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Il Gattopardo
Titolo originale: Il Gattopardo
Anno: 2024
Paese: Italia, Regno Unito
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico
Casa di Produzione: Indiana Production, Moonage Pictures
Distribuzione italiana: Netflix
Ideatore: Richard Warlow
Stagione: 1
Puntate: 6
Regia: Tom Shankland (episodi 1-2-3-6), Giuseppe Capotondi (episodio 4), Laura Luchetti (episodio 5)
Sceneggiatura: Richard Warlow, Benji Walters
Fotografia: Nicolaj Brüel
Montaggio: Clelio Benevento (episodi 1-3-5), Alessio Doglione (episodi 2-4-6)
Musica: Paolo Buonvino
Attori principali: Kim Rossi Stuart, Benedetta Porcaroli, Deva Cassel, Saul Nanni, Paolo Calabresi, Francesco Colella, Astrid Meloni, Greta Esposito, Dalila Ricotta, Ruben Mulet Porena, Alberto Rossi, Gaetano Bruno, Francesco Di Leva, Alessandro Sperduti, Jozef Gjura, Romano Reggiani, Roberta Procida, Corrado Invernizzi, Anna Ferruzzo, Margareth Madè
Trailer di “Il Gattopardo”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
“Il Gattopardo” è una serie televisiva italo-inglese tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, diretta da Tom Shankland, Laura Luchetti e Giuseppe Capotondi. Il cast è formato da Kim Rossi Stuart, Benedetta Porcaroli, Deva Cassel, Saul Nanni, Paolo Calabresi, Francesco Colella, Astrid Meloni, Francesco Di Leva. In produzione ci sono Indiana Production e Moonage Pictures. Secondo adattamento dopo il film di Luchino Visconti del 1963, è distribuita da Netflix a partire dal 5 marzo 2025.
Trama di “Il Gattopardo”
Basato su uno dei più grandi romanzi italiani di tutti i tempi, “Il Gattopardo” è un racconto epico, sorprendente e sensuale, ambientato in Sicilia durante i moti del 1860. Al cuore della serie troviamo Don Fabrizio Corbera, l’indimenticabile Principe di Salina, che conduce una vita intrisa di bellezza e privilegio. Ma l’aristocrazia siciliana si sente minacciata dall’unificazione italiana, e Fabrizio si rende conto che il futuro della sua casata e della sua famiglia è in pericolo. Per non soccombere, Fabrizio sarà costretto a stringere nuove alleanze, anche se questo significherà andare contro ai suoi principi, fino a trovarsi di fronte ad una scelta che pare impossibile. Don Fabrizio avrà il potere di organizzare un matrimonio che salverebbe il futuro della sua famiglia, quello tra la ricca e bellissima Angelica e suo nipote Tancredi ma, facendolo, spezzerebbe il cuore della sua adorata figlia Concetta. Una storia che esplora con lo sguardo di oggi temi che si tramandano da secoli e sono universali: il potere, l’amore e il costo del progresso.

Recensione di “Il Gattopardo”
Questa trasposizione televisiva de “Il Gattopardo”, tratta dal capolavoro letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ci trasporta nella Sicilia del 1860, in un momento cruciale della storia italiana: il collasso del Regno dei Borboni e l’avvento dei Savoia. I primi tre episodi della serie ci introducono molto bene in questo mondo aristocratico sull’orlo del tramonto, con una buona fedeltà storica e ricchezza visiva. La ricostruzione storica è ottima. Costumi, ambientazioni e scenografie ci immergono nell’atmosfera dell’epoca, riproducendo con precisione l’opulenza delle dimore aristocratiche siciliane, con i loro castelli, ville, giardini sontuosi e opere d’arte. La fotografia gioca bene con le luci, dominata dai toni seppia e dai tramonti siciliani che accompagnano visivamente il declino di un’epoca.
Kim Rossi Stuart veste i panni di Don Fabrizio, principe di Salina, intellettuale raffinato e appassionato di astronomia. Nonostante l’interpretazione sia generalmente convincente, risulta a tratti fastidioso il tono di voce rauco che l’attore adotta, evidentemente frutto di uno sforzo interpretativo forse eccessivo. Nonostante qualche sbavatura interpretativa, l’attore riesce a donare al suo personaggio un certo spirito aristocratico, di un uomo che assiste, con rassegnazione, al proprio declino sociale. Accanto a lui troviamo il giovane attore Saul Nanni, che brilla nel ruolo di Tancredi Falconeri, nipote del principe, offrendo un’interpretazione notevole di questo personaggio complesso e affascinante, un carattere narrativo che rappresenta quella parte dell’aristocrazia che, più cinica e dinamica, sa adattarsi ai cambiamenti per mantenere i privilegi di classe.
Benedetta Porcaroli, invece, dà vita con espressività ed eleganza a Concetta, figlia di Don Fabrizio e innamorata non corrisposta di Tancredi. La sua recitazione trasmette con delicatezza la sofferenza di chi vede le proprie speranze svanire. Altra interprete femminile è Deva Cassel, che seppur acerba, interpreta la bellissima Angelica, figlia del nuovo ricco Don Calogero Sedara, quest’ultimo molto bene interpretato da Francesco Colella. Il personaggio di Sedara rappresenta emblematicamente l’ascesa della borghesia che sta per soppiantare l’aristocrazia.
Temi e dialoghi: il cambiamento epocale
I dialoghi, ben scritti e fedeli allo spirito dell’opera originale, esplorano i temi centrali del romanzo: il cambiamento sociale, la conservazione del potere, il matrimonio come strumento di ascesa o mantenimento dello status. La celebre frase pronunciata da Tancredi, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, sintetizza il pragmatismo cinico della classe dirigente che si adatta per sopravvivere.
La storia d’amore tra Tancredi e Angelica, basata tanto sulla passione quanto sul calcolo, simboleggia questo passaggio epocale: l’unione tra l’aristocrazia in declino e la borghesia in ascesa. Entrambi giovani e belli, rappresentano una nuova società dove sentimento e convenienza trovano un perfetto equilibrio. Il tema dei matrimoni combinati e delle doti emerge con forza quando Don Fabrizio chiede per il nipote la mano di Angelica, e Don Calogero passa rapidamente dall’esaltazione dell’amore a considerazioni economiche sulla dote della figlia, riflettendo la mentalità dell’epoca.
La narrazione si sviluppa con un ritmo posato ma coinvolgente, permettendo allo spettatore di immergersi gradualmente nelle dinamiche familiari e sociali dell’epoca. La storia si apre ad aprile durante la spedizione dei Mille, per poi spostarsi nella residenza estiva di Donnafugata in luglio, dove i destini dei protagonisti si intrecciano in modo sempre più complesso.
Lo scetticismo e il disincanto con cui Don Fabrizio accoglie i cambiamenti politici contrastano con l’entusiasmo opportunistico di Tancredi e con le illusioni romantiche di Concetta, creando un affresco variopinto di reazioni umane di fronte al cambiamento storico.

Volevo realizzare un adattamento de Il Gattopardo che catturasse l’emozione, l’opulenza e la sensualità bruciata dal sole dell’incredibile romanzo di Tomasi di Lampedusa per una nuova generazione. Questo libro ha sempre avuto un grande significato per me. Ancora prima di leggerlo, Il Gattopardo aveva uno status mitico nella mia famiglia, perché era uno dei romanzi preferiti di mio padre. Quando l’ho letto per la prima volta durante un viaggio on the road in Sicilia, l’effetto su di me è stato ipnotico. Certo, ero coinvolto nella lotta del Principe per affrontare l’ondata del Risorgimento che travolgeva la sua vita, ma allo stesso tempo non ho mai sentito di leggere qualcosa che parlasse esclusivamente del passato. Le descrizioni quasi allucinatorie della Sicilia di Tomasi di Lampedusa (un’esplosione di fertilità in un giardino siciliano, l’intensità implacabile del sole) e i temi della battaglia senza fine tra desiderio e dovere, della lotta per proteggere ciò che si ama in un mondo che si sta sgretolando, risultavano immediati e potenti.
Quando ho letto i meravigliosi script di Richard Warlow, sono rimasto entusiasta di vedere che condivideva il mio stesso istinto su come adattare il romanzo: catturare la qualità di un vero classico, ma sempre in modo autentico, vitale, sensuale e dinamico. Da bambino ho viaggiato molto in Italia, ma la Sicilia ha sempre esercitato su di me il fascino più forte. Ho voluto infondere Il Gattopardo con tutte quelle impressioni vivide che l’isola ha scolpito in me, in modo che il pubblico potesse vivere la magia e il dramma di quel luogo straordinario nello stesso modo. Un tripudio di dolci colorati su una tavola della colazione… il sole accecante su una strada di montagna arida – la Sicilia è sempre un banchetto per i sensi. Volevo realizzare una lettera d’amore alla Sicilia, ma per apprezzare la natura effimera della bellezza, bisogna percepire anche il pericolo e il decadimento che si nascondono nell’ombra.
Per quanto fossimo affascinati dallo spettacolo di un ballo o di una colazione opulenta, volevamo sempre sentire il calore e la polvere che premono… il sudore su un abito da ballo. C’è un montaggio nell’episodio due che mette in luce questa intenzione: passiamo da una ripresa dall’alto di un favoloso ballo nel meravigliosamente affrescato Palazzo Biscari, alle carrozze della famiglia Salina che sollevano polvere nel paesaggio quasi desertico dei Calanchi. Per me, questo era una metafora perfetta del senso che i momenti magici di questa vita ricca e sensuale sono fugaci. In Sicilia, bellezza e morte sono compagne di danza in un affascinante valzer. Questo ‘valzer’ e la tensione tra nostalgia e immediatezza sono stati temi che abbiamo portato avanti in tutti i nostri reparti. La scenografia incredibilmente dettagliata di Dimitri Capuani, i costumi sublimi di Carlo Poggioli e la meravigliosa coreografia di Gianni Santucci risultano classici e al contempo particolari e idiosincratici, come se fossero stati creati nel momento stesso. La colonna sonora sublime di Paolo Buonvino – con i suoi elementi classici/rustici, moderni/tradizionali – gioca magistralmente con questa dicotomia.
Note di regia di Tom Shankland
In conclusione
“Il Gattopardo”, quindi, si rivela un prodotto televisivo di qualità, nonostante qualche debolezza interpretativa. La serie riesce nel difficile compito di tradurre in immagini la complessità del romanzo di Lampedusa, offrendo una riflessione profonda sui meccanismi del potere e sul passaggio da un’epoca all’altra.
La cura nei dettagli storici, la qualità della fotografia e la solidità della maggior parte delle interpretazioni rendono questa trasposizione un’opera degna di attenzione.
Note positive
- Scrittura
- Regia
- Fotografia
- Ambientazione
- Costumi
- Recitazione
Note negative
- Ogni tanto la recitazione appare forzata
- Qualche dialogo comunica ben poco
