L’Agente segreto (2025). Il Brasile di Kleber Mendonça Filho e il cinema del sospetto.

Recensione, trama e cast film de L'agente Segreto (2025), la pellicola con Wagner Moura presentata al Festival di Cannes

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L'agente segreto (c) Victor Juca - Immagine disponibile a uso editoriale sul sito dell'ufficio stampa Maria Rosaria Giampaglia e Mario Locurcio
L’agente segreto (c) Victor Juca – Immagine disponibile a uso editoriale sul sito dell’ufficio stampa Maria Rosaria Giampaglia e Mario Locurcio

Trailer di “L’agente segreto”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

L’agente segreto è un thriller politico e drammatico diretto da Kleber Mendonça Filho e interpretato da Wagner Moura. Ambientato nel Brasile del 1977 sotto la dittatura militare. L’uscita cinematografica nelle sale italiane è prevista per il 29 gennaio 2026.

La pellicola ha un cast internazionale guidato da Wagner Moura, che torna a lavorare con Kleber Mendonça Filho. Accanto a lui trovano spazio interpreti di primo piano del cinema brasiliano come Maria Fernanda CândidoGabriel LeoneAlice Carvalho e Hermila Guedes, affiancati da presenze di forte carisma quali Udo KierIsabél ZuaaTânia Maria e Carlos Francisco.

Il film è stato presentato in prima mondiale il 18 maggio 2025 in concorso al 78º Festival di Cannes ed è in nomination agli Academy 2026 in tre categorie differenti.

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Trama di “L’agente segreto”

Ambientato nel Brasile del 1977, la pellicola segue il ritorno di Marcelo nella città di Recife dopo anni di assenza. Il Paese è ancora stretto nella morsa della dittatura militare e ciò che sembra un semplice tentativo di ricongiungimento familiare si rivela presto un’illusione fragile, continuamente minata da presenze invisibili, controlli, sospetti.

Marcelo è un uomo che porta con sé un passato non risolto, fatto di compromessi, omissioni e scelte ambigue. La sua esistenza si muove lungo una linea sottile tra l’anonimato e la sorveglianza, tra il desiderio di scomparire e l’impossibilità di farlo davvero.

Recensione di “L’agente segreto”

Con il film L’Agente Segreto, il regista Kleber Mendonça Filho firma una delle sue opere più cupe e stratificate, confermando la propria capacità di coniugare cinema politico e analisi critica senza mai scivolare nel racconto didascalico. Il film si inserisce idealmente nella linea narrativa, di sue produzioni precedenti, quali Aquarius e Bacurau, ma ne abbandona l’energia polemica diretta per adottare una impostazione  più introspettiva ed essenziale.

Il regista costruisce un thriller che risulta controcorrente con i meccanismi tradizionali del genere. La suspense nasce dall’attesa e non dall’azione; si punta a un cinema dell’erosione, in cui la paura si accumula lentamente, attraverso dettagli, silenzi e attese. La messinscena è spesso trattenuta e alla città di Recife viene affidato un  qualcosa che va oltre lo sfondo, diventa infatti un essere pulsante che respira, con il suo sottobosco di storie surreali, tra crudele umanità e persone che vagano come fantasmi per non essere trovate.

Tra passato e presente la narrazione si alterna seguendo una logica più frammentata che lineare. La minaccia che dilaga non è mai completamente esplicita, ma costante. Marcelo è osservato, forse pedinato, certamente intrappolato in un sistema che non ha bisogno di mostrarsi apertamente, ma violento per esercitare il proprio controllo. Attorno a lui ruotano figure ambigue, alleati incerti, presenze che oscillano tra protezione e tradimento.
Il cast funziona nel suo insieme, con la convincente interpretazione di Wagner Moura nel ruolo di Marcelo, un personaggio che rappresenta una figura segnata da compromessi che si muove lungo una linea di confine tra invisibilità e sorveglianza. Il suo desiderio di sottrarsi allo sguardo del potere si scontra con l’impossibilità di scomparire davvero in un sistema che controlla, registra e classifica. Difatti oggi sua decisione e ogni luogo in cui passa viene attraversato da continue tensioni latenti. Luoghi apparentemente neutri si rivelano permeabili allo sguardo e al tradimento, restituendo un senso di precarietà costante.

L’Agente Segreto non racconta una fuga o una ribellione spettacolare, ma l’esperienza più sottile e corrosiva della repressione; quella che agisce sul tempo, sulla memoria, sulla percezione stessa della realtà. Il film diventa così il ritratto di un uomo che tenta di restare umano in un contesto che riduce l’individuo a funzione e a bersaglio potenziale

In conclusione

Questo lungometraggio è un esempio di un cinema che non cerca consolazione, ma insiste sul disagio come strumento di consapevolezza, che rappresentando una violenza di un sistema corrotto del passato voglia essere un monito per il presente.

Note positive

  • Tematiche sociopolitiche
  • Personaggi
  • Regia

Note negative

  • Alcune scene potrebbero non essere immediatamente fruibili per un certo tipo di pubblico.

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna Sonora e Sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
3.6
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.