Informazione sul film e dove vederlo in streaming

Malika Musaeva, nata a Grozny, in Cecenia nel 1992, durante la seconda guerra cecena fuggì, insieme alla sua famiglia, dalla propria patria trasferendosi prima in Inguscezia (Russia), poi in Ucraina e successivamente in Germania, per poi nel 2003 fare ritorno in Russia dove ha frequentato la scuola e poi l’Università statale abardino-balcanica di Nalchik, nel Caucaso settentrionale. Ritrasferitasi, in seguito, in Germania, ha intrapreso studi di regia alla Hamburg Media School. Durante questa esperienza scolastica ha realizzato, dopo svariati cortometraggi, la sua opera prima “Kletka ishet ptitsu” (titolo internazionale The Cage Is Looking For A Bird), prima pellicola girata in lingua cecena. Il film è presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2023, nella sezione competitiva Encounters, per poi essere presentato in anteprima Italiana al Lucca Film Festival 2023, il 25 settembre al Cinema Centrale, vincendo l’edizione come miglior lungometraggio in concorso.

Trama di The Cage Is Looking For A Bird

Yakha è una giovane diciassettenne che vive in un piccolo villaggio rurale della Cecenia, insieme alla madre e al fratellino. La ragazza conduce una vita semplice, tra attività scolastiche, qualche lavoretto nei campi e momenti di totale svago con la sua amica del cuore, Madina. Le due ragazze, piene di entusiasmo e felicità, vagano per i campi correndo, gridando, ridendo e rotolandosi a terra. Entrambe sono colme di sogni e speranze per il loro futuro. Yakha, in particolare, sogna di lasciare quel luogo tradizionalista e patriarcale per trasferirsi in città e scoprire come vivono le persone là. Madina, d’altro canto, è alla ricerca dell’amore vero e è disposta a tutto pur di trovarlo. Anche Heda, la sorella maggiore di Yakha, sogna la libertà e desidera divorziare da un marito oppressivo, ma teme di agire. Se lo chiedesse, il marito e il villaggio le toglierebbero il figlio. Infatti, secondo la tradizione locale, entrare volontariamente nella macchina di un uomo significa per una donna accettare di sposarlo. Il divorzio, invece, implica che la madre accetti, senza esitazioni, che i figli vengano cresciuti dal marito. A diciotto anni, Yakha è considerata una donna pronta per il matrimonio, secondo gli standard del villaggio. Tuttavia, lei non accetta questo destino prefissato dalla sua famiglia. Desidera l’indipendenza e, per fuggire a una vita di sottomissione, tenta più volte di fuggire, cercando di scappare al suo destino e alle tradizioni del suo villaggio.

Fotogramma di The Cage Is Looking For A Bird
Fotogramma di The Cage Is Looking For A Bird

Recensione di The Cage Is Looking For A Bird

Nel buio della sala del Cinema Centrale di Lucca, il pubblico presente mostrava a tratti un’inequivocabile espressione di noia, come se non potesse attendere altro che il termine della pellicola. Questo, secondo il mio punto di vista sulla settima arte, rappresenta il peggior destino che possa colpire un film d’autore. Quando uno spettatore, sul grande schermo, si ritrova a fissare l’orologio del proprio smartphone, desiderando che il film giunga presto alla sua conclusione, è evidente che all’interno della pellicola qualcosa non funzioni a livello strutturale. La colpa, però, non può essere del solo ritmo narrativo, a mio avviso. La regista sceglie di non immettere nella pellicola una colonna sonora, sostituita da suoni realistici: il vento che sibila, il rumore della terra, i passi dei personaggi. Questa scelta, interessante, non può giustificare interamente la sensazione di noia che pervade durante la visione. Molte opere autoriali adottano un montaggio lento e un sonoro musicale quasi assente, ma riescono comunque a coinvolgere lo spettatore. Allora, dov’è il problema? La regista non è riuscita a farci entrare completamente in empatia con la protagonista Yakha, se non nella prima parte del film. Nonostante l’elevata qualità estetica della pellicola, l’assenza di emozione e la mancanza di connessione con i personaggi compromettono l’esperienza dello spettatore. Il primo atto funziona abbastanza bene: ci immergiamo nelle risate e nella speranza giovanile di Yakha e Madina, grazie a riprese ravvicinate che ci avvicinano intimamente ai loro volti. Tuttavia, quando il rapporto tra le due ragazze si frantuma e si dividono nettamente, il film perde quel lato emozionale e giovanile. Questo è particolarmente problematico per un film che trasporta messaggi anti-patriarcali, poiché l’empatia è un elemento essenziale in un’opera autoriale con un ritmo lento. Mentre un film d’azione può intrattenere anche senza suscitare emozioni profonde, in un film riflessivo, se manca la giusta empatia, il risultato è un’opera che cade in evidenti problemi emotivi.

The Cage is Looking for a Bird” è un film prevalentemente femminile, un’opera cinematografica che ci immerge in una società in cui gli uomini detengono il potere, stabilendo leggi e governando le donne secondo tradizioni ormai obsolete nel contesto del progresso sociale contemporaneo. La regista Malika Musaeva sceglie di raffigurare gli uomini come elementi onnipresenti a livello concettuale ma non a livello visivo, difatti la cineasta li relega ai margini della scena e della narrazione, al fine di creare una storia incentrata sulle donne, una storia, una storia che ci racconta le loro vite intrise di nostalgia e le loro esperienze interiori, sebbene rimangano in gran parte confinate sullo schermo. Gli uomini muovono i fili del gioco, ma in scena abbiamo solo le donne e i “maschi” fanno solo qualche rara comparsata.

All’interno della pellicola, le donne che ci vengono presentate sono estremamente diverse l’una dall’altra. Sono donne che non si sostengono reciprocamente nel perseguire un cambiamento sociale reale nella loro società. Questo atteggiamento perpetua solo le tradizioni che limitano le opportunità delle giovani donne. Le donne anziane non sembrano, però, voler aiutare le più giovani nel contesto di una lotta femminista, ma sembrano piuttosto desiderare che le generazioni future vivano le stesse esperienze che hanno vissuto loro stesse. Questo atteggiamento lascia l’impressione che fuggire da quel mondo tradizionalista per abbracciare la civiltà moderna sia quasi impossibile. In questo contesto, è interessante osservare le numerose fughe compiute da Yakha e il cambiamento che Melina attraversa nel corso del film nei confronti della sua amica: da una profonda intesa iniziale a un conflitto successivo.

In conclusione

“The Cage is Looking for a Bird” di Malika Musaeva affronta con coraggio le questioni patriarcali in una società tradizionale, concentrando l’attenzione sulle vite delle donne e la loro lotta per la libertà. Tuttavia, nonostante l’estetica di alta qualità e l’interessante scelta sonora, il film perde il suo impatto emotivo nella seconda metà. La mancanza di empatia con i personaggi, in particolare con la protagonista Yakha, e il ritmo narrativo lento conducono a una sensazione di noia. La pellicola manca di una connessione profonda con gli spettatori, il che compromette il potenziale del film.

Note Positive:

  • Estetica di alta qualità: Il film presenta una fotografia e una regia di alto livello, offrendo una visione visivamente coinvolgente.
  • Messaggi sociali significativi: Il film affronta importanti tematiche patriarcali e offre una critica sociale sulle tradizioni oppressive nella società.
  • Interessante scelta sonora: L’uso dei suoni naturali senza una colonna sonora musicale tradizionale aggiunge un tocco di realismo alla narrazione.

Note Negative:

  • Mancanza di empatia: La mancanza di connessione emotiva con i personaggi, soprattutto con la protagonista Yakha, impedisce al pubblico di sentirsi coinvolti nella storia.
  • Ritmo narrativo lento: Il ritmo del film è eccessivamente lento nella seconda metà, contribuendo a una sensazione di noia e distacco nel pubblico.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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