Untold: Fish vs Federer (2021) – Il tennis come sfida psicologica

Untold: Fish vs Federer (2021) - Il tennis come sfida psicologica 1

Untold: Fish vs Federer

Titolo originale: Breaking Point

Anno: 2021

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Produzione: Chapman Way, Maclain Way, Ben Silverman, Howard T. Owens, Isabel San Vargas, Ryan Duffy, Miguel Tamayo, Jaymee Messler

Distribuzione: Netflix

Durata: 85 min.

Regia: Chapman Way, Maclain Way

Fotografia: Adam Stone

Montaggio: Nate Gross, Jack Price, Rob Ryang, Neil Meiklejohn

Musiche: Brocker Way

Protagonisti: Mardy Fish, Andy Roddick

Trailer di Untold

Quinto film di una docuserie incentrata sul lato nascosto dello sport e composta da cinque parti, Untold: Fish vs Federer sarà disponibile su Netflix a partire dal 7 settembre. Prodotto dagli ideatori di Wild Wild Country (2018), l’episodio è diretto da Chapman Way e Maclain Way, entrambi registi di 6 puntate di Wild Wild Country, del docufilm The Battered Bastards of Baseball (2014) e di Untold: Corruzione sul ghiaccio (2021), tutti distribuiti da Netflix.

Trama di Untold: Fish vs Federer

Nel 2010 Mardy Fish è il tennista statunitense con più punti nel circuito ATP. Il grande obiettivo raggiunto, che lo conduce alle World Tour Finals del 2011, è il risultato del duro allenamento alla Saddlebrook Academy e della grande rivalità con l’altra stella USA Andy Roddick. Tuttavia, nonostante la posizione nel ranking, Fish inizia a soffrire l’eredità di grandi icone statunitensi degli anni ’80 e ’90 come John McEnroe, Pete Sampras e Andre Agassi, cominciando una “lotta giornaliera” in grado consumare le sue energie. La resa dei conti avviene nel 2012, quando agli US Open incontra Roger Federer. Il match con lo svizzero diventa così la sfida più grande, capace di contrappore, una volta per tutte, Mardy Fish di fronte alle proprie preoccupazioni.

Recensione di Untold: Fish vs Federer

In clima US Open, il quarto torneo del Grande Slam in corso proprio in questi giorni, Netflix distribuisce il docufilm conclusivo della serie Untold dal titolo Fish vs Federer (Breaking Point nella versione originale). La scelta della data di debutto, in contemporanea con il famoso torneo del Queens, comporta già un’apprezzabile decisione da parte della società statunitense, impegnata a promuovere documentari di genere sportivo caratterizzati da una eccellente profondità e da una prospettiva del tutto originale. Ma se in Untold: Rissa in NBA (F. Russ, 2021) e in Untold: Corruzione sul ghiaccio (C. Way, M. Way, 2021) il tema riguardava le dinamiche di una squadra, in Untold: Fish vs Federer si tratta la psicologia di un atleta, oltrepassando la considerazione, certamente diffusa, di uno sportivo equivalente ad un superuomo. Il percorso, interessante fin dalle prime sequenze per la presenza di video d’archivio e interviste ai diretti protagonisti (Mardy Fish e Andy Roddick), comincia dal Saddlebrook Tennis Resort che, sia chiaro, non si tratta del classico club in cui imparare a servire o a rispondere di rovescio. No, il Saddlebrook Tennis Resort con base a Wesley Chapel in Florida si configura, almeno negli anni ’90, più come un’accademia in cui sperimentare innovativi metodi di insegnamento con la finalità di organizzare un nuovo gruppo di tennisti di alto livello.

In fondo, nelle precedenti decadi, gli Stati Uniti d’America avevano sempre vantato grandi atleti, da John McEnroe a Pete Sampras fino ad Andre Agassi: tre icone assolute dello sport capaci di vincere in totale 29 tornei del Grande Slam. Un passato, fortemente avvertito dalle nuove generazioni, capace da un lato di promuovere il raggiungimento di obiettivi sempre più difficili, dall’altro di aumentare le aspettative e, con esse, la pressione sui giovani tennisti. Quella che subiscono fin da adolescenti Mardy Fish e Andy Roddick, abituati a svegliarsi alle cinque per allenarsi, provando un servizio una, due, tre, infinite volte, e guardando quasi ossessivamente i filmati in cui i grandi del tennis si affrontano senza esclusione di colpi. Con questa finalità, Chapman Way e Maclain Way riescono a comunicare la crescita dei due talentuosi tennisti statunitensi, continuando poi attraverso la loro rocambolesca salita verso i vertici mondiali. Il Master 1000 di Cincinnati, per esempio, che poi sancisce la (prima) differenza tra Roddick e Fish. Perché se il futuro numero 1 al mondo viene incoronato come la nuova promessa del tennis USA, Fish inizia a subire psicologicamente le difficoltà nel mantenere una certa qualità di gioco. Ci sono le prime delusioni, le aspettative che sembrano ridimensionarsi ma poi, dopo estenuanti allenamenti, giunge anche il suo momento. Le vittorie contro l’amico Roddick, la salita nel ranking ATP, e poi i grandi risultati nei tornei del Grande Slam che conducono Mardy Fish alle Finals del 2011. Eppure, dentro la sua testa, intrappolato in una psicologia complicata, la responsabilità di essere il primo tennista statunitense nella classifica iniziano a erodere le sue certezze. Fish comincia ad accusare i colpi, la sua mentalità viene incrinata e, quando Roddick decide di ritirarsi (dopo la sconfitta con Juan Martín del Potro allo US Open 2012), accade ciò che rappresenta il tema principale di questo capitolo di Untold: un crollo emotivo, una sfida con se stesso allo specchio, che i due registi delineano come un manifesto delle pressioni dello sport professionistico, in cui le ambizioni e le responsabilità conducono, delle volte, alla perdita di ciò che più conta.

Note positive

  • La profondità definita dalla regia di Chapman Way e Maclain Way, capace di esprimere la complessità di Mardy Fish
  • La presenza di video d’archivio
  • Il montaggio di Nate Gross, Jack Price, Rob Ryang e Neil Meiklejohn

Note negative

  • Nessuna da segnalare

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