Locked Down (2021), una pandemia interattiva

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Locked down

Titolo originale: Locked down

Anno: 2021 

Paese: Regno Unito 

Genere: commedia, sentimentale

Produzione: P.J. van Sandwijk, Alison Winter, 
Michael Lesslie

Distribuzione: Warner Bros 

Durata: 118 minuti

Regia: Doug Liman 

Sceneggiatura: Steven Knight 

Fotografia: Remi Adefarasin 

Montaggio: Saar Klein

Musiche: John Powell

Attori: Anne Hathaway, Chiwetel Ejiofor,
Stephen Merchant, Mindy Kaling

Trailer di Locked Down

Trama di Locked Down

Paxton e Linda sono una coppia in via di separazione che vive a Londra durante il lockdown in piena pandemia di Covid-19, si troveranno a discutere dei loro problemi sentimentali e privati costretti a stare nello stesso spazio comune.

Recensione di Locked Down

Doug Liman dirige Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor in uno dei primi film che racconta la pandemia di Covid-19 dal punto di vista di ciò che ha caratterizzato un po’ la vita di tutti noi nell’ultimo anno, il lockdown. Locked Down decide di giocare sul fattore di una realtà che ancora il mondo sta vivendo mettendo in mostra due personaggi caratterizzati dal tipico british humour, il che aiuta a raccontare la drammaticità di questo momento storico con un percettibile cinismo che leva sull’empatia dello spettatore e lo porta lo spettatore a sentirsi parte del film stesso.

S. Knight sceglie di utilizzare la falsa riga di “Storia di un Matrimonio” e del recente “Malcolm & Marie” per raccontare una relazione messa stavolta in difficoltà da un contesto sociale nuovo e struggente; il lockdown si trasforma così in una paradosso della depressione, in cui soltanto grazie all’imposizione di rimanere chiusi in casa si riesce a far emergere divergenze e problemi di una coppia che precedentemente non aveva modo di vedere, fino al punto che sembra di ritrovarsi a parlare con uno sconosciuto. Da ciò si può percepire come questa pandemia possa aiutare a riflettere su come abbiamo vissuto fino a un anno fa, ci fa fermare costringendo a osservare una realtà nella quale vengono relegati i rapporti sociali per una vita che sta diventando sempre più sfuggevole a causa della frenesia che irrompe in ogni tipo di ambito. Parallelamente ai problemi di coppia corre il filo conduttore degli effetti collaterali economici legati alla pandemia; i due protagonisti si troveranno rispettivamente a licenziare dei dipendenti e ad agire illegalmente per non perdere il posto di lavoro. La prima parte del film riesce a funzionare grazie ad un’attenta scrittura dei dialoghi e ad un’abile regia che esalta le lodevoli performance degli attori riuscendo a far percepire perfettamente il realismo della storia, sfruttando modestamente le ormai popolari videochiamate tramite Zoom/Skype, e destreggiandosi in un buon gioco di luci.

Dopo una prima parte più che sufficiente Knight tradisce se stesso commettendo gli stessi errori di “November Criminals” e “Serenity – L’isola dell’inganno”; la storia diventa pian piano un calderone di elementi che vanno a rendere la sceneggiatura incoerente e troppo ambiziosa. Il film perde così l’occasione dell’obiettivo che si pone sin dall’inizio, ovvero quello di denunciare e contestare determinati atteggiamenti emersi dalla pandemia di carattere sociale e lavorativo lanciando un invito a sfruttare quest’emergenza per provare, nel nostro piccolo, a cambiare il mondo.

I protagonisti seguono una parabola distruttiva, partendo da un’iniziale crescita interiore che li porta a superare una fragile situazione finendo poi per intraprendere la via dell’illegalità passando da una coppia che tenta il fallimento del loro matrimonio a una coppia di criminali; non solo il film diventa sconnesso ma anche illogico e a tratti di un’assurdità quasi ironica. Le due parti della pellicola sono talmente contrastanti tra di loro che quasi sembrano due film diversi, con la seconda parte che altera il prodotto in un thriller che quasi somiglia ad un sequel di Ocean’s 8, con A. Hathaway paradossalmente costretta a vestire lo stesso ruolo.

Dopo un’ottima promessa il film si rivela frettoloso e incoerente il quale non riesce a salvarsi nonostante la presenza di un cast sublime e di una promettente regia; un finale che tenta di riallacciarsi al filone narrativo iniziale senza però riuscirci, un film che tenta di analizzare il momento più delicato e tragico di questo secolo ma finisce per essere un prodotto dalla licenza poetica irriverente e di facile dimenticanza.

Note positive:

  • Recitazione
  • Regia

Note negative:

  • Sceneggiatura
  • Morale indelicata

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