The French Dispatch (2021): la bellezza della narrazione

Trailer di The French Dispatch

Dalla mente visionaria del candidato all’Academy Award® Wes Anderson, The French Dispatch dà vita a una raccolta di articoli tratti dal numero finale di una rivista americana pubblicata in una città francese immaginaria del Ventesimo secolo. Il film arriverà l’11 novembre nelle sale italiane.

Trama di The French Dispatch

Ennui-sur-Blasé, 1975: Arthur Howitzer Jr., direttore di The French Dispatch, supplemento settimanale dell’Evening Sun di Liberty (Kansas), muore per via di un attacco cardiaco. I membri della redazione decidono quindi di pubblicare un’ultima edizione commemorativa del settimanale, che, oltre a un’introduzione e a un necrologio, raccoglie alcuni dei migliori pezzi della storia del giornale, tra cui la parabola di un artista ergastolano (The Concrete Masterpiece), la cronaca di una rivolta studentesca (Revisions to a Manifesto) e la ricostruzione del rapimento di uno chef (The Private Dining Room of the Police Commissioner).

Recensione di The French Dispatch

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2021, l’attesissimo The French Dispatch vede il ritorno sul grande schermo dell’inconfondibile immaginario di Wes Anderson, a tre anni di distanza dall’animato L’isola dei cani e a sette da The Grand Budapest Hotel. Nell’acclamata pellicola del 2014, il regista texano aveva apportato modifiche sostanziali alla sua poetica, comunque unica e riconoscibilissima: se la maggior parte del pubblico aveva apprezzato l’evoluzione della ricerca visiva di Anderson, che ha probabilmente raggiunto la sua vetta più alta, una minoranza aveva lamentato un forte calo del coinvolgimento emotivo della trama, decisamente più fredda e macchinosa rispetto a quella dei lavori precedenti.

The French Dispatch rappresenta una sorta di sintesi tra la poetica personale di Anderson e il più ampio respiro narrativo conquistato con The Grand Budapest Hotel. Di quest’ultima pellicola, Anderson ripropone in primo luogo la struttura corale, resa più ricca dall’ambientazione in un contesto non familiare ma lavorativo, e la ricostruzione minuziosa, più fedele alla personalissima visione del regista che alla precisione filologica, di un luogo lontano nello spazio e nel tempo. La frenesia della sceneggiatura, la commistione di tematiche anche surreali e la fortissima tendenza estetizzante sono tuttavia arricchite da un amore per i personaggi e per i loro drammi, ben più semplici ma non per questo meno interessanti dell’eccentricità della narrazione in cui sono inseriti, che riporta lo spettatore alla malinconia nevrotica celata dalla perfetta simmetria de I Tenenbaum, al romanticismo ingenuo e fiabesco ma intenso e realistico di Rushmore e alla ricerca di un significato che dia valore alla nostra esperienza che è il cardine di Il treno per il Darjeeling, forse la più sottovalutata pellicola di Anderson.

L’amore per i personaggi e per la narrazione è affidato a tre giornalisti, controfigure del regista, che ricercano in avvenimenti complessi o banali, in personaggi grandiosi o buffi, in esperienze storicamente rilevanti o del tutto personali un tentativo di capire l’altro e uscire dalla propria solitudine, tentativo di cui la cronaca è sia mezzo d’indagine sia veicolo narrativo. La trasposizione del trafiletto giornalistico e delle modalità discorsive tipiche della cronaca incontra lo stile ventennale di Wes Anderson con un risultato felicissimo: lo spettatore è immerso in quella che è a tutti gli effetti la versione visiva della lettura di un giornale, di cui il regista ripropone la fruizione non lineare, quasi a collage, tramite un appiattimento bidimensionale delle scenografie, un montaggio che non rispetta la consequenzialità classica, una regia unitaria ma fortemente eclettica e una fotografia che gioca con la percezione dello spettatore, guidato nel mondo lontanissimo e vicinissimo di Ennui-sur-Blasé da personaggi stilizzati ma mai macchiettistici, interpretati da un cast eccezionale, in cui troviamo sia collaboratori storici di Anderson sia nuove aggiunte che si spera torneranno presto a lavorare con il regista.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Comparto visivo virtuoso e riconoscibile
  • Composizione e interpretazioni del cast
  • Eccezionale trasposizione visiva della pagina di giornale

Note negative

  • La colonna sonora è ben realizzata ma non aggiunge molto alla narrazione

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