The Family Man: L’importanza delle scelte

Trailer italiano di The Family Man

Prodotto da Marc Abraham (Spy Game, 2001), The Family Man, lungometraggio candidato ai Saturn Awards 2001 nella categoria miglior film fantasy, è diretto da Brett Ratner (Rush Hour – Due mine vaganti, 1998; Tower Heist – Colpo ad alto livello, 2011, con Téa Leoni).

Il film, considerato un classico moderno del periodo natalizio, vanta Dante Spinotti (Heat – La sfida, 1995; L.A. Confidential, 1997) come direttore della fotografia, oltre a David Diamond e David Weissman in qualità di sceneggiatori. La scena è invece divisa tra Nicolas Cage (Oscar 1996 con Via da Las Vegas di Mike Figgis) e Téa Leoni, vincitrice del Saturn Award 2001 come miglior attrice protagonista proprio per The Family Man (superando la concorrenza di Jennifer Lopez, Cate Blanchett, Ellen Burstyn, Michelle Pfeiffer e Michelle Yeoh).

Trama di The Family Man

Sono trascorsi 13 anni da quando Jack Campbell (Nicolas Cage) ha lasciato Kate Reynolds (Téa Leoni) per abbracciare una carriera che gli ha permesso di raggiungere le vette di Wall Street. Ora Jack è ricco, autoritario, un professionista ammirato da molti come un modello da imitare. Ma quando il giorno di Natale, in seguito al particolare incontro con Cash (Don Cheadle), si sveglia in una modesta casa del New Jersey, il suo mondo crolla rovinosamente. Ben presto scopre di vivere come la versione di se stesso che non ha mai intrapreso quella scelta di 13 anni fa. È sposato con Kate, ha due bambini e vende pneumatici per conto del padre di sua moglie, Big Ed (Harve Presnell). La sua nuova vita, completamente differente dalla precedente, lo induce spesso a perdere il controllo, ma col tempo Jack inizia a comprendere quanto sia fortunato a vivere tale esperienza, cominciando ad amare la “comune” quotidianità di una famiglia del New Jersey.

Recensione di The Family Man

Traendo ispirazione da classici come il romanzo breve Canto di Natale (1843) di Charles Dickens, oltreché da celebri film come La vita è meravigliosa (Frank Capra, 1946) e Una poltrona per due (John Landis, 1983), gli sceneggiatori David Diamond e David Weissman si dilettano raffigurando un moderno Louis Winthorpe III (il personaggio di Dan Aykroyd nella pellicola di Landis), inserendolo in quella vita che avrebbe potuto avere se avesse compiuto scelte differenti. Lo slogan “What if…” lega quindi lo script di un lungometraggio presto diventato un classico natalizio, anche se meno conosciuto rispetto, per esempio, a Miracolo nella 34ª strada (1994) di Les Mayfield. Nicolas Cage e Téa Leoni, bravi interpreti nei rispettivi ruoli, riescono a conferire le giuste sfumature a una pellicola la cui riuscita era fortemente connessa alla loro capacità di trasmettere la realtà di una vita “comune”.  

Perché il pregio di Brett Ratner è certamente quello di non celare le difficoltà insite nella seconda possibilità di Jack Campbell, arrembante uomo di Wall Street che si ritrova a convivere con una famiglia che non ha creato in una zona suburbana del New Jersey. In tal senso, la nuova vita di Jack, fortemente lontana da quella precedente, anche per elementi figurativi (l’accogliente casa con giardino opposta al lussuoso ma austero appartamento in città; la monovolume in contrasto con la Ferrari), denota l’assenza di ciò che nel periodo natalizio avvertiamo come più necessario: ovvero il calore degli affetti familiari. The Family Man affronta così un tema che, pur ampiamente approfondito nel cinema e nella letteratura, attira continuamente l’interesse di numerose persone che, inevitabilmente, si riconoscono nei vari Jack, Louis, ecc. In effetti, la bravura con cui Nicolas Cage e Téa Leoni evidenziano le bellezze e le problematiche della vita famigliare, trasmettono proprio quel senso di (incredibile) unione a cui molti ambiscono, sperando di frantumare i “muri di cristallo” spesso citati dallo scrittore Sergio Bambarén nei suoi libri.

Nonostante le già citate difficoltà quotidiane (anche le più classiche come il cambio del pannolino, la preparazione della colazione, la sveglia mattutina per andare a “vendere gomme” da Big Ed’s), Jack comincia infatti a invidiare la sua “seconda vita”, certamente distante dall’eleganza di New York, ma allo stesso tempo intrisa di quella felicità e quell’intimo senso di realizzazione che soltanto la nuova versione di Campbell può constatare. Non è un racconto eccessivamente sentimentale (o nostalgico) a contraddistinguere lo script di The Family Man. Cage, nel corso del film, rimpiange anche il suo precedente status. E a riprova di ciò si può annoverare la ben riuscita sequenza in cui Jack intende acquistare un completo da più di duemila dollari. In tal caso, Campbell viene attirato dalla sfarzosità che caratterizzava la sua versione di Wall Street, dove un abito può far “sentire un uomo migliore”. Ma allo stesso tempo, come le ricorda Kate, dimentica quello che le persone già invidiano alla loro vita, caratterizzata da una bella casa e soprattutto da due figli straordinari. Una consapevolezza che, in fondo, è sempre stata celata (forzatamente) nel cuore di Jack, obbligato a chiudere la relazione con Kate tredici anni prima per iniziare una carriera nel mondo della finanza. La stessa che lo ha reso un ricco individuo privo dei veri valori, incapace di comprendere le necessità degli altri (come i colleghi) preso com’era dall’ossessiva intenzione di guadagnare. Una fissazione, quest’ultima, da cui lui non si separerebbe mai. Perché la prima versione di Jack non avverte (almeno consciamente) la necessità di una famiglia (che poi può tradursi anche nella vicinanza con genitori, nonni, fratelli, ecc.) E la figura interpretata da Don Cheadle risponde proprio a questo. Ovvero, al bisogno di avere qualcuno che ti mostra quel “What if…” altrimenti inteso come una prospettiva troppo sfuggevole. Ma al contempo, in grado di cambiare la percezione di ogni cosa e di far riflettere riguardo una scelta del passato. Che magari, si è ancora in tempo per rimediare. 

Note positive

  • La realizzazione di un moderno film natalizio
  • Le interpretazioni di Nicolas Cage e Téa Leoni

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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