
I contenuti dell'articolo:
Il grande dittatore
Titolo originale: The Great Dictator
Anno: 1940
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Commedia
Casa di produzione: Charles Chaplin Productions
Distribuzione italiana: United Artists, Bim
Durata: 126 minuti
Regia: Charlie Chaplin
Sceneggiatura: Charlie Chaplin
Fotografia: Karl Struss, Roland Totheroh
Montaggio: Willard Nico
Musiche: Charlie Chaplin, Meredith Willson
Attori: Charlie Chaplin, Jack Oakie, Reginald Gardiner, Henry Daniell
Trailer de Il grande dittatore
Informazione sul film e dove vederlo in streaming
Il Grande Dittatore (The Great Dictator), diretto da Charlie Chaplin nel 1940, rappresenta una delle opere più significative della storia del cinema. Primo film sonoro del celebre regista, segna il momento in cui Chaplin abbandona il cinema muto per esprimere, attraverso la parola, un potente messaggio di denuncia contro il totalitarismo. Interpretato dallo stesso Chaplin accanto a Paulette Goddard, il film ottenne cinque candidature agli Oscar nel 1941, tra cui miglior film e miglior attore protagonista. Il Grande Dittatore è oggi riconosciuto come uno dei capolavori di Chaplin e un classico intramontabile. Nel 1997 è stato selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, mentre nel 2000 l’American Film Institute lo ha inserito al trentasettesimo posto tra le migliori commedie americane di tutti i tempi.
Distribuito negli Stati Uniti il 15 ottobre 1940, il film fu censurato in gran parte dell’Europa fino al 1945 a causa delle dittature nazifasciste. In Italia, il Minculpop proibì la pellicola etichettandola come “propaganda dell’ebreo Chaplin”, basandosi su una diceria infondata riguardo alle sue origini. Nel Regno Unito, inizialmente la pellicola venne bloccata per non compromettere i rapporti diplomatici con la Germania, ma con lo scoppio del conflitto tra i due paesi, il film fu proiettato a Londra già nel 1941.
Durante la sua distribuzione europea Il Grande Dittatore subì diverse censure. La versione italiana del 1960 eliminò le scene con la moglie di Napaloni, ritenute un riferimento diretto alla vedova di Mussolini. La prima edizione italiana del film, uscita nel 1949 con un doppiaggio a cura della C.D.C., ridusse la durata a circa 100 minuti, accorciando anche il celebre discorso finale, modificato notevolmente a livello linguistico da quello originale. Nel 1972 venne rieditato nei cinema in una versione di 110 minuti, priva delle scene con Grace Hayle. Solo nel 1988 venne ridoppiato integralmente per un’edizione in VHS a cura di Skema.
Nel 2016, nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato, la Cineteca di Bologna ha promosso il restauro del film, presentandolo in anteprima l’8 gennaio a Firenze e distribuendolo nelle sale italiane a partire dall’11 gennaio, nella sua versione originale sottotitolata. A seguito della riedizione cinematografica, è stato pubblicato anche un DVD accompagnato da un libro di approfondimenti, riportando l’opera di Chaplin alla sua integrità e restituendola al pubblico nella sua forma più autentica.
Trama de Il grande Dittatore
Durante la Prima guerra mondiale, un barbiere ebreo combatte nelle truppe della XXI divisione d’artiglieria della Tomania, lavorando come addetto al funzionamento di un gigantesco cannone. Nel corso del conflitto, si rende protagonista di un eroico salvataggio dell’ufficiale Schultz, con il quale fugge a bordo di un aereo. Tuttavia, l’aereo precipita e l’incidente causa al barbiere una totale perdita di memoria.
Dopo diversi anni trascorsi in un ospedale mentale, l’uomo fa ritorno alla sua vecchia bottega nel ghetto, ignaro di ciò che è accaduto nel frattempo nel mondo. Al suo rientro, rimane sbalordito dal comportamento delle forze dell’ordine, che imbrattano le vetrine della sua attività, chiusa da anni, con la scritta dispregiativa “Jew”. Senza comprendere appieno la gravità della situazione, il barbiere reagisce al sopruso, attirando l’attenzione di una giovane donna di nome Hannah. Anche lei è insofferente alle condizioni di vita imposte dal dittatore della Tomania, Adenoid Hynkel, il quale somiglia incredibilmente al protagonista della storia.
Recensione de Il Grande Dittatore
Le nuvole si diradano! Comincia ad apparire il sole. Usciamo dalle tenebre verso la luce! Entriamo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini supereranno l’avidità, l’odio e la brutalità
Il Grande Dittatore
La speranza è una dote importantissima e necessaria, al fine della sopravvivenza, per la specie umana. L’umanità crede in un progresso positivistico: il domani sarà più luminoso dell’oggi. Noi lo speriamo con tutto il cuore, abbiamo bisogno di un’ancora di salvezza, necessitiamo d’immaginare e di credere in un futuro migliore. Senza speranza non riusciremo a condurre le nostre tristi vite, senza fiducia in un futuro luminoso non riusciremo neppure ad alzarsi dal letto andando ad affrontare la nostra monotona e buia quotidianità.
Il mondo, oggettivamente, è un posto orribile a causa della malvagità umana: l’essere animale più crudele e maligno presente sulla faccia del pianeta Terra. Guerre, uccisioni, distruzioni, tradimenti affettivi, lotte di potere, omicidi per il non nulla, disperazioni e crisi di nervi, sono alla base del giorno. Se noi non ponessimo un briciolo di speranza sulla specie umana e sul futuro, come faremmo a vivere sapendo che ogni giorno sarà sempre peggio?
Fortunatamente gli esseri umani hanno la capacità di sperare che tutto andrà per il meglio, che le utopie pacifiste un giorno si realizzeranno, che i propri sogni d’individui un bel giorno vedranno la luce e sbocceranno. Una domanda mi pongo, quesito a cui non riesco minimamente a trovare una risposta, esaminando il mondo a me intorno e la mia stessa esistenza. Il mio quesito è codesto: se tutti noi non desideriamo altro che vivere felicemente e in amore le nostre brevi vite perché si auto-infliggiamo dolori e feriamo gli individui a noi intorno? Se vogliamo solo amare, perché c’è la guerra e la distruzione e l’espansione della sofferenza? Tutto ciò non riesco a comprenderlo.
Viviamo in un mondo basato sull’amore e sulla bontà. Amiamola, Amiamolo. Non abbiamo bisogno dell’odio, l’odio non fa bene alla nostra anima, ma causerà solo odio e tristezza nei nostri cuori. La vita va vissuta con leggerezza e bontà, la bellezza non vige nel potere ma nei piccoli particolari e nei piccoli affetti emotivi.
Amate, il mondo ne ha bisogno.
Messaggio all’umanità ne Il grande dittatore
Il grande dittatore è innanzitutto un canto di speranza: Chaplin vuole dare un messaggio al popolo, agli individui che si trovano sommersi in un mondo che sta andando al disastro, alla sua distruzione di massa. Il barbiere Ebreo ( interpretato da C. Chaplin) nel suo famosissimo messaggio all’umanità dichiara espressamente pochi concetti, ma lo fa in modo chiaro e preciso.
- Tutti gli uomini devono avere dinanzi a loro un futuro luminoso, il proprio futuro, quello che ognuno di noi ha deciso e scelto per se stesso. Nessun dittatore, nessun individuo deve impedirti di raggiungere i tuoi desideri. Tutti dobbiamo essere totalmente liberi.
- Il popolo è un immensa moltitudine. I potenti sono pochi. Il dittatore è solo uno. Le persone non devono solo ascoltare colui che possiede una carica importante o che detiene in quel momento il microfono. Le persone devono, innanzitutto, usare la propria testa, ragionare e seguire il loro cuore. Il popolo non deve mai fare e dire ciò che un signor. Nessuno professa ad un microfono, ma deve fare quel che lui vuole fare e sente che sia giusto fare (questa è democrazia e libertà).
- Chaplin mostra al pubblico come ognuno di noi ascolti il detentore di un microfono o carica pubblica come se questo fosse un genio o un emerito dio, come se dalla sua bocca non fuoriesca altro che verità. Il dittatore può dir tutto e il popolino lo applaudirà. Il Barbiere, nel suo discorso dinanzi alla massa, parla d’uguaglianza, d’amore e di speranza e il mondo intero lo applaude… Ma un giorno prima battevano le mani euforicamente per il mostro che proferiva “guerra”. Noi seguiamo, per paura, il volere del potere ma dovremmo imparare a seguire il nostro cuore e il nostro pensiero individuale. Noi dobbiamo possedere un nostro credo e una nostra opinione e non prendere come vero ciò che i leader vogliono che prendiamo per vero.
Libertà, democrazia e speranza sono alla base della realizzazione di un futuro migliore, di un mondo basato sull’amore e la gentilezza e non più sul conflitto. Tutti noi vogliamo amare ed essere amati, ma imperterriti i nostri capi continuano ad attaccare e creare inutili conflitti.
Il Grande dittatore (1941) precede gli eventi del secondo conflitto mondiale e questo fatto dà ancor di più una carica simbolica all’opera di Charlie Chaplin, rendendola un semplice capolavoro; non tanto per la sua realizzazione tecnica, pur sempre notevole, ma quanto per il suo significato, per ciò che il regista intende dichiarare con questo potentissimo mezzo di comunicazione che è il cinema. La sua voce sovvertiva si espande nel mondo e nel tempo.
L’opera cinematografica è una straordinaria e potentissima parodia dei dittatori Hitler e Mussolini (quest’ultimo ribattezzato nel film Napaloni). L’intento di Chaplin è quello di ritrarli come due macchiette, figure ridicole che dimostrano come il popolo possa appoggiare e credere ciecamente a simili pagliacci. Emblematica, in questo senso, è la scena della discussione tra i due dittatori. L’obiettivo di Charlot è smascherare l’irrazionalità e la stupidità delle credenze del Grande dittatore, e vi riesce perfettamente sia attraverso una grande quantità di battute che ridicolizzano il leader supremo, sia con scene grottesche, come quella in cui il dittatore gioca con un palloncino raffigurante il mondo, simbolo del suo desiderio di potere e della sua influenza sul destino dell’umanità.
Non ci sarà pace finché non avremo la pura razza ariana. Che meraviglia! Una nazione biondi con gli occhi blu. Un’Europa, un’Asia, un’America bionde! E un dittatore bruno
Il Grande Dittatore
Il Grande Dittatore è un film altamente geniale in grado di unire in un unica storia divergenti generi cinematografici andando dal romanticismo fino a tocchi di grande commedia all’italiana senza trascurare la vena filosofica e drammatica intrinseca alla storia è che scaturisce appieno nel discorso più importante della storia di cinema narrato dal nostro Barbiera scambiato per il dittatore crudele e folle.
In conclusione
In questa pellicola visiva troviamo una grande attualità tematica. Rintracciamo del grande cinema e sopratutto tematiche universali che sono valide sempre e lo saranno per sempre, trasformando Il grande dittatore in una storia universale ed eterna.
Note positive:
- Il messaggio che l’opera filmica intende dare
- Lo stile umoristico
- Opera con un livello filosofico universale
Note negative
- /
L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!
| Regia |
|
| Fotografia |
|
| Sceneggiatura |
|
| Colonna Sonora e Sonoro |
|
| Interpretazione |
|
| Emozioni |
|
|
SUMMARY
|
4.5
|
