One to one: John & Yoko (2024). Nixon, Coca-Cola, politica, Vietnam e proteste pacifiste in un’America degli anni ‘70

Recensione, trama e cast del film One to One: John & Yoko (2024), un viaggio visivo nell’attivismo e nella musica della celebre coppia.

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One to One John & Yoko (2024) – Regia di Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards – © Nexo Studios – Immagine concessa per uso stampa.
One to One John & Yoko (2024) – Regia di Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards – © Nexo Studios – Immagine concessa per uso stampa.

One to one: John & Yoko

Titolo originale: One to One: John & Yoko

Anno: 2024

Nazione: Regno Unito, Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Casa di produzione: Plan B / KM Films, Mercury Studios

Distribuzione italiana: Nexo Studios

Durata: 100 minuti

Regia: Kevin Macdonald, Sam Rice-Edwards

Sceneggiatura: Kevin Timon Hill

Fotografia: David Katznelson

Montaggio: Sam Rice-Edwards

Musiche: John Lennon, Yōko Ono

Attori: John Lennon (filmati d’archivio), Yōko Ono (filmati d’archivio), The Plastic Ono Elephants Memory Band (filmati d’archivio), Jerry Rubin (filmati d’archivio), Andy Warhol (filmati d’archivio)

Trailer di “One to one: John & Yoko”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

“One to One: John & Yoko” è un documentario che celebra una delle coppie più iconiche e leggendarie della storia musicale—e non solo. Il film ripercorre la vicenda artistica e personale di John Lennon (Liverpool, 9 ottobre 1940 – New York, 8 dicembre 1980) e Yōko Ono, artista e musicista giapponese (classe 1933), naturalizzata americana. Uniti sia sul piano artistico che sentimentale, i due si conobbero nel 1966 e si sposarono il 20 marzo 1969.

Il documentario, incentrato sulla loro storia, è co-diretto da Kevin Macdonald (Premio Oscar nel 2000 per “Un giorno a settembre”, 1999) e Sam Rice-Edwards, noto montatore, che ha debuttato alla regia con il documentario musicale “Meet Me in the Bathroom”.

La pellicola ha avuto la sua première mondiale il 30 agosto 2024 alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove è stata proiettata fuori concorso. Successivamente, il film è stato presentato al Telluride Film Festival e al Sundance Film Festival.

Dopo diverse proiezioni nei festival, il 21 gennaio 2025, la Magnolia Pictures ha acquisito i diritti nordamericani del documentario, distribuendolo nelle sale IMAX a partire dall’11 aprile 2025. Nel Regno Unito, il film è stato reso disponibile—sempre nelle sale IMAX—dal 9 aprile 2025.

In Italia, “One to One: John & Yoko” è distribuito nelle sale cinematografiche dal 15 al 21 maggio 2025 come evento speciale a cura di Nexo Studios, offrendo agli spettatori l’opportunità di immergersi nella straordinaria vicenda artistica e personale di John Lennon e Yōko Ono.

Trama di “One to one: John & Yoko”

All’inizio degli anni ’70, John Lennon e Yoko Ono decidono di lasciare il Regno Unito per stabilirsi a New York. Insieme, incarnano lo spirito della controcultura e sono profondamente coinvolti nelle battaglie politiche e sociali dell’epoca americana, collaborando con figure come Allen Ginsberg e Jerry Rubin. Parallelamente al loro attivismo, affrontano un’intensa ricerca personale, tentando di ritrovare Kyoko, la figlia di Yoko, mentre si confrontano con il timore di essere sorvegliati dall’FBI. Nel loro appartamento di Greenwich Village la televisione diventa la loro finestra sul mondo. Le immagini del panorama politico e sociale americano—dalla guerra in Vietnam agli scandali del Watergate—si intrecciano a pubblicità spensierate, creando un contrasto surreale tra il caos del presente e il desiderio di normalità imposto dai media. 

John e Yoko, profondamente colpiti da un’inchiesta sui bambini della Willowbrook State School, decidono di organizzare un evento benefico per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il One to One Benefit Concert, tenutosi il 30 agosto 1972 al Madison Square Garden, è composto da due spettacoli—uno nel pomeriggio e uno in serata—e rappresenta l’unico concerto completo di Lennon dopo la fine dell’era Beatles, un’esibizione destinata a rimanere nella storia.

Recensione di “One to one: John & Yoko”

“One to One: John & Yoko” non è decisamente un documentario classico. Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards scelgono di rinnegare completamente i canoni tradizionali del cinema documentario, abbracciando invece un linguaggio più vicino alla video arte. Il risultato è un’opera che, pur muovendosi talvolta in territori caotici, affascina per la forza del montaggio e per il modo in cui il materiale d’archivio—sonoro e visivo—viene selezionato e presentato dal duo registico.

L’assenza di una voce narrante e di interviste a esperti conferisce al documentario un taglio più intimo e immersivo, lasciando che siano le immagini d’archivio a raccontare la storia senza intermediazioni. Questo approccio permette di vedere John Lennon e Yōko Ono non solo attraverso il prisma della loro fama, ma anche nella loro dimensione privata, rivelando la complessità della loro relazione e del loro pensiero politico. Attraverso il montaggio fluido e l’attenta selezione del materiale, il film riesce a trasmettere la loro energia, il loro senso di urgenza e l’impatto che hanno avuto sulla società americana degli anni ’70. Inoltre la scelta di affidare la narrazione esclusivamente ai documenti visivi crea un’esperienza quasi sensoriale, in cui gli spettatori sono chiamati a interpretare e contestualizzare da soli gli eventi, senza una guida esterna. Questo rende il documentario un viaggio immersivo, capace di far rivivere il fermento di quegli anni e di restituire la potenza di una coppia che, al di là delle controversie, ha lasciato un segno indelebile nella storia della cultura e della musica.

Molto presto ho deciso che non avrei cercato di inseguire i vecchi sul letto di morte per ottenere il loro ultimo aneddoto su John Lennon, che probabilmente avevano già raccontato. Ho pensato: Non cercherò di essere in qualche modo definitivo. Non sarebbe interessante vedere chi è il John, chi è la Yoko, chi appare dal materiale d’archivio? Il periodo intorno al concerto è quello in cui John e Yoko sono più ripresi: avevano le loro telecamere o c’erano altre persone che riprendevano. Ho pensato: C’è abbastanza materiale per lasciarli parlare da soli, permettere al pubblico di origliare e far sì che questo sia parte del divertimento del film. Credo che questo sia molto più interessante di un biopic tradizionale, in cui i registi cercano di presentare una versione molto coerente delle cose. Come tutti sappiamo, la vita è caotica e contraddittoria. Ho iniziato a sentire molte interviste di John in cui raccontava di aver passato molto tempo a guardare la TV quando era arrivato a New York. Ne era affascinato. Ricordo di essere andato in America nella mia prima adolescenza e, venendo dalla Gran Bretagna, dove avevamo due o tre canali televisivi, l’imbarazzo della ricchezza volgare della TV americana era una cosa incredibile da vedere. Credo che John si sentisse allo stesso modo. Ci siamo divertiti molto a pensare: Ok, John era ossessionato dalla TV. Se ne stava seduto lì, nel suo appartamento praticamente monocamera, a guardarla. Abbiamo fatto una grande carrellata di filmati dei notiziari, delle pubblicità e di tutto ciò che si vede nel film per evocare il senso dell’epoca, del luogo e delle preoccupazioni.

Dichiarazione di Kevin Macdonald

La voce di Yoko Ono

La rappresentazione di Yōko Ono in questo documentario rappresenta un’importante rivalutazione della sua figura, spesso schiacciata da anni di pregiudizi e semplificazioni mediatiche. Non più vista solo attraverso il prisma della sua relazione con John Lennon, ma riscoperta come artista indipendente e attivista determinata, il film ne evidenzia la forza creativa e la coerenza del suo pensiero. La sua influenza su Lennon non è ridotta a una mera presenza nella sua vita, ma viene finalmente riconosciuta come un contributo attivo e significativo alla sua evoluzione artistica e ideologica di cantante e di pensatore – filosofo.

Il modo in cui il film è costruito, con questa narrazione priva di una voce narrante permette agli spettatori di riscoprire Yōko attraverso la sua voce, attraverso i materiali d’archivio, lasciando che la sua personalità emerga spontaneamente e senza filtri. Questo approccio offre un ritratto più autentico e umano, slegato dalle polemiche che per anni l’hanno vista al centro di accuse ingiuste, soprattutto per quanto riguarda la presunta responsabilità nella separazione dei Beatles. Anziché limitarsi a correggere questa narrativa, il documentario va oltre, mostrando come il suo impegno nella musica e nell’attivismo abbia avuto un valore intrinseco, indipendente dal mito di Lennon.

Il film esplora inoltre il rapporto tra la coppia e il movimento giovanile americano degli anni ’70, sottolineando il modo in cui Yōko sia stata spesso una mente strategica nelle loro battaglie politiche e sociali. Da pacifista convinta, ha giocato un ruolo chiave nel plasmare il messaggio di Lennon, influenzando la sua visione e le sue azioni pubbliche. La scelta di concentrarsi su questo aspetto rafforza l’idea di Ono non come semplice musa, ma come una figura profondamente coinvolta e attiva nella costruzione di un pensiero radicale e rivoluzionario.

Questa nuova prospettiva offre agli spettatori l’opportunità di guardare alla sua figura con occhi diversi, riconoscendo la sua autonomia artistica e il suo impatto sulla cultura globale. La sua storia, spesso raccontata solo in funzione della relazione con Lennon, trova finalmente lo spazio per emergere in tutta la sua complessità.

Possiamo dunque dire che Il documentario—probabilmente per la prima volta nella storia della settima arte—riesce a far emergere la voce di Yōko Ono, rivelandone la complessità artistica e personale. Ne restituisce l’individualità e l’umanità, spesso e volentieri schiacciate dalla presenza dominante di John Lennon, figura gigantesca del panorama musicale mondiale e vera e propria icona della musica inglese e americana tra gli anni ’60 e ’80.

Molto presto, parlando con Simon Hilton, che dirige la produzione per la proprietà dei Lennon, gli chiesi: “Perché i Lennon andarono in America?”. E lui mi rispose: “Beh, in parte stavano scappando dal malcontento nei confronti di Yoko e in parte stavano cercando la figlia di Yoko”. Io dissi: “Cosa?!” Non sapevo che avesse una figlia. E ho parlato con molte altre persone che non lo sapevano. Non è un segreto, solo che nessuno lo sa o sa che sono andati in America e hanno passato anni a cercarla. Ma quando ho guardato il filmato, ho cominciato a vedere: Oh sì, Yoko ne parla. Parla dell’essere madre. Perché fa il concerto One to One? Per sostenere i bambini che sono stati abbandonati. Yoko è stata spesso dipinta come una persona fredda che metteva l’arte al di sopra di tutto, ma nel film trovo terribilmente commovente quando parla di sua figlia. Certamente, uno dei modi per considerare il film come una progressione tematica è che si tratta di bambini. Si tratta di John e del suo bambino interiore e di come non sia mai riuscito a sfuggire a ciò che gli è successo da bambino. Parla dei bambini di Willowbrook. Si tratta della figlia di Yoko. E infine, si tratta dell’arrivo di Sean, in un certo senso come simbolo di rinascita.

Dichiarazione di Kevin Macdonald

Nel portare alla luce la personalità di Yōko Ono, risultano particolarmente interessanti e funzionali i materiali audio, dove possiamo ascoltarla conversare al telefono—sia in chiamate di lavoro che personali. Queste registrazioni restituiscono tutta la sua umanità, prima, e quella di John Lennon, dopo, raccontando il loro percorso artistico e il loro impegno sociale: dalla lotta contro il razzismo, la povertà e le disuguaglianze, alla denuncia dell’arresto per uso di cannabis, all’opposizione al governo Nixon e alla guerra in Vietnam. Il documentario mette in luce il loro impegno per un mondo fondato sui valori di pace, amore e umanità—gli stessi ideali che avevano ispirato la generazione dei figli dei fiori.

Tra i materiali d’archivio audio, spicca un momento particolarmente impressionante, soprattutto alla luce di quanto accaduto al Dakota Building l’8 dicembre 1980: la telefonata tra Jim Keltner e John Lennon, in cui i due si ritrovano a porsi una domanda che, oggi, assume un peso ancora più significativo…

JK: Hai paura… 

JL: Intendi delle persone che potrebbero ucciderci?

JK: Si, delle persone a cui non piacciano i tipi politici, ecco. 

JL: Mmm. Non ho intenzione di farmi sparare, ma sarebbe fonte di trambusto… sono pur sempre un artista rivoluzionario, no?

Uno sguardo sull’america degli anni ‘70

Sul finire del 1971, John Lennon e Yōko Ono si trasferiscono a New York, diventando simboli della controcultura e dell’attivismo politico americano di quegli anni. Il documentario “One to One: John & Yoko”, co-diretto da Kevin Macdonald, ricostruisce con grande accuratezza questo periodo cruciale, in cui la coppia vive per diciotto mesi in un piccolo appartamento nel Greenwich Village, immersa nella società americana e nella sua instabilità politica. La televisione, in questo lasso di tempo, diventa la loro finestra sul mondo: le immagini della guerra in Vietnam, le prime ombre sul caso Watergate, i jingle pubblicitari che mascherano un diffuso malcontento si susseguono sullo schermo, restituendo il tumulto di un’epoca.

Come cita il lungometraggio in una didascalia iniziale, il duo artistico, in quegli anni, nel monolocale del Greenwich Village, trascorre il proprio tempo “frequentando artisti e radicali politici e guardando tanta tv”. Proprio questa abitudine quotidiana di Lennon e Ono di guardare la televisione americana diventa un elemento narrativo centrale del documentario, sia a livello sceneggiativo che visivo. La TV, con le sue pubblicità, i notiziari e i programmi, si trasforma in una lente attraverso cui raccontare la storia politica, sociale e culturale dell’America tra il 1970 e il 1973.

Le immagini si susseguono tra spot iconici—come quello della Coca-Cola—e trasmissioni televisive, passando dai talk show ai servizi giornalistici della CBS News di Washington. Il film tocca temi cruciali, dalla guerra in Vietnam al razzismo nei confronti della cultura nera americana e della comunità LGBT. Tra i momenti più scioccanti, emergono i reportage dedicati al Willowbrook State School, istituto statale per bambini affetti da disabilità mentali, con immagini profondamente sconvolgenti che restituiscono un ritratto crudo di una realtà spesso ignorata.

Fin dai primi minuti, la regia ci introduce nella meticolosa ricostruzione del monolocale del Greenwich Village, restituendo le sensazioni che, probabilmente, Lennon e Yōko Ono hanno vissuto in quegli anni. La macchina da presa si sofferma sugli oggetti della stanza, sul loro letto e, infine, sulla televisione anni ‘70—lo schermo che la coppia guardava quotidianamente. Il film procede così attraverso un incessante zapping televisivo, passando da uno spot pubblicitario all’altro, alternando momenti di leggerezza a notizie di forte rilievo storico, politico e culturale.

Questo flusso disordinato, in apparenza caotico, viene interrotto da immagini e tracce audio di Lennon e Ono, permettendo di cogliere il loro modo di vivere l’America dell’epoca, il loro approccio ai problemi sociali e il loro dialogo con i giovani. Attraverso questo confronto, il documentario mostra come la coppia abbia proposto una nuova filosofia di vita, in netta contrapposizione al pensiero dominante del governo Nixon, con cui Lennon si scontrò ripetutamente.

In questo senso, il film non si concentra tanto sulle canzoni dell’ex frontman dei The Beatles, ma piuttosto sulla sua voce nel dibattito pubblico, insieme a Ono, nei confronti delle tensioni sociali di un’America attraversata da profondi conflitti. Mostra come il duo abbia agito concretamente, diventando una forza propulsiva di cambiamento per la comunità dell’epoca.

Dunque, attraverso un alternarsi di materiali d’archivio—televisivi e non—il film si rivela essenzialmente un montaggio narrativo, dove l’essenza della storia non giunge attraverso un flusso lineare, ma piuttosto dal caos proposto dalla regia e dal montaggio. L’opera rinnega volutamente una drammaturgia convenzionale e di facile fruizione, optando invece per una narrazione che restituisca il tumulto dell’America degli anni ‘70, nonché l’essenza di John Lennon e Yōko Ono in quel contesto storico. Di conseguenza, la pellicola non si presenta come un prodotto audiovisivo immediato e di semplice comprensione, soprattutto per chi non ha una profonda conoscenza della storia e cultura americana o del percorso artistico di Lennon.

Piuttosto, è un ritratto complesso e sfaccettato di un contesto sociale, elevato a epicentro narrativo. Questo consente di raccontare un frammento di vita legato ai due artisti, attraverso una narrazione in cui il mondo televisivo e il loro vissuto si intrecciano, offrendo uno spaccato filosofico-narrativo sulla loro esperienza in quegli anni turbolenti e sulla loro visione del mondo.

In conclusione

One to One: John & Yoko è un documentario che sfida le convenzioni del genere, scegliendo un linguaggio visivo caotico, complesso e affascinante per raccontare un’epoca turbolenta. Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards restituiscono il contesto sociale e culturale degli anni ’70, illuminando l’impegno politico e artistico della coppia con un flusso di materiali d’archivio immersivo.

Note positive

  • Montaggio innovativo e coinvolgente
  • Approfondimento inedito sulla figura di Yōko Ono
  • Uso efficace del materiale d’archivio audio e visivo

Note negative

  • Struttura narrativa caotica e complessa che può risultare ostica

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Review Overview
Regia e montaggio
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
SUMMARY
4.3
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.