A House of Dynamite (2025) Il film che c’insegna ad avere paura

I radar della base militare di Fort Greely, in Alaska, rilevano un missile nucleare, il Presidente degli Stati Uniti e il suo staff devono cercare di abbatterlo prima che raggiunga Chicago

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A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025.
A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025.

Trailer di “A House of Dynamite”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

A House of Dynamite è un thriller politico apocalittico del 2025 diretto da Kathryn Bigelow e scritto da Noah Oppenheim. Il film è interpretato da Idris Elba, Rebecca Ferguson, Jared Harris e Tracy Letts. È stato presentato in anteprima mondiale all’82ª edizione del Festival di Venezia, in concorso per il Leone d’Oro, e successivamente distribuito in anteprima in alcuni cinema del Regno Unito, prima di debuttare globalmente su Netflix.

La tematica e il messaggio di fondo risultano estremamente attuali: la minaccia nucleare e la fragilità dei sistemi politici e militari. Le interpretazioni funzionano molto bene, in particolare quella di Idris Elba, che sembra guidare il cast e che, nei panni del presidente, offre una presenza intensa e credibile. Tuttavia, nella seconda parte il film perde smalto: il passaggio da un capitolo all’altro rallenta il ritmo narrativo, attenuando la tensione iniziale. La scelta di rendere il nemico anonimo si rivela interessante, poiché le minacce assumono forme inquietanti proprio nella loro indefinitezza. La narrazione è divisa in diverse prospettive: quella della base in Alaska e quella della Casa Bianca, evitando spiegazioni intuitive e rassicuranti e accentuando così il senso di precarietà e di incertezza che permea l’intera vicenda.

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Trama di “A House of Dynamite”

Il film racconta uno scenario apocalittico-politico in cui un missile nucleare viene lanciato da un aggressore non identificato contro gli Stati Uniti. L’intero governo, insieme ai vertici della difesa e ai servizi di intelligence, entra in una corsa contro il tempo per decidere come reagire e prevenire una catastrofe. La narrazione è suddivisa in tre capitoli, ciascuno dei quali rappresenta una prospettiva diversa: quella dei servizi segreti, quella della Casa Bianca e quella della comunità militare americana.

Recensione di “A House of Dynamite”

Il titolo stesso suggerisce che, nonostante la pace apparente, l’arma più distruttiva rimane nelle nostre mani: fragile, instabile e, al tempo stesso, rappresentativa della società contemporanea, costruita su istituzioni che somigliano a potenziali esplosivi. Il titolo, dal punto di vista simbolico, indica il collettivo dell’umanità e ogni “stanza” della Casa rappresenta un organo diverso come il cervello, il cuore ecc… E infine la casa non esplode, ma implode su se stessa per le troppe informazioni ricevute. Il film si concentra su come le decisioni vengano prese in un tempo limitato, quando tutti i protagonisti sono costretti a confrontarsi con scelte inevitabili. La narrazione si articola in tre diversi punti di vista, ciascuno corrispondente a un livello di potere distinto: il Presidente, i militari e i civili. Ognuno di loro ritiene di poter gestire e controllare la situazione in modo differente, ma le prospettive divergenti finiscono per accentuare la tensione. L’intero film è una corsa contro il tempo: non è il tempo a essere semplicemente un vincolo, bensì la minaccia stessa. Ogni minuto che passa genera un senso crescente di soffocamento, fino a culminare in una stasi claustrofobica che avvolge personaggi e spettatori.

La regia di Kathryn Bigelow funge da pressione psicologica: le inquadrature sono spesso claustrofobiche e ravvicinate, come i primi piani, e talvolta statiche, diventando dinamiche grazie ai riflessi della luce. Il punto di vista rimane instabile, poiché la macchina da presa simula micromovimenti che trasmettono la tensione nervosa. Il montaggio alterna serratamente gli ambienti — Casa Bianca, Pentagono e Base militare — mantenendo un ritmo controllato, calibrato per sostenere l’adrenalina dello spettatore. La sceneggiatura di Noah Oppenheim richiama uno schema narrativo già presente in alcuni dei suoi lavori, come Zero Dark Thirty, con una struttura che intreccia più prospettive di potere e decisione.

Il suono rappresenta una delle componenti tecniche più interessanti: ha la funzione di amplificare la tensione, fino a segnare, nella parte finale, il fallimento morale. Qui il silenzio assoluto diventa esso stesso “l’esplosione”: l’impatto non è reso da un fragore, ma da un vuoto acustico totale, che trasmette un senso di annichilimento e di sospensione drammatica.

In conclusione

Una differenza rispetto ai film precedenti di Kathryn Bigelow è che, invece di concludersi con una rinuncia o con un epilogo netto, A House of Dynamite si chiude con una sorta di consolazione sospesa: una sirena che si spegne di colpo, senza che si avvii alcuna caccia al colpevole. Questa scelta narrativa, insieme alla divisione in tre prospettive diverse, dimostra come più si conosce e si studia il sistema, più se ne colgono i difetti. Il film si chiude dunque in tutti e tre i punti di vista — Presidente, militari e civili — ma con un unico destino condiviso. Non è soltanto un film catastrofico, bensì una solida riflessione sul potere e sull’uso dell’arma nucleare.

Note positive

  • Regia ermetica e realistica
  • Interpretazioni realistiche e d’impatto
  • Sceneggiatura ben costruita su prospettive multiple
  • Il suono come strumento di tensione

Note negative

  • Ogni tanto la narrazione risulta lenta

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
4.6
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Pamela Spaggiari
Pamela Spaggiari