The mandalorian art concept Tano Jedi

The Mandalorian 2: Le avventure di Mando e il bambino continuano

The Mandalorian | Seconda Stagione Trailer Ufficiale | Disney+
Trailer di The Mandalorian 2

Dopo il successo della prima stagione che ha riportato un vento d’aria fresca al franchise, creato da George Lucas, Star Wars ritorna con la sua seconda stagione uscita a partire dal 30 ottobre 2020 e distribuita su Disney Plus fino al 18 dicembre 2020. All’interno della storia i fan della saga animata The Clone Wars ritroveranno una loro idola come Ahsoka Tano, personaggio ottimamente sfruttato come strumento di fandom e di business per accrescere il pubblico e l’attesa verso questa stagione che contrariamente alla prima che si era dimostrata fresca e interessante mostra i limiti e il potenziale stesso di The Mandalorian che vede tra i produttori il fedele di Lucas Dave Filoni e il maestro degli effetti speciali Jon Favreau. Alla fine della visione delle otto puntate si ci può ben chiedere: la seconda stagione è interessante o è un mezzo flop?

Trama di The Mandalorian 2

Dopo gli eventi della prima stagione Mando, il combattente d’onore e fedele alla sua causa, sta cercando di portare a termine la missione assegnatagli dal suo clan, ovvero di ricercare gli altri mandaloriani rimasti in vita e di ottenere informazioni sugli Jedi, in modo da consegnare a loro il bambino che deve proteggere fino alla fine della sua missione.

Alla ricerca dei rimanenti Mandaloriani il guerriero si reca a Tatooine dove ha avuto notizie che nella cittadina mineraria di Mos Pelgo si trovi un suo simile. Arrivato sul luogo però ha una brutta notizia: l’uomo che porta l’armatura non è altro che lo sceriffo locale Cobb Vanth che ha acquistato l’armatura precedentemente appartenuta a Boba Feet. Per Din Djarin la ricerca è solo all’inizio e durante le sue avventure spaziali troverà nuove informazioni e sfide da affrontare per raggiungere il suo obiettivo e salvare il bambino dalle forze imperiali.

The Mandalorian 2
Il Mando in The Mandalorian 2

Recensione di The Mandalorian 2

Per andare a realizzare la recensione della seconda stagione di The Mandalorian è giusto mettere da parte ogni parere prettamente emotivo e personale cercando di guardare il prodotto Disney Plus il più oggettivamente possibile per andare a mostrare i pregi e i difetti di un opera audiovisiva che ha il pregio di estendere la galassia da noi conosciuta fino alla prima trilogia su Luke Skywalker e che si immette cinque anni dopo tali eventi visti in Il Ritorno degli Jedi  e in grado di mostrare, come ha fatto Star Wars: Resistance quel periodo storico che ha portato al successo il primo Ordine.

The Mandalorian 2 vive ancora all’interno di un climax altamente da spaghetti western in cui la musica di Ludwig Göransson con le sue varianti sul tema si dimostrano ancor più grandiose e spettacolari che quelle sentite fino ad allora nell’universo cinematografico di Star Wars. Le musiche riempiono lo spazio donando alla serie quelle atmosfere western tendenti al noir e all’avventura che questa stagione aveva bisogno. Il tutto è suggellato da una fotografia e da una tecnica cinematografica altamente innovativa del videowall  (argomento trattato nella recensione sulla prima stagione) che rende il panorama in cui i personaggi si muovono altamente realistico, anche se a tratti il Bambino appare ancora un pupazzo e i personaggi alieni mostrano dei visi che appaiono come dei trucchi e maschere immessi nel volto dando la sensazione che i truccatori potevano fare di meglio, ricordando esteticamente il classico Guerre Stellari. Detto ciò è apprezzabile anche il lavoro riguardante il Mandaloriano che possiede un aurea altamente carismatica che di per sé scaccia i problemi stessi legati alla caratterizzazione dei personaggi su cui ritorneremo più avanti. Tale personaggio come nella prima stagione non è interpretato dall’attore Pedro Pascal ma da vari Stuntman che danno possanza al personaggio. L’attore del Trono di Spade svolge il ruolo d’interprete vocale mostrando il suo volto quando il personaggio, in rare occasioni, si toglie la maschera andando contro al suo credo.

Bo-Katan Kryze in The Mandalorian 2
Bo-Katan Kryze in The Mandalorian 2

La serie ricalca le orme della prima stagione in maniera fin troppo marcata sia nella struttura che nella non – evoluzione stessa dei personaggi strizzando più e più volte l’occhio al fandom di Star Wars inserendo vari caratteri che possiedono una forte mitologia all’interno dell’universo, come Boba Fett, che si poteva ritenere morto nel film Gli Ultimi Jedi, Bo-Katan Kryze già presentata nella saga sul pianeta Mandalore nella serie animata The Clone Wars e la famosa Ahsoka Tano. Se i primi due sono stati inseriti nel modo coretto all’interno della stagione e con un ruolo da comprimario la stessa cosa non avviene per l’ex padawan di Anakin interpretata da Rosario Dawson e che risulta un personaggio eccessivamente stonato con quella che avevamo conosciuto fino ad allora e che si era sempre riferita a lei stessa come un non Jedi, cosa che in The Mandalorian non accade affermandosi lei stessa come Jedi. Il suo personaggio è utile solo come Deus ex machina portando nuove informazioni sul personaggio del bambino, di cui si scoprirà parte della sua storia e il suo nome Grogu. Gli altri due invece risultano interessanti per lo sviluppo futuro della narrazione sopratutto Bo-Katan Kryze che sfruttando anche Moff Gideon, che però perde quell’area da cattivo assoluto in questa stagione, mette in evidenza il tema della libertà del pianeta natale dei Mandaloriani con la spada oscura, già conosciuta in The Clone Wars 7 e in Rebels. Tale elemento apre nuove piste interessanti per la terza stagione.

La narrazione orizzontale

The Mandalorian 2 ha il suo problema principale nella struttura narrativa che mostra in maniere evidente la mano del creatore di Rebels, abituato a creare storie che possiedono una trama orizzontale sviluppata solo di tanto in tanto e con qualche piccolo accenno, ma se ciò è funzionante per una serie animata composta da venti puntante ciò non può andare bene per una serie live – action di solo otto puntante di cui solo due puntante fanno procedere realmente la drammaturgia della narrazione, le altre sono dei meri ripetitivi e piccole avventure che non riescono neppure a caratterizzare i personaggi, anzi il Mando rimane ciò che avevamo conosciuto fino ad allora e se solo nel finale mostra un lieve lato più umano di sé, per il resto della seconda stagione abbiamo dinanzi un personaggio privo di personalità che agisce solo tramite ordine. Il combattente incontra lungo la strada un alleato che gli dà un luogo da visitare in cui trovare qualcosa e lui si reca li, il problema che questo avviene per tutta la durata della stagione fino all’ultima puntata che potrebbe presagire un rinnovamento della serie verso un nuovo modo di narrare gli eventi.

I personaggi secondari immessi all’interno della storia inoltre risultano essere troppi e nessuno di loro è realmente interessante e ben caratterizzato, tanto che quando rifà la comparsa un vecchio personaggio lo spettatore non riesce bene a comprendere chi lui sia e ha bisogno di un riassunto iniziale per capire la storia. Questa è una pecca importante dato che lo spettatore dovrebbe essere sempre in grado di ricordare i vecchi personaggi messi in scena, basti pensare al Trono di Spade o I Soprano di cui siamo sempre a conoscenza dell’identità di quel dato carattere drammaturgico.

Nonostante ciò è interessante una tematica interna alla storia che si concentra sui mali della guerra e su come anche l’impero distrutto nella trilogia precedente fosse formato da esseri umani in carne e ossa e con una loro famiglia. Tale elemento narrativo dona uno sguardo più tridimensionale sulla galassia anche se potrebbe essere meglio sviluppato.

Il finale e il futuro

Il finale, insieme al Capitolo 15: Il vendicatore, risulta quella più interessante narrativamente come sviluppo drammaturgico nonostante alcuni buchi di trama immessi all’inizio dell’episodio e un eccessiva semplicità nel riuscire a risolvere la soluzione da parte dei protagonisti che trovano veramente poche difficoltà nel raggiungere il loro obiettivo, evento che è presente un po’ in tutta la serie dove lo spettatore non teme mai veramente per la morte di un protagonista. Detto ciò il finale della stagione è spettacolare tecnicamente con un colpo di scena piuttosto inaspettato è particolare.

(Spoiler)

Nella navicella spaziale i nostri eroi si trovano in una brutta situazione e a salvarli giunge un misterioso Jedi, che possiede un vestiario quasi da Sith. Lui è Luke Skywalker e prenderà con sé il piccolo Jedi. Tale evento ha posto dei dubbi sul futuro della serie e il suo percorso d’unione con la trilogia sequel, come si svolgerà la terza stagione? In che modo questi personaggi possono aver condizionato il futuro che abbiamo visto ne Gli Ultimi Jedi con un Luke così disperato? Difficile dirlo e tale dubbio fa pensare che questa storia non abbi un importanza reale sul gioco della forza, dato che del bambino non abbiamo traccie nella trilogia di J.j. Abrams. Da fan posso asserire solo una cosa: avrei sperato che questo prodotto non fosse collegato alla storia della saga principale ma avrei preferito un unione a Rebels, che forse avverrà nella serie preannunciata dal titolo Ahsoka. Indubbiamente questo finale porterà un ampia trasformazione alla narrazione degli eventi in cui i due protagonisti Mando e il Bambini sono ormai separati e la missione di Mando è giunta al termine, inoltre l’introduzione di Luke porterà la spettatore a conoscere la nuova repubblica e il nuovo ordine Jedi e forse che cosa sia accaduto davvero tra Luke e Kylo Ren.

Note positive

  • La tecnica
  • Presentazione di Boba Fett

Note negative

  • Personaggio secondari dimenticabili
  • Presentazione di Ashoka
  • Personaggio piatti
  • Sceneggiatura scarna nella sua trama principale, troppe avventure e poca sostanza.

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