The Covenant (2023): un sovraccarico di eroismo

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Trailer di The Covenant

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Guy Ritchie’s The Covenant è un film del 2023 diretto dal regista di gangster movie Guy Ritchie. La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche di Stati Uniti e Canada mentre nel resto del mondo sulla piattaforma Amazon Prime Video a partire da giugno. In Italia il film è disponibile dal 27 luglio.

Trama di The Covenant

Guy Ritchie’s The Covenant segue il sergente dell’esercito americano John Kinley (Jake Gyllenhaal) e l’interprete afghano Ahmed (Dar Salim). Dopo un’imboscata, Ahmed compie sforzi enormi per salvare la vita di Kinley. Quando Kinley viene a sapere che ad Ahmed e alla sua famiglia non è stato concesso un passaggio sicuro per l’America come promesso, deve ripagare il suo debito tornando nella zona di guerra per salvarli dalla minaccia dei talebani.

La squadra del sergente Kinley in Guy Ritchie's The Covenant
La squadra del sergente Kinley in Guy Ritchie’s The Covenant

Recensione di The Covenant

Guy Ritchie’s The Covenant è un film sulla guerra al terrorismo che affronta la questione, poco nota, dei collaboratori afghani dell’esercito americano durante gli anni del conflitto. Il nucleo della narrazione ruota sul salvataggio reciproco tra un soldato statunitense, il sergente John Kinley (Jake Gyllenhaal), e l’interprete afghano della sua squadra, Ahmed (Dar Salim). La pellicola di Ritchie non si basa su eventi reali ed il film non convince a causa di una certa inconsistenza di idee e di una sceneggiatura senza una vera e propria identità.

Il sergente Kinley guida una squadra impegnata nella ricerca di depositi di esplosivi. Durante la perquisizione di una vecchia miniera, il gruppo viene attaccato dai talebani e gli unici a salvarsi sono i due protagonisti. Kinley viene ferito a morte e Ahmed lo trasporta per oltre cento chilometri in territorio ostile verso la base militare americana. Quando Kinley, ormai guarito dalle ferite e al sicuro negli Stati Uniti, viene a sapere che Ahmed è ancora in Afghanistan e sotto la minaccia dei talebani, decide di ripagare il debito di vita tentando di farlo trasferire in America. Cerca di ottenere i visti di immigrazione per Ahmed e la sua famiglia ma si scontra con la lentezza dell’apparato burocratico dell’esercito. Ѐ quindi costretto ad agire in solitaria, tornando in Afghanistan e raggiungendo fisicamente il suo compagno.

Sebbene il film suggerisca continuamente una responsabilità americana nell’abbandono di Ahmed al suo destino, non riesce tuttavia ad andare oltre l’accusa ad una poco specificata burocrazia. Il processo per ottenere i documenti per Ahmed è troppo lento e Kinley è talmente fuori di sé da minacciare tutti i suoi interlocutori dell’ufficio immigrazione. L’apparato ufficiale non ha strumenti per agire e Kinley può contare solo su se stesso. Una volta tornato in Afghanistan, non ha l’appoggio dell’esercito e deve rivolgersi a dei contractors pagandone personalmente i servizi. Ahmed è solo e se l’esercito non riesce a trovare soluzioni, l’azione del singolo soldato rimane la sua unica possibilità di salvezza. Il film mostra l’impegno di Kinley per aiutare l’amico.

Jake Gyllenhaal interpreta il sergente John Kinley
Jake Gyllenhaal interpreta il sergente John Kinley

L’originalità del progetto risiede nel racconto del lavoro e del sacrificio dei collaboratori afghani dell’esercito americano, molti dei quali condannati ad un destino fatale dopo la ritirata degli Stati Uniti dal paese nel maggio 2021. La questione del trattamento che l’esercito ha spesso riservato ai locali (convinti a collaborare grazie alla promessa, non sempre mantenuta, di una nuova vita in America al termine del servizio) è uno spettro che aleggia per tutta la durata della pellicola senza essere mai realmente a fuoco. Pertanto, il film si serve del suo elemento di novità relegandolo al ruolo di sfondo della narrazione, uno scenario inusuale in cui far muovere i personaggi.

Il dispositivo narrativo riesce sempre a frustrare le aspettative dello spettatore suggerendo sviluppi puntualmente disattesi. L’apertura del racconto sembra ricordare l’impostazione di Green Zone (Paul Greengrass, 2010); la squadra di Kinley è impegnata nella ricerca di esplosivi ed è alle prese con informazioni che non portano ad alcun successo, i luoghi perquisiti si rivelano lontani da qualsiasi legame con i terroristi. Quando Kinely riesce ad ottenere informazioni ufficiose da un collega, sembra che il racconto possa finalmente prendere il via in questa direzione. Al contrario, qualche scena più tardi assistiamo alla completa distruzione della squadra e alla sopravvivenza dei soli due protagonisti. La storia sembra allora virare sulla sopravvivenza in un territorio ostile, similmente a titoli come Lone Survivor (Peter Berg, 2013) o Special Forces (Stéphane Rybojad, 2011), ma la sequenza ha una durata troppo limitata, in parte mostrata attraverso sequenze di montaggio, e circa alla metà del film Kinley è già sano e salvo nella sua casa a Los Angeles. La struttura disorienta e non permette una partecipazione emotiva nonostante il grande impatto del tema profondo che mette in scena: la generosità di due uomini sostanzialmente sconosciuti che rischiano la vita per salvare quella dell’altro.

Guy Ritchie’s The Covenant sembra sempre suggerire qualcosa di più, che si tratti di una riflessione profonda sull’universo che racconta o semplicemente l’adesione ai codici di un certo tipo di action movie, senza mai riuscire a soddisfare quelle aspettative. A ciò si aggiunge una costruzione estremamente povera di tutti i personaggi, letteralmente comparse senza personalità né profondità. L’unica parziale eccezione è Ahmed, del quale conosciamo motivazioni alla guerra e passato. L’essenzialità è probabilmente significativa della volontà di concentrare tutta l’attenzione dello spettatore sul tema centrale: l’eroismo dei protagonisti. Ciononostante, il contesto in cui si svolge la vicenda pone interrogativi e riflessioni non risolvibili con azioni eroiche spettacolari né con la soddisfacente serenità del lieto fine hollywoodiano.

In conclusione

Ritchie dirige un film di guerra dalla struttura complessa e sceglie di puntare la macchina da presa sull’azione e sul coraggio dei suoi protagonisti. La messa in scena efficace dell’azione ed un comparto visivo estremamente curato non sono sufficienti per conferire al film una dimensione realistica e una convincente lucidità tematica.

Note positive

  • Azione
  • Ambientazione

Note negative

  • Sceneggiatura

 

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