When They See Us: Colpevolezza pregiudizievole

Trailer della miniserie When They See Us

Odio. Razzismo. Spregiudicatezza.

E’ tutto questo che alberga nell’anima di Linda Farstein, investigatore del caso. Non c’è nessun margine di dubbio nella sua testa. I cinque ragazzi (Antron McCray, Kevin Richardson, Yusef Salaam, Raymond Santana e Korey Wise) sono neri e quindi sono colpevoli. Quella sera loro hanno visto la runner, l’hanno aggredita per poi stuprarla. Poco importa se la donna si trovasse dalla parte opposta di Central Park, poco importa se l’analisi dello sperma rinvenuto in un calzino a fianco della vittima non corrisponde a nessuno dei cinque ragazzini. Sono stati loro. Sono neri. Sono criminali.

When They See Us riprende un evento realmente accaduto in quel di Central Park per creare una miniserie in quattro parte cruda e potente come poche e che ha ottenuto delle ottime recensioni da parte della critica mondiale vincendo vari premi tra cui l’Emmy per il miglior attore protagonista a Jharrel Jerom, mentre al Gotham Independent Film Awards è stata riconosciuta come miglior serie rivelazione dell’anno

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i 5 ragazzini di colore indagati per l’aggressione alla runner a Central Park (NY) il 19 aprile 1989

Trama di When They See Us

La notte del 19 aprile 1989, Trisha Meili si recò a Central Park per allenarsi come di consueto. Non uscirà mai dal parco. Verrà ritrovata in fin di vita, vittima di un’aggressione brutale e stuprata. Negli stessi minuti un gruppo di cinque ragazzi di colore si trovavano nel parco, con l’intenzione di “brancheggiare”, vengono fermati dalle autorità locali inizialmente per altre motivazioni, ma di li a poco verranno incolpati per quell’aggressione. A sostegno dei ragazzi vi è il fatto che non è stata riscontrata nessuna prova di colpevolezza, tuttavia, il giudice non li riterrà estranei ai fatti, tutt’altro.

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Raymond Santana e la madre in When They See Us (2019)

Recensione di When They See Us

Ciò che colpisce oltre al fatto che la vicenda narrata sia realmente accaduta è la capacità mostrata nel proiettare questa indagine condotta in maniera deplorevole su schermo. Ava DuVernay (regista, sceneggiatrice, imprenditore, produttrice e giornalista televisiva) riesce a focalizzare l’attenzione dello spettatore non solo sul razzismo, visto come punto di partenza, ma sulle terribili sofferenze inflitte a queste cinque anime durante la detenzione e infine al disagio che hanno dovuto affrontare una volta liberi. In When They See Us sembra a tratti che lo spettatore riesca a vivere in prima persona la vicenda, arrabbiandosi per l’ingiustizia avvenuta, ancor più dei ragazzi incriminati, perché come accade nella maggior parte dei casi si ricopre il ruolo di voyeur. Lo spettatore intrufola il suo sguardo anche dove non gli è concesso, là dove risiede la vera motivazione dell’accusa: il razzismo e il pregiudizio. DuVernay permette questo al suo pubblico, vuole spazientirlo, intristirlo, farlo arrabbiare liberando una volta per tutte quello sdegno che con ogni probabilità, senza la possibilità di vedere questo pattume con i propri occhi, non uscirebbe. Minuto dopo minuto entriamo nel cuore di tutti i personaggi in scena, buoni o cattivi che siano, ciò che vediamo non ci piace e le vibrazioni che avvertiamo dentro di noi in quegli istanti, sono negative. Lo spettatore dopo poco si arrende, non comprende come potrebbe finire questa vicenda se non male, resta solo la speranza. Rimane a guardare impassibile. È proprio questa la forza di DuVernay, essere riuscita a far arrendere lo spettatore e questo solamente grazie alla sua trasposizione dei fatti su schermo.

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L’interrogatorio in When They See Us.

Di ottima fattura appare la realizzazione tecnica di questa miniserie, che mette un incredibile cura in ogni costruzione dell’inquadratura che diviene arte. Fondamentale si rivela la collaborazione di DuVernay con Bradford Young, capaci grazie al lavoro corale di far coincidere ogni tonalità di luce, posizionamento della macchina da presa e profondità di campo con gli stati d’animo dei protagonisti in scena. Dall’interrogatorio, alla clip a Central Park, arrivando al flashback finale, si ha la sensazione che tutto sia stato scelto con la massima cura senza mai sottovalutare nessuna situazione, nemmeno quelle in cui la tensione andava scemando. Proprio per questo, When They See Us rimane una delle migliori miniserie proposte dal catalogo Netflix ad oggi.

Note positive

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Fotografia

Note negative

  • Il mancato approfondimento del futuro dell’investigatore Farstein

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