
La cronologia dell’acqua
Titolo originale: The Chronology of Water
Anno: 2025
Nazione: Francia, Lettonia, Stati Uniti d’America
Genere: Drammatico, Biografico
Casa di produzione: Scott Free, CG Cinema, Forma Pro Films, Nevermind Pictures
Distribuzione italiana: Wanted Cinema
Durata: 128 minuti
Regia: Kristen Stewart
Sceneggiatura: Kristen Stewart
Fotografia: Corey C. Waters
Montaggio: Olivia Neergaard-Holm
Musiche: Paris Hurley
Attori: Imogen Poots, Thora Birch, Charles Carrick, Tom Sturridge, Susanna Flood, Esmé Creed Miles, Kim Gordon, Michael Epp, Jim Belushi, Earl Cave
Trailer di “La cronologia dell’acqua”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Nelle sale italiane da giovedì 11 giugno 2026, “La cronologia dell’acqua” segna il debutto alla regia di Kristen Stewart. Per il suo primo lungometraggio, l’attrice candidata all’Oscar sceglie di trasporre il bestseller autobiografico di Lidia Yuknavitch. Nel libro, l’autrice ripercorre un’esistenza segnata da profondi traumi (le violenze perpetrate dal padre, le dipendenze, la perdita di una figlia), trovando nella scrittura uno strumento di rinascita personale.
Ho incontrato per la prima volta “The Chronology of Water” nel 2017 sul mio Kindle. Fin dalla prima pagina ho sentito una corrente elettrica: un viaggio frastagliato e non lineare attraverso trauma e memoria, diverso da qualsiasi cosa avessi mai letto. Dopo 40 pagine ho avuto una reazione fisica: ho posato il libro e ho detto al mio team che dovevo parlare con chi lo aveva scritto.
La regista Kristen Stewart
Edito in Italia da nottetempo, il testo originale è adattato da una sceneggiatura della stessa Kristen Stewart, che affida il ruolo della protagonista all’attrice britannica Imogen Poots.
Presentato in anteprima mondiale nella sezione Un Certain Regard del 78° Festival di Cannes, il film sarà distribuito nelle sale italiane da Wanted Cinema.
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Trama di “La cronologia dell’acqua”
Cresciuta in un ambiente distrutto da violenza e alcol, dopo un’infanzia segnata da abusi, l’irrequieta Lidia (Imogen Poots) trova rifugio nel nuoto agonistico, nella sperimentazione sessuale, in relazioni tossiche e nella dipendenza, prima di trovare la propria voce attraverso la scrittura. La strada verso l’autodistruzione svolta verso una inattesa nuova destinazione attraverso la letteratura
Recensione di “La cronologia dell’acqua”
L’opera prima di Kristen Stewart non lascia indifferenti. Al di là del giudizio soggettivo di pubblico e critica, “La cronologia dell’acqua” intende rifuggire il sei politico che siamo soliti attribuire a quei titoli dalla narrazione lineare e dall’estetica patinata.
Il coraggio della neo-regista, ben lontana dalle atmosfere teen drama che l’hanno consacrata come attrice, risiede appunto nella direzione di una storia non convenzionale, che non trema dinanzi a tematiche sensibili o a immagini pungenti.
Il risultato è un coming of age irruente e introspettivo, che conserva la struttura frammentaria e il ritmo febbrile della narrazione originale. In questo senso, “La cronologia dell’acqua” esordisce in modo quasi destabilizzante, facendo del montaggio il principale artefice di un tono eccessivamente frenetico. Seppure si possa notare una certa derivazione dal cinema di Terrence Malick, tale impostazione risulta qui meno organica: il ritmo incessante comprime il lavoro degli interpreti e limita lo spazio di relazione profonda con i personaggi. Persino la scelta di introdurre la protagonista attraverso dettagli minimi, evitando spesso di allargarsi oltre la mezza figura, si traduce in tagli troppo ravvicinati che accentuano una frammentarietà non sempre funzionale.
L’attrice britannica Imogen Poots si carica sulle spalle il peso di una narrazione rude e traumatica, veicolata dallo sguardo di una macchina da presa che non intende impietosire o suscitare compassione. Lo sguardo autoriale dell’esordiente Kristen Stewart vuole bensì raccontare con crudo realismo una vita fatta di dipendenze e abusi. A tale scopo, sequenze dal forte impatto emotivo si intrecciano a inquadrature esteticamente suggestive, trovando attuazione in un’accattivante fotografia retrò e, più in generale, in una messa in scena non banale.
Dal liquido amniotico della gestazione fino alle vasche di una piscina, l’acqua evocata dal titolo attraversa l’intero racconto assumendo una funzione che va ben oltre la semplice ricorrenza simbolica. Kristen Stewart ne fa un elemento di passaggio e trasformazione, un luogo fisico e mentale in cui la protagonista può sospendere il peso del trauma e ridefinire sé stessa. Non è un caso che i momenti più significativi del percorso di Lidia trovino spesso nell’acqua il proprio scenario privilegiato.
Proprio quando il film trova il suo equilibrio migliore tra dimensione intima e sperimentazione formale, emergono tuttavia alcuni limiti. La frammentarietà che caratterizza il racconto finisce infatti per generare un andamento discontinuo, per cui la frenesia della prima parte è bruscamente interrotta da un ritmo più riflessivo e cadenzato. Ne deriva quindi una progressione narrativa talvolta disequilibrata, che rischia di suscitare disorientamento e confusione.
Al netto di tutte le imperfezioni, La cronologia dell’acqua resta un esordio registico degno di attenzione. Kristen Stewart dimostra una personalità autoriale già riconoscibile e affronta il materiale di partenza senza addolcirne gli aspetti più scomodi. Il film non raggiunge sempre la compattezza necessaria per sostenere le proprie ambizioni, ma convince per il coraggio con cui abbraccia una forma espressiva sperimentale e per la lucidità con cui restituisce la crudezza dell’esperienza narrata. In un panorama cinematografico spesso incline alla rassicurazione, la scelta di non attenuare il dolore né la complessità dei suoi personaggi rappresenta, di per sé, uno dei maggiori punti di forza dell’opera.
In conclusione
La cronologia dell’acqua è un esordio registico ambizioso e divisivo, nel quale Kristen Stewart sceglie di privilegiare la sperimentazione formale rispetto alla facilità di fruizione. Pur soffrendo di un montaggio talvolta eccessivo e di un andamento narrativo discontinuo, il film trova forza nella sua sincerità emotiva, nell’interpretazione di Imogen Poots e nell’uso dell’acqua come simbolo di trauma, trasformazione e rinascita. Un’opera imperfetta ma coraggiosa, che convince più per la personalità del suo sguardo che per la piena riuscita della sua costruzione narrativa.
Note positive
- Tono sperimentale
- Coraggio nella messa in scena
- Fotografia retrò
- Interpretazioni degli attori
Note negative
- Montaggio
- Ritmo discontinuo
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| Regia | |
| Fotografia | |
| Sceneggiatura | |
| Colonna sonora e sonoro | |
| Emozione | |
| Interpretazione | |
| SUMMARY | 3.0 |


