Under the Skin: Sotto la pelle – La pretenziosità

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Under the Skin – Sotto la pelle

Titolo originale: Under the Skin

Anno: 2013

Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito, Svizzera

Genere: Fantascienza

Casa di produzione: A24, FilmNation Entertainment, JW Films, Nick Wechsler Productions, Scottish Screen, UK Film Council, Silver Reel, Creative Scotland

Distribuzione: BiM Distribuzione

Durata: 1 hr 48 min (108 min)

Regia: Jonathan Glazer

Sceneggiatura: Jonathan Glazer, Walter Campbell

Montaggio: Paul Watts

Dop: Daniel Landin

Musiche: Mica Levi

Attori: Scarlett Johansson, Adam Pearson, Paul Brannigan, Jessica Mance, Joe Szula, Krystof Hàdek, Scott Dymon, Michael Moreland, Jeremy McWilliams

Trama di Under The Skin

Da dove vengo?

Si

cit. Under The Skin

Un’aliena fiancheggiata da misteriosi motociclisti si nasconde sotto la pelle della giovane e sensuale Laura (Scarlett Johansson) e sfrutta il suo corpo per sedurne gli umani, al fine di ricavar da loro l’energia vitale che le serve da sostentamento.

Stimolata dall’incontro con un uomo dal viso deforme (Adam Pearson), la creatura decide di conoscere meglio la razza che stava cacciando, ma l’esito dell’avvicinamento all’umanità sarà tutt’altro che roseo.

Recensione di Under The Skin – Sotto la pelle

Tratto dal romanzo d’esordio di Michel Faber Sotto la pelle e accolto con un miscuglio di fischi e applausi a Venezia nel 2013, Under the skin è un film di fantascienza sperimentale visivamente accattivante, forse il lavoro più ambizioso realizzato da Jonathan Glazer, regista di videoclip sbarcato a Hollywood. Sebbene l’intento di costruire un racconto fuori da ogni regola tradizionale del cinema sia pregevole, la realtà è che Under the Skin si lascia sfuggire di mano la storia, creando una pellicola spesso sconclusionata le cui riflessioni acute annegano nella vuota patina visiva.

Per girare il film abbiamo dovuto costruire dal nulla un nuovo sistema di ripresa molto particolare. Un alieno si muove, sotto mentite spoglie, all’interno di un mondo che non è quello irreale di un set ma è il mondo reale ed è stato interessante vedere come questo influisce su di lei e lo disturba. Le riprese sono state svolto nella vita reale e ciò ha comportato che la troupe doveva essere invisibile e non potevamo utilizzare luci cinematografiche o telecamere ingombranti. Il reparto di fotografia doveva essere invisibile, così abbiamo costruito un dispositivo di ripresa apposta visto che il nostro prototipo non era mai esistito prima

cit. intervista a J. Glazer su Under The Skin

Under the Skin lancia protagonista e spettatori nel bel mezzo delle strade di una Glasgow a tinte gelide in scene improvvisate con passanti ignari del progetto, investendo in egual misura con lunghissime sequenze silenziose un viaggio poco interessante tra le idiosincrasie dell’umanità, e nullo dal punto di vista dell’intimismo di vittime e carnefice. La Johansson esaspera per passività e totale inadeguatezza nel passare dall’improvvisazione alle sequenze di finzione, e sebbene l’attrice americana non si faccia problemi a regalare nudi frontali alla macchina da presa, interpretazione e personaggio non interessano e tantomeno convincono.

Glazer dal canto suo applica la logica videoclippara al comparto visivo, ma si tratta di una semplice esibizione tecnica fine a sé stessa che tappa le faglie di un lungometraggio pretenzioso, vacuo e lungi dall’essere il capolavoro visionario decantato da tanta critica. Dalla A24, la casa di produzione di The VVitch e Spring Breakers, è lecito aspettarsi qualcosa di più.

Lati positivi

  • Regia
  • Fotografia

Lati negativi

  • L’interpretazione passiva ed esasperante di Scarlett Johansson
  • Troppi silenzi, troppa lentezza ostentata
  • Sceneggiatura vacua

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