
Boyfriend on demand
Titolo originale: 월간남친
Anno: 2026
Nazione: Corea del Sud
Genere: commedia
Casa di produzione: WhyNot Media, Baram Pictures, Kakao Entertainment
Distribuzione italiana: Netflix
Stagione: 1
Puntate: 8
Regia: Kim Jung-sik
Sceneggiatura: Namgung Do-young
Fotografia: Park Sung-yong, Park Im-hwan
Musiche: Gaemi
Attori: Jisoo, Seo In‑Guk, Seo Kangjoon
Trailer di “Boyfriend on demand”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
Distribuita da Netflix nel marzo 2026, “Boyfriend on Demand, ha avuto una notevole eco sul panorama seriale internazione, specialmente per la vasta presenza di co protagonisti di grande rilievo come Seo Kangjoon, Jay Park, Lee Soo Hyuk e Lee Jae Wook, che si avvicendano ai già due famosi protagonisti (Jisoo delle Blackpink e il talentuosissimo Seo In-Guk) tramite dei cameo che hanno lasciato piacevolmente sorpreso l’intero pubblico.
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Trama di “Boyfriend on demand”
In una Seoul ancora più radicalmente interconnessa, Seo Mirae (Jisoo) è una giovane impiegata in una casa editrice di manga. La sua vita è semplice e scandita da ritmi serrati, orari snervanti e una solitudine emotiva che non la abbandona mai. Nella sua quotidianità fatta di casa e ufficio, la proposta di provare gratuitamente un software di dating sperimentale irrompe in modo improvviso cambiando la sua prospettiva sulle relazioni nell’immediato, porgendole interrogativi sul suo passato sentimentale, ma anche sul presente, mentre al di fuori della realtà virtuale che il software le impone, il rapporto con il collega Park Kyeongnam (Seo In-Guk) cresce in modo spontaneo e naturale. In un continuo alternarsi di quotidianità ed esperienze virtuali, la protagonista scoprirà così l’essenza dell’ amore vero.
Recensione di “Boyfriend on demand”
“Boyfriend on demand” potrebbe sembrare su due piedi la classica commediola d’amore capace di essere divorata dallo spettatore medio (ancor meglio se di k-drama) facilmente in una serata e in parte forse lo è: il ritmo è infatti più sostenuto delle serie coreane, il numero di episodi inferiore e di minor durata, come da standard Netflix, la trama e il continuo avvicendarsi dei più amati rappresentanti dello star system coreano rendono il prodotto catchy e sicuramente di grande interesse per i fan del genere. Eppure c’è un aspetto che rende tale serie più interessante del solo strato superficiale ed il contesto sul quale è costruita, non soltanto relativamente alla Corea del Sud, Paese nel quale l’innovazione tecnologica va a braccetto con la solitudine, sempre più comune nelle nuove generazioni, bensì anche relativamente al nostro contesto, più occidentale. Il quesito che infatti la serie pone è semplice: quanto spazio può occupare ancora l’amore vero, autentico, ma anche imperfetto, in una realtà così evoluta, da proporre centinaia di appuntamenti virtuali con personaggi immaginari perfetti, disegnati su misura dall’intelligenza artificiale ? Seppur possa sembrare fantascienza, proprio come lo era “Her” di Spike Jonze prima dell’avvento di Siri e Alexa, in realtà i software capaci di simulare fidanzati immaginari, mediante l’utilizzo dell’AI, sono molteplici e anche popolari in un mondo sempre più interconnesso e soprattutto solo. Il quesito che la protagonista si pone tra il ragazzo perfetto costruito su misura per lei (interpretato dallo stesso Seo In-Guk per rendere ancora più evidente la contrapposizione con il personaggio reale) e il collega, non perfetto, ma adatto, è in realtà la domanda che oggi già ci poniamo, seppur in un’ottica tecnologica ancora limitata: se possiamo avere la persona perfetta per noi, ha ancora senso intraprendere una relazione autentica, ma anche fatta di possibili attriti o compromessi? La risposta sembra logica: l’amore autentico, in quanto tale, non può che vincere, e questo è proprio ciò che accade nel caso della protagonista, eppure un’ombra di dubbio, in un mondo in cui, giustamente, l’individualismo ha abbassato la soglia di sopportazione dei comportamenti altrui, la facilità di consumare relazioni brevi e immediatamente appaganti ha reso più difficile la ricerca di una connessione profonda e l’indipendenza economica di ognuno ha sconfitto la logica del bisogno di un partner anche come spalla, l’autenticità non è più una scelta scontata.
A fronte di ciò l’orizzonte narrativo di quella che voleva essere una semplice commedia romantica, arricchita di tante sorprendenti Easter eggs, si amplia notevolmente, mettendo in rilievo una problematica dell’era digitale più che plausibile in un orizzonte temporale non troppo lontano, peccato solo che lo spunto anche innovativo non sia stato sfruttato abbastanza.
Per quanto infatti risplendano numerose interpretazioni (tuttavia non quella della protagonista idol kpop) e la sceneggiatura sia brillante nella ricerca del dettaglio e delle sfumature dei sentimenti, facendo anche numerosi salti nella relazione passata della protagonista, alla fine la tematica dell’impatto della tecnologia sulle relazioni e dell’evoluzione del dating in questa era digitale resta solo un espediente per incuriosire lo spettatore, mostrare le numerose star presenti e fare da metro di paragone, venendo poi sovrastata dalla storia d’amore reale, considerata a priori, senza una ricerca del vero senso dell’autenticità, la migliore scelta per il desiderato lieto fine.
In conclusione
“Boyfriend on demand” è un prodotto fresco, divertente, ben presentato e di cui soprattutto avevamo bisogno all’intero del genere della romantic comedy. Proprio per questo il tema innovativo delle relazioni con personaggi virtuali, che si sta affacciando anche nel nostro presente, poteva essere sfruttato maggiormente e non come semplice mezzo per raggiungere l’obiettivo della classica storia d’amore da kdrama con tanto di lieto fine.
Note positive
- Tematica
- Ritmo
- Cast
Note negative
- Un occasione mancata a livello di sceneggiatura
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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SUMMARY
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3.7
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