Matthew Modine: riflessioni sulla vita, la morte e l’arte al Lucca Film Festival 2024

Matthew Modine ha partecipato al Lucca Film Festival 2024, dove nella giornata del 25 settembre 2024 ha presentato il lungometraggio The Martini Shot (2024)

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Il 25 settembre 2024, il Lucca Film Festival ha ospitato Matthew Modine, attore statunitense di culto, avendo partecipato a film come Birdy – Le ali della libertà (1984), Wind – Più forte del vento (1992), Full Metal Jacket (1987), Oppenheimer (2023) e infine nella serie Stranger Things dal 2016 al 2022. Nella serata, presso il cinema Astra, l’attore ha presentato il lungometraggio The Martini Shot per la regia di Stephen Wallis e con Modine nei panni del protagonista, un film che racconta la storia di un regista di nome Steve affetto da una malattia terminale. L’uomo, prima di andarsene, desidera realizzare il suo ultimo film, un’opera definitiva che esplora la bellezza della vita e la fatalità della morte.

Prima di partecipare a questo evento però Matthew Modine ha condiviso le sue riflessioni in una conferenza stampa, in cui ha parlato della sua carriera da attore, soffermandosi su The Martini Shot e su tematiche esistenziale come la morte, l’arte e l’importanza della consapevolezza umana. L’incontro si è rivelato un momento denso di introspezione e filosofia, mostrando un lato profondamente riflessivo dell’attore. Parlando del suo film di Stephen Wallis, Modine ha spiegato come la sceneggiatura gli fosse stata suggerita dalla moglie, con cui è sposato da 44 anni:

È stata mia moglie a dirmi che dovevo assolutamente fare questo film. Lei mi conosce meglio di chiunque altro e sa quanto io sia sempre stato affascinato dalla coscienza umana e dalle grandi domande della vita.

The Martini Shot, infatti, esplora la relazione tra l’essere umano e la morte, ponendosi domande che risalgono alla filosofia antica.

Come dice Marco Aurelio, la morte ci accompagna fin dalla nascita, è la nostra ombra. Ciò che dobbiamo fare non è fuggirla, ma accettarla come parte della vita, abbracciarla come fosse un’amica.

Modine ha anche condiviso un aneddoto personale sul processo creativo e il suo approccio alla preparazione dei ruoli, che ha mantenuto inalterato negli anni:

Alla fine di una giornata sul set, l’unica cosa che mi interessa davvero è tornare a casa e imparare le battute per il giorno successivo. Non è affascinante, forse, ma è fondamentale per me essere sempre preparato. Con il passare degli anni, diventa sempre più difficile memorizzare, e questa disciplina è diventata ancora più importante.

Durante la conferenza, Modine, un attore con un forte senso sociale, ha toccato tematiche alquanto profonde come la guerra e la lotta violenta ed eterna dell’umanità, incapace di vivere in armonia. Nel trattare questo argomento Modine ha invitato i giornalisti ad andarsi a leggere il saggio dello psicoanalista James Hillman dal titolo Un terribile amore per la guerra.

La guerra è una costante nella storia umana. Hillman parla di come abbiamo sempre avuto la guerra tra di noi, dai tempi degli dei Marte e Ares. Ciò che è devastante è che, nonostante la distruzione che porta, continuiamo a ritornare alla guerra. In 2001: Odissea nello spazio, Kubrick ha catturato questo concetto nella scena in cui l’osso lanciato in aria diventa una navicella spaziale. Questo salto temporale rappresenta l’evoluzione dell’umanità, ma il messaggio è chiaro: finché continueremo a usare la violenza per risolvere i problemi, non ci evolveremo davvero.

Oltre a queste riflessioni filosofiche, Modine ha parlato del suo ruolo nella prossima serie Netflix Zero Day, esplorando temi legati alla vulnerabilità della tecnologia nella nostra società moderna.

Zero Day si concentra su quelle che chiamo ‘inevitabilità tecnologiche’. Pensate a quando migliaia di voli sono stati bloccati o a quando le banche si sono fermate per problemi ai sistemi. Questi sono solo esempi di ciò che potrebbe succedere su scala molto più ampia. Quando succederà, sarà devastante.

L’incontro si è poi spostato su temi più ampi legati all’arte e all’eredità culturale, con Modine che ha riflettuto sull’importanza di preservare il nostro pianeta e la nostra umanità. Ha citato Carl Sagan e il famoso concetto del “Pale Blue Dot”:

Quando la NASA ha inviato una sonda nello spazio, Sagan ha chiesto di girarla indietro e di fotografare la Terra. Quella piccola immagine di un puntino azzurro è tutto ciò che siamo. Ogni essere umano, ogni storia, ogni conquista è racchiusa in quel minuscolo punto. Questo ingrandisce la nostra responsabilità verso il pianeta e verso gli altri. Non abbiamo un altro posto dove andare, quindi dobbiamo essere gentili, dobbiamo imparare a perdonarci e dobbiamo proteggere questo mondo prezioso.

Modine ha concluso con un pensiero sul futuro del cinema e dell’arte, spiegando come il suo lavoro alla New York Film Academy lo porti a sostenere le nuove generazioni di cineasti:

È fondamentale trasmettere le lezioni che ho imparato alle nuove generazioni, proprio come artisti del passato hanno fatto con me. Il cinema non è solo intrattenimento, ha il potere di educare, di ispirare, e di farci riflettere.

Per non perdevi neppure un momento di questa conferenza ecco il video integrale che ho realizzato:

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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.