
I contenuti dell'articolo:
Il suono di una caduta
Titolo originale: In die Sonne schauen
Anno: 2025
Nazione: Germania
Genere: drammatico
Casa di produzione: Studio Zentral, Das kleine Fernsehspiel
Distribuzione italiana: I Wonder Pictures
Durata: 148 minuti
Regia: Mascha Schilinski
Sceneggiatura: Mascha Schilinski, Louise Peter
Fotografia: Fabian Gamper
Montaggio: Evelyn Rack
Musiche: Michael Fiedler, Eike Hosenfeld
Attori: Hanna Heckt, Luise Heyer, Lena Urzendowsky, Greta Krämer, Filip Schnack, Helena Lüer, Anastasia Cherepakha, Susanne Wuest, Claudia Geisler-Bading, Lea Drinda
Trailer di “Il suono di una caduta”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Il suono di una caduta è il secondo lungometraggio della regista tedesca Mascha Schilinski dopo aver avuto successo di critica con Die Tochter (Dark Blue Girl) inedito in Italia. Schilinski ha lavorato anche alla sceneggiatura di Il suono di una caduta insieme a Louise Peters. Le due donne hanno preso ispirazione dai luoghi che hanno visitato nella profonda campagna a metà strada tra Berlino e Amburgo, respirando l’aria che gli abitanti dell’epoca e di adesso percepiscono. Infatti, la trama del film è un intreccio narrativo di molteplici storie riguardanti la campagna tedesca. Nel cast figurano attori e attrici più o meno noti/e: Lena Urzendowsky, Claudia Geisler-Bading, Luise Heyer, Lea Drinda. Un cast prevalentemente femminile, poiché le storie che si intrecciano a distanza di anni nel film si focalizzano sulle donne e le loro condizioni di vita.
Il film è stato presentato in concorso alla settantottesima edizione del Festival di Cannes vincendo il premio della Giuria insieme a Sirāt di Óliver Laxe. Il suono di una caduta ha partecipato inoltre a numerosi importanti festival cinematografici tra cui il Karlovy Vary International Film Festival, il Toronto International Film Festival e in Italia al Torino Film Festival lo scorso novembre. Nelle sale italiane il film è distribuito grazie a I Wonder Pictures dal 26 febbraio.
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Trama di “Il suono di una caduta”
Quattro ragazze trascorrono la loro giovinezza nella stessa fattoria nel nord della Germania. Mentre la casa evolve nel corso di un secolo, le pareti continuano a risuonare degli echi del passato. Sebbene separate dal tempo, le loro vite iniziano a rispecchiarsi l’una nell’altra.
Recensione di “Il suono di una caduta”
Quattro storie, quattro esseri umani che vivono le loro vite con un peso sullo stomaco, con drammi familiari non di poco conto. Le loro storie, nonostante siano spalmate su decenni e generazioni differenti, si intrecciano in modi inaspettati e a loro volta drammatici.
Il suono di una caduta è un film di attesa, che ci costringe a riflettere sulle condizioni di vita di chi è bloccato, di chi non riesce a uscire da situazioni complesse e scabrose. La regista, Mascha Schilinski, dirige una storia molto femminile. Oltre ad avere periodi storici diversi, le storie hanno come protagoniste personaggi di età diversa: dalla piccola Alma si passa alla giovane Erika, all’adolescente Angelika per concludere ai giorni nostri con Lenka. Tutte giovani donne che raccontano quello che vivono e sentono nella campagna rurale tedesca. Il suono di una caduta è un film di attesa, poiché sembra non accadere nulla in quei luoghi. Le azioni che si susseguono sono vane, nel senso che non alimentano molto l’enfasi per lo spettatore che guarda. La regista preferisce maggiormente raccontare ciò che accade dal punto di vista delle donne, ma senza fare in modo di creare una immedesimazione diretta. Infatti, la camera viene posizionata spesso da un punto di vista esterno, favorendo le riprese in terza persona con poche soggettive. Lo spettatore, quindi, figura come un osservatore estraneo. La camera sembra quasi permettere allo spettatore di inserirsi nelle storie senza fargli prendere un punto di vista diretto. La regista si concentra molto su scene apparentemente spente, dove nulla di significativo accade: una corsa in campagna, un gioco tra bambini, una gita al fiume. Una serie di azioni che ci permettono tuttavia di conoscere qualcosa in più sui personaggi. Anche se la moltitudine di personaggi non favorisce effettivamente una affezione a essi, disperdendo la possibilità di sviluppare delle sottotrame interessanti. Per questo, si può apprezzare l’impostazione tecnica del film e il modo in cui vuole raccontare qualcosa, meno l’effettiva presentazione delle storie in atto.
La fotografia è un punto a favore di questo film, optando per una luce scura quando si tratta di scene funebri (le quali sono presenti più di una volta). In queste scene ci sentiamo parte dei dolori familiari e dell’impossibilità di reagire alle tragedie. Il direttore della fotografia, Fabian Gamper, ha modo però di rendere il film anche più luminoso con un contrasto evidente. Pensiamo ai momenti di spensieratezza che Angelika ha con suo cugino in aperta campagna. Lo spettatore ha la sensazione di essere immerso in quel giallo acceso che la fotografia ci regala. O ancora, quelle occasioni di festività che coinvolgono le famiglie in cui si danza e si scherza ovviando ai problemi quotidiani.
Le quattro storie, diverse ma accomunate dalle relazioni famigliari, sono un emblema delle difficoltà che gli esseri umani vivono, più nello specifico le donne. Sì, perché le situazioni che si creano sono talvolta o sempre esclusivamente a discapito delle donne. Prendiamo l’esempio della domestica che, per non provocare gli uomini di casa e per non dare alla luce un figlio, è costretta a subire una operazione. Così come la piccola Lenka che si sente osservata dallo sguardo molesto maschile mentre gioca con altri bambini. Si chiede se sia un evento di cui parlare oppure se appartiene alla normalità. Di certo sente che il suo corpo sta cambiando e la sua voice over esplica delle riflessioni personali, così come fanno altre donne all’interno del film. Schilinski si affida molto alla voce dei personaggi per raccontare le storie o le sensazioni personali, ma anche molto alla potenza delle immagini. Frame immobili o silenziosi che penetrano nell’animo umano, scalfendo il trascorrere del tempo. Questo scorrere lento è tuttavia una problematica del film, poiché come detto, alcuni eventi sembrano inconsistenti. Alcuni vengono ripresi immettendoci nella mente di chi guarda. Per esempio, Angelika che vede un cerbiatto nell’aperta campagna. Lo spettatore capisce che se lo stava immaginando quando la stessa scena viene ripresentata senza il suddetto animale. Per questo Il suono di una caduta non ha la qualità di essere un film troppo godibile, scoraggiando lo spettatore nell’ammirare.
Il suono di una caduta è un film che riflette sul passato, ma si connette con forza al futuro e cerca tuttavia di connettere le storie che si susseguono di generazione in generazione, come se ci fosse un filo conduttore tra di loro. Guardare avanti, ma senza dimenticare di voltarsi per trovare un riferimento.
In conclusione
Il suono di una caduta è un film di attesa, intenso ma al tempo stesso non adatto a uno spettatore che non è abituato a una visione lenta e riflessiva. Le storie sono ben espresse dai pensieri personali delle protagoniste del film, in aggiunta troviamo immagini statiche ma significative.
Note positive
- Cast
- Fotografia
- Relazione solida tra le storie di diverse generazioni
Note negative
- Lentezza della trama in alcuni momenti
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Emozione |
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SUMMARY
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3.0
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