Gomorra – Le origini – Prima stagione (2026). Il ritorno alle radici del crimine organizzato napoletano

Attraverso gli occhi del giovane Pietro Savastano, il pubblico viene catapultato in un'epoca in cui la camorra stava trasformandosi da fenomeno rurale e marginale a sistema economico parallelo capace di infiltrarsi in ogni aspetto della vita cittadina, con una narrazione che bilancia magistralmente l'aspetto personale del protagonista con il quadro storico-sociale più ampio.

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Gomorra - Le origini (2025) - Episodio 1x01 - Credi. Marco Ghidelli - Sky
Gomorra – Le origini (2025) – Episodio 1×01 – Credi. Marco Ghidelli – Sky

Trailer di “Gomorra – Le origini”

Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming

“Gomorra – Le origini” è una serie tv ideata da Roberto Saviano, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e diretta da Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio. Prequel di “Gomorra – La serie” e basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano, rappresenta il quarto adattamento dopo il film del 2008 diretto da Matteo Garrone. La serie viene trasmessa su Sky Atlantic dal 9 gennaio 2026.

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Trama di “Gomorra – Le origini”

Zona metropolitana di Napoli, 1977. La serie mostra le vicende da giovane del personaggio di Pietro Savastano, cresciuto in una famiglia povera di Secondigliano, il quale sogna il benessere e un futuro migliore fino alla sua ascesa a boss. La sua vita prenderà una svolta decisiva dopo l’incontro con Angelo, soprannominato ‘a Sirena, che lo introduce al mondo della camorra, tra violenza, alleanze e tradimenti.

Recensione di “Gomorra – Le origini”

“Gomorra – Le origini” rappresenta un ritorno atteso nell’universo narrativo che ha segnato profondamente la serialità italiana negli ultimi anni, portando lo spettatore indietro nel tempo fino al 1977 per esplorare le radici del sistema camorristico che abbiamo imparato a conoscere attraverso le vicende della famiglia Savastano. La serie si configura come un prequel ambizioso che non si limita a riempire vuoti narrativi, ma costruisce un affresco storico e sociale della Napoli post-terremoto, dove la miseria e l’assenza dello Stato hanno creato il terreno fertile per l’ascesa della criminalità organizzata. Attraverso gli occhi del giovane Pietro Savastano, il pubblico viene catapultato in un’epoca in cui la camorra stava trasformandosi da fenomeno rurale e marginale a sistema economico parallelo capace di infiltrarsi in ogni aspetto della vita cittadina, con una narrazione che bilancia magistralmente l’aspetto personale del protagonista con il quadro storico-sociale più ampio.

Pietro Savastano: dalla povertà all’ambizione criminale

Il personaggio di Pietro Savastano viene mostrato nella sua dimensione umana più fragile e autentica, lontano dall’immagine del boss spietato e calcolatore che abbiamo conosciuto nella serie originale, restituendo allo spettatore un ritratto complesso di un giovane cresciuto nelle difficoltà di Secondigliano, dove la povertà non era solo assenza di denaro ma mancanza di prospettive e di dignità. La serie mostra come le aspirazioni inizialmente legittime di Pietro – il desiderio di benessere, di riscatto sociale, di garantire un futuro migliore a sé stesso e potenzialmente alla propria famiglia – vengano progressivamente corrotte e deviate verso il crimine organizzato come unica via d’uscita percorribile in un contesto dove le istituzioni sono assenti o complici. L’evoluzione psicologica del protagonista è costruita con una precisione che permette di comprendere, senza giustificare, come un ragazzo con sogni normalissimi possa trasformarsi nel temibile Don Pietro, mostrando le scelte cruciali, i compromessi morali e i momenti di svolta che hanno plasmato il suo carattere e il suo destino criminale.

Angelo ‘a Sirena: il mentore che apre le porte dell’inferno

L’incontro tra Pietro e Angelo, soprannominato ‘a Sirena, costituisce il fulcro narrativo della serie e rappresenta quella classica dinamica tra maestro e allievo che ha sempre funzionato nella tradizione del crime drama, ma qui arricchita da sfumature culturali e sociali specificamente napoletane che rendono il rapporto particolarmente credibile e potente. Angelo emerge come figura carismatica e ambigua, capace di esercitare un fascino quasi ipnotico sul giovane Pietro attraverso la promessa di potere, ricchezza e rispetto, ma al tempo stesso portatore di un codice morale distorto che normalizza la violenza e il sopraffazione come strumenti legittimi di ascesa sociale. Il soprannome ‘a Sirena non è casuale ma evoca mitologicamente il richiamo seducente e pericoloso verso un mondo dal quale non si può più tornare indietro, e la serie sfrutta brillantemente questa metafora mostrando come Pietro venga progressivamente trascinato sempre più in profondità nel sistema camorristico, perdendo pezzi della propria umanità a ogni passo compiuto sulla scala gerarchica del crimine organizzato.

Violenza, alleanze e tradimenti: il linguaggio della camorra

La rappresentazione della violenza in “Gomorra – Le origini” mantiene la brutalità realistica che ha caratterizzato la serie madre, ma contestualizzandola in un’epoca in cui le regole del gioco criminale stavano ancora definendosi e dove ogni atto di forza rappresentava un messaggio, un’affermazione di potere o una risposta a sgarri che non potevano essere perdonati senza perdere credibilità agli occhi del quartiere. Le alleanze che Pietro è costretto a stringere e a rompere nel corso della sua ascesa mostrano la natura intrinsecamente instabile e traditrice del sistema camorristico, dove la fiducia è una merce rara e la lealtà dura soltanto finché conviene, in un equilibrio precario mantenuto attraverso la paura, l’interesse economico e occasionalmente un rispetto che però può evaporare nel giro di una notte se le circostanze cambiano. I tradimenti, elemento strutturale della narrazione di “Gomorra”, assumono qui una dimensione ancora più tragica perché coinvolgono spesso persone legate da rapporti personali o di sangue, evidenziando come il sistema criminale corrompa non solo la moralità individuale ma anche i legami umani più sacri, trasformando amici in nemici e parenti in minacce potenziali da neutralizzare.

La Napoli degli anni Settanta: un personaggio a sé stante

L’ambientazione nella zona metropolitana di Napoli nel 1977 non è semplicemente uno sfondo cronologico ma diventa essa stessa protagonista della narrazione, con una ricostruzione attenta e dettagliata che riesce a evocare l’atmosfera di un’epoca di transizione per la città, segnata dalle ferite ancora aperte del terremoto, dalla speculazione edilizia selvaggia e dall’abbandono istituzionale delle periferie. La fotografia e la scenografia lavorano in sinergia per restituire la granulosità visiva e l’estetica decadente di quartieri come Secondigliano, dove i palazzoni popolari diventano fortezze improvvisate del crimine e le strade polverose testimoni silenziosi di guerre territoriali combattute nell’indifferenza generale delle autorità. La serie riesce nell’intento non facile di far percepire allo spettatore contemporaneo quanto profonde fossero le disuguaglianze sociali ed economiche di quel periodo, creando un contrasto stridente tra il centro storico e borghese di Napoli e le periferie dimenticate dove giovani come Pietro vedevano nella camorra l’unica forma di mobilità sociale accessibile.

Recitazione e regia: il ritorno allo stile Gomorra

Dal punto di vista interpretativo, la serie beneficia di un cast che non sempre riesce a incarnare con credibilità i personaggi in una fase giovanile, anche se non si cade nella trappola della semplice imitazione degli attori della serie originale, ma costruendo interpretazioni autonome che rispettano però la coerenza psicologica necessaria per personaggi di cui conosciamo già l’evoluzione futura. Purtroppo, proprio Luca Lubrano, che interpreta Pietro Savastano, è l’attore meno espressivo. La regia mantiene lo stile cinematografico asciutto e documentaristico che ha reso “Gomorra” un modello internazionale del crime drama, privilegiando inquadrature che seguono i personaggi da vicino, spesso con camera a mano che accentua il realismo quasi da reportage giornalistico, evitando qualsiasi glamourizzazione della vita criminale e mostrando invece la sordidezza, la brutalità e l’assenza di gloria che caratterizzano realmente quel mondo. Le scelte registiche dimostrano maturità nel non voler stupire con virtuosismi tecnici fini a sé stessi ma nel mettere sempre al centro la sostanza narrativa e la verità dei personaggi, creando un prodotto che dialoga perfettamente con la serie madre pur mantenendo una propria identità specifica legata al contesto storico differente.

In conclusione

“Gomorra – Le origini” riesce nell’impresa non scontata di aggiungere profondità e sfumature a una mitologia narrativa già consolidata senza contraddirne le fondamenta, offrendo risposte a domande che i fan della serie originale si ponevano da anni ma aprendo anche nuovi interrogativi sulla natura del potere criminale e sulle responsabilità individuali e collettive nella sua affermazione. La serie non cade nella tentazione celebrativa di giustificare le azioni di Pietro attraverso la sua origine disagiata, ma utilizza quella condizione sociale come chiave di lettura per comprendere meccanismi più ampi di esclusione e marginalizzazione che il crimine organizzato ha storicamente saputo sfruttare per reclutare adepti. Il risultato è un prodotto che funziona sia come standalone per chi si avvicina per la prima volta a questo universo narrativo, sia come tassello fondamentale per chi ha seguito l’intera saga dei Savastano, offrendo a entrambe le categorie di spettatori una visione completa e matura del fenomeno camorristico filtrato attraverso la lente del racconto seriale di qualità, confermando ancora una volta come la produzione italiana sappia competere ai massimi livelli nel genere del crime drama quando dispone di scrittura solida, ambizioni narrative chiare e rispetto per l’intelligenza del pubblico.

Note positive

  • Scrittura
  • Regia
  • Recitazione
  • Ambientazione
  • Fotografia

Note negative

  • L’attore protagonista è poco espressivo

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e suono
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
4.1
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Renata Candioto
Renata Candioto

Diplomata in sceneggiatura alla Roma Film Academy (ex Nuct) di Cinecittà a Roma, ama il cinema e il teatro.
Le piace definirsi scrittrice, forse perché adora la letteratura e scrive da quando è ragazzina.
È curiosa del mondo che le circonda e si lascia guidare dalle sue emozioni.
La sua filosofia è "La vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita".