Chopin, notturno a Parigi (2026). Un’icona in chiaroscuro, con Parigi come specchio di un artista in bilico

Recensione, trama e cast del film Chopin, notturno a Parigi (2025), lungometraggio biografico su Frédéric Chopin per la regia di Kwieciński

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© Fot Jaroslaw Sosinski / Akson Studio, CHOPIN, CHOPIN! cinematographer MICHAL SOBOCINSKI, director MICHAL KWIECINSKI, fabula, FILM, FOTOSY, Operator obrazu MICHAL SOBOCINSKI, production Akson Studio, production Akson Studio PHOTOS, Produkcja Akson Studio, Rezyser MICHAL KWIECINSKI Immagine ricevuta a uso editoriale da dimillamacchiavelli
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Trailer di “Chopin, notturno a Parigi”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Chopin, notturno a Parigi arriva al cinema dal 26 febbraio: si tratta di un biopic che esplora la vita del compositore romantico Frédéric Chopin nella Parigi del XIX secolo, diretto dal regista polacco Michał Kwieciński. Il film, prodotto in Polonia e sceneggiato da Bartosz Janiszewski, è stato presentato al Polish Film Festival il 22 settembre 2025.

Nel cast troviamo Eryk Kulm nel ruolo di Chopin; accanto a lui compaiono Lambert Wilson nei panni di Re Luigi Filippo I, Joséphine de La Baume come George Sand e Victor Meutelet nel ruolo di Franz Liszt.

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Trama di “Chopin, notturno a Parigi”

Il film narra di un periodo della vita di Frédéric Chopin. Il compositore, ormai affermato a Parigi, sperimenta una crescente notorietà pubblica che si intreccia con una vulnerabilità personale sempre più evidente. Nella capitale francese, tra salotti aristocratici, lezioni private e serate musicali, Chopin è accolto come una figura di spicco dell’élite culturale europea. Tuttavia, al di là dell’immagine dell’artista elegante e ammirato, c’ è anche il ritratto intimo di un uomo segnato dalla stanchezza, dalla malattia e da una crescente difficoltà a reggere il peso della propria fama.

Recensione di “Chopin, notturno a Parigi”

Con la pellicola Chopin, Notturno a Parigi, il regista polacco Michał Kwieciński porta sullo schermo un ritratto insolito di Frédéric Chopin, lontano dalle consuete celebrazioni biografiche. Il film, scritto da Bartosz Janiszewski, si concentra sugli anni parigini del compositore, quando la fama lo proietta nei salotti dell’aristocrazia e la malattia inizia a consumare la sua vita quotidiana.

La pellicola si presenta come un biopic che racconta il mito di Chopin da un’altra prospettiva, che non ne racconta l’ascesa, ma la sua lenta sottrazione allo sguardo pubblico. Il regista evita la struttura cronologica tradizionale e opta per un racconto frammentato. La Parigi ottocentesca non è ricostruita come sfondo storico, ma come una sorta do spazio a livello mentale in cui il compositore si muove . La regia predilige primi piani e inquadrature statiche e tende a rappresentare le scene musicali da momenti emotivi in atti fisici, spesso dolorosi.

Eryk Kulm tratteggia un Chopin carismatico ma provato dalla tubercolosi, mettendo in primo piano la vulnerabilità fisica e la tensione interiore che accompagnano il compositore negli anni parigini. Attorno a lui si muove un cast che ricostruisce con precisione il panorama culturale della capitale.
Lambert Wilson, nei panni di Luigi Filippo I, rappresenta la dimensione istituzionale di una Francia che tenta di stabilizzarsi, Joséphine de La Baume interpreta una George Sand che riflette le tensioni tra libertà creativa e codici sociali; Victor Meutelet convince con il personaggio di Franz Liszt già proiettato verso il proprio mito pubblico. Insieme delineano un mosaico di figure che rappresentano uno specchio critico dell’epoca e del suo clima intellettuale. Il confronto tra Chopin e il suo amico Liszt, più estroverso , diventa uno dei nodi narrativi del film dove vengono rappresentati due modi opposti di intendere la musica; uno pubblico quasi celebrativo e l’altro privato ed emozionale.

La musica accompagna i momenti più privati del protagonista con un registro a lungo respiro, quasi a sottolineare come l’ispirazione di Chopin nasca spesso in spazi lontano dalla massa e dal pubblico piuttosto che nei salotti dell’epoca. Le scene di concerto e di vita mondana mantengono infatti una dimensione sobria, come se il film volesse suggerire che la vera intensità emotiva si consumi altrove, lontano dallo sguardo pubblico.

La relazione con George Sand, interpretata da Joséphine de La Baume, viene affrontata con un approccio altrettanto sobrio. Sand emerge come una presenza razionale, più osservatrice che trascinata dalla passione, mentre la loro storia evita deliberatamente i cliché del melodramma. Il film invece mette in evidenza una convivenza complessa, segnata dal progressivo ritiro di Chopin nel proprio mondo interiore rappresenta il loro rapporto come un equilibrio fragile tra cura, distanza e incomprensioni.

In conclusione

 Chopin, notturno a Parigi porta sullo schermo la biografia di Chopin con un taglio differente dal solito, nel complesso funziona nel suo insieme e riesce a dare una visione disillusa della storia dell’artista. Un film che vuole dare più peso ai limiti dell’artista piuttosto che ai suoi meriti, una sorta di lunga discesa che osserva Chopin aggrapparsi nel suo mondo musicale, arrancando stoico mentre la vita si affievolisce lentamente in lui.

Note positive

  • Regia
  • Cast
  • Caratterizzazione dei personaggi
  • Fotografia

Note negative

  • /

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
3.5
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.