
Passenger
Titolo originale: Passenger
Anno: 2026
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: horror
Casa di produzione: 18Hz Productions, Coin Operated, Paramount Pictures
Distribuzione italiana: Eagle Pictures
Durata: 94 minuti
Regia: André Øvredal
Sceneggiatura: T.W. Burgess, Zachary Donohue
Fotografia: Federico Verardi
Montaggio: Martin Bernfeld
Musiche: Christopher Young
Attori: Melissa Leo, Lou Llobell, Jacob Scipio, Devielle Johnson, Tony Doupe, Bonni Dichone
Trailer di “Passenger”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Passenger è un film horror uscito il 21 maggio 2026 nei cinema italiani ed è diretto da André Øvredal e scritto da T.W. Burgess e Zachary Donohue; alla produzione troviamo Walter Hamada e Gary Dauberman. La pellicola ha come protagonisti Melissa Leo, Lou Llobell e Jacob Scipio.
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Trama di “Passenger”
Dopo essere sopravvissuti a un violento incidente lungo un’autostrada deserta, una giovane coppia riprende il viaggio convinta di essersi lasciata alle spalle il peggio. Ben presto, però, qualcosa di oscuro comincia a insinuarsi nella loro fuga: una presenza invisibile e demoniaca sembra essersi nascosta all’interno dell’auto, accompagnandoli silenziosamente lungo il tragitto. Quella che inizialmente appare come una semplice suggestione si trasforma progressivamente in un incubo sempre più soffocante, mentre il viaggio on the road assume i contorni di una discesa inesorabile verso la follia e la morte.
“Lo scorso anno oltre 130 milioni di persone sono partite per un viaggio on the road. Oltre 15.000 non sono mai tornate”
Recensione di “Passenger”
Con il film Passenger il regista André Øvredal torna all’horror cercando di costruire una narrazione tra thriller soprannaturale e cinema on the road, affidandosi a un concetto semplice, ma potenzialmente efficace: riuscire a trasformare il viaggio in uno spazio dominato da una presenza invisibile e inarrestabile. Dopo aver dimostrato in passato una discreta capacità nel lavorare sull’atmosfera e sulla tensione visiva, come in pellicole quali Autopsy e Demeter – Il risveglio di Dracula, il regista tenta qui di costruire un horror più essenziale e claustrofobico, fondato sull’angoscia dell’attesa e sul senso costante di minaccia. Tuttavia, nonostante alcune suggestioni inizialmente interessanti, la pellicola fatica rapidamente a dare profondità alla propria idea centrale, rimanendo intrappolata in una narrazione ripetitiva e priva di reale escalation emotiva.
La premessa narrativa possiede indubbiamente un potenziale interessante, un’entità che accompagna silenziosamente i viaggiatori verso la morte avrebbe potuto dare vita a un racconto capace di lavorare sull’angoscia dell’attesa e sull’impossibilità di fuga. Tuttavia, la pellicola fatica fin dai primi minuti a trasformare questo incipit in una vera esperienza di ansia e tensione cinematografica.
Il principale limite del film emerge soprattutto dalla scrittura, incapace di costruire uno sviluppo narrativo realmente coinvolgente. La sceneggiatura procede infatti in maniera estremamente lineare e ripetitiva, alternando situazioni prevedibili a momenti che sembrano voler evocare inquietudine, senza però riuscire mai ad approfondire davvero il senso della minaccia. L’atmosfera rimane così bloccata in una dimensione costantemente sospesa, ma mai realmente disturbante sul piano emotivo.
Anche la gestione della suspense risulta piuttosto meccanica. Gli jumpscare vengono utilizzati come principale motore della paura, ma appaiono spesso telefonati e privi di costruzione emotiva, finendo per interrompere la tensione invece di alimentarla. Un approccio che evidenzia una certa difficoltà nel lavorare sull’angoscia psicologica e sulla percezione dello spazio, elementi che avrebbero potuto rappresentare il vero punto di forza del film considerata l’impostazione on the road della storia.
La regia di Øvredal tenta comunque di mantenere viva una dimensione visivamente inquietante fatta di strade isolate, paesaggi notturni e ambienti dominati dal senso di insicurezza. Alcune inquadrature riescono a suggerire un interessante senso di smarrimento, ma la regia non trova mai un equilibrio davvero efficace tra suggestione visiva e costruzione narrativa. Persino il concept del “passeggero invisibile” tra leggenda urbana e simbologia religiosa, che avrebbe potuto trasformarsi in una presenza ossessiva e disturbante, resta confinato a una funzione quasi meccanica all’interno del racconto.
Nemmeno i protagonisti riescono a sostenere pienamente il peso della narrazione. I personaggi rimangono infatti tratteggiati in modo estremamente superficiale, senza un reale approfondimento psicologico che permetta allo spettatore di instaurare un coinvolgimento con il loro percorso. Una debolezza che finisce inevitabilmente per compromettere anche l’impatto delle sequenze che dovrebbero creare più suspense, ma che risultano spesso prive di reale risvolto drammatico.
La parte conclusiva del film rappresenta probabilmente il momento più problematico dell’intera operazione, con un finale che dovrebbe segnare il punto massimo della tensione narrativa, ma che scivola invece verso un confronto involontariamente grottesco, incapace di sostenere il peso delle aspettative costruite nel corso del racconto. Passenger finisce così per trasformarsi in un horror che accumula sensazioni e intuizioni senza mai riuscire davvero a renderli vivi, lasciando l’impressione di un film che possedeva idee interessanti, ma che non è mai riuscito a trovare una forma narrativa abbastanza solida da sostenerle.
In conclusione
Passenger rappresenta uno di quei film in cui il potenziale finisce progressivamente soffocato da una scrittura incapace di svilupparne davvero le possibilità. André Øvredal prova a costruire un horror fondato sul senso di angoscia e sulla presenza invisibile della minaccia, ma la pellicola non riesce mai a trasformare queste emozioni in autentica tensione cinematografica. Tra jumpscare prevedibili, personaggi poco approfonditi e una gestione della suspense estremamente meccanica, il film rimane costantemente sospeso in una dimensione di incompiutezza narrativa. Il risultato è un horror che si lascia guardare senza particolare coinvolgimento, incapace però di lasciare un segno reale all’interno del panorama horror contemporaneo.
Note positive
- Concept iniziale potenzialmente interessante
- Presenza di alcune inquadrature visivamente suggestive
Note negative
- Sceneggiatura priva di reale evoluzione narrativa
- Jumpscare prevedibili
- Finale debole
- Personaggi troppo superficiali
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| Colonna sonora e sonoro |
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2.3
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