
Tre euro e quaranta
Titolo originale: Tre euro e quaranta
Anno: 2024
Nazione: Italia
Genere: Commedia
Casa di produzione: –
Distribuzione italiana: –
Durata: 54 minuti
Regia: Antonino Giannotta
Sceneggiatura: Antonino Giannotta, Lapo Mamoli Aprile
Fotografia: Andrea Nordi, Simone Coppola
Montaggio: Antonino Giannotta
Musiche: Emanuele Volpi
Attori: Letizia Perrieri, Antonino Giannotta, Davide Mariotti, Erica Castiglioni
Trailer di “Tre euro e quaranta”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Tre euro e quaranta è un film del 2024, diretto da Antonino Giannotta. Realizzato con un budget ai minimi termini e una durata delle riprese da Guinness dei Primati, il film ha percorso l’Italia in un tour di successo nei cinema ed è ora acquistabile in streaming, con un contributo alla raccolta fondi creata dallo stesso regista. L’opera si avvale degli evocativi quadri di Niccolò Moretti, di Roxandra Laura Dragut come aiuto regista e Mario Avallone come fonico in presa diretta.
Trama di “Tre euro e quaranta”
Antonino è al verde, ma non ha grande successo nei colloqui di lavoro; si procura appuntamenti romantici, ma si morde la lingua quando le sue interlocutrici demoliscono l’arte contemporanea; e sogna di vedere i suoi quadri appesi alle pareti di un museo, ma è troppo distratto per ricordarsi di comprare la tempera blu.
Letizia ha i capelli rossi. Anche lei sembra vivere di sogni ed è legata alla sua macchina fotografica, tanto quanto Thomas di Blow-up era legato alla sua.
L’incontro tra i due è rocambolesco, casuale e inaspettatamente folgorante, tanto da gettare una luce nuova sulla vita di Nino, e dare un significato insperato a quei soli tre euro e quaranta rimasti nel portafoglio.

Recensione di “Tre euro e quaranta”
Il progetto di Tre euro e quaranta ha seguito il percorso di un fiume. Dalle gocce d’acqua che zampillavano dal profilo Instagram del suo creatore, è sgorgato un torrente che ha coinvolto molti cinema d’Italia ed è sfociato in un progetto streaming disponibile a tutti i contribuenti.
Per certi versi, Antonino è come il Robin Williams di Harry a Pezzi: fuori fuoco agli occhi del mondo. Incapace di adeguarsi alle condizioni che la società gli impone, incerto su cosa fare nella vita, incompreso dalle persone attorno a lui.
L’arrivo di Letizia è l’incontro con una realtà che Nino non pensava potesse esistere: astratta, sognatrice e confusa almeno quanto lui. I due sembrano trovarsi nei loro voli pindarici, nei loro paroloni, in quei discorsi astrusi, dove non si parla di niente eppure si dice tanto.
Riprendendo l’analogia con Harry a pezzi: se Nino è fuori fuoco, Letizia sembra avere gli occhialini 3d incorporati nei bulbi oculari.
Il film gode di uno humor divertente e ben dosato, che al limite potrà indispettire qualche fan di Nolan (chi ha visto il film capirà). La sceneggiatura si destreggia con naturalezza tra riferimenti a Bi Gan e citazioni di Tre uomini e una gamba.
Nell’insieme non manca qualche imperfezione tipica degli esordi: qualche parola di troppo, un’eccessiva presenza sullo schermo del protagonista, voglia di dire tanto in un tempo ristretto e qualche passaggio (specialmente riguardante i comprimari), che avrebbe necessitato maggiore sviluppo. Sono però dettagli di poco conto, soprattutto se si considera la natura intima e personale dell’opera.
Si parla anche di precariato, prospettive future per i giovani e condizioni lavorative inadeguate. Il tutto con una critica sociale a tratti un po’ troppo generica, ma complessivamente d’impatto (chissà come sarebbe potuta essere sviluppata con una produzione alle spalle e con la possibilità di aggiungere ulteriore minutaggio).
Il protagonista di questo film è in caduta libera, proprio come disegnato nella locandina. La sua evoluzione all’interno della storia, non sta nell’arrestare la caduta, ma nell’assecondarne il flusso, aggrappandosi ai suoi sogni e magari stringendo la mano di qualcuno che – per la prima volta – è in grado di capirli.
Lato tecnico
La regia di Giannotta è fatta di poche inquadrature e, se da una parte pecca un po’ nella descrizione degli ambienti, dall’altra offre scorci molto significativi.
Gli interni riprendono il protagonista attraverso il vano di una porta o tra le pareti di una piccola stanza, dando la sensazione di essere in trappola. Anche all’esterno, ogni inquadratura sembra avere qualcosa da dirci: da una carrellata trasversale che prosegue dopo che Nino è caduto (per un mondo che sembra andare avanti con o senza di lui), o una ripresa dal basso, che lo mostra sopraffatto dal palazzo dove sta per fare un colloquio. E alla fine la camera a mano che traballa nel riprendere il dialogo finale di Nino e Letizia, quando i due si sono ormai lasciati andare, abbandonando le rigidità degli inizi.
Anche la fotografia, forse l’aspetto che accusa di più la ristrettezza del budget, si difende, rendendo anche nelle scene in notturna.
Il montaggio regala gioie fin da subito, con delle sequenze in parallelo che descrivono il protagonista in modo chiaro, divertente e conciso.
Gli attori riescono ad essere credibili. La recitazione non verbale di Giannotta aggiunge un gradito tocco di ironia ai dialoghi.

In conclusione
Un po’ di Nanni Moretti e un po’ di Woody Allen, un po’ di Zia Anger e qualche riferimento visivo a Wong kar Wai: tante fonti di ispirazione per un’opera personalissima, che mantiene la sua originalità e trabocca di voglia di raccontare.
Qualche pecca c’è, quasi come una pergamena scritta a mano, dove ogni tanto nella foga di scrivere rimane qualche sbavatura d’inchiostro, ma il risultato è comunque soddisfacente (se si considerano budget e mezzi, addirittura sorprendente).
Tre euro e quaranta è amarezza, frustrazione e paura del futuro; ma anche speranza, sogno e amore in ogni sua forma. Un progetto che merita di essere supportato, per un film di cui c’era bisogno.
Note positive
- Montaggio e recitazione
- Scelta dei punti macchina
- Caratterizzazione ed evoluzione del protagonista
- Gestione dei mezzi
- Creativo e mai didascalico
Note negative
- Gestione dei comprimari
- Qualche parola di troppo
- Descrizione degli ambienti
