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Natale senza Babbo
Titolo originale: Natale senza Babbo
Anno: 2025
Nazione: Italia
Genere: commedia, fantastico
Casa di produzione: Amazon MGM Studios, Gaumont Italia
Distribuzione italiana: Prime Video
Durata: 100 minuti
Regia: Stefano Cipani
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Filippo Macchiusi
Fotografia: Gian Filippo Corticelli
Montaggio: Simone Gallo
Musiche: Mario Fanizzi
Attori: Alessandro Gassmann, Luisa Ranieri, Caterina Murino, Valentina Romani, Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro, Francesco Centorame, Simone Susinna
Trailer di “Natale senza Babbo”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
“Natale senza Babbo”, co-prodotto da Amazon MGM Studios con Gaumont Italia, è diretto da Stefano Cipani e scritto da Michela Andreozzi e Filippo Macchiusi. Il cast è formato da Alessandro Gassmann, Luisa Ranieri, Caterina Murino, Valentina Romani, Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro, Francesco Centorame e Simone Susinna. Il film sarà disponibile in esclusiva su Prime Video dal 28 novembre 2025.
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Trama di “Natale senza Babbo”
Quando Babbo Natale (Alessandro Gassmann), nel pieno di una crisi esistenziale, decide di prendersi una vacanza e scompare all’improvviso, a sua moglie Margaret (Luisa Ranieri) – sempre pronta a supportare (e sopportare) il marito Nicola – non resta altro da fare che rimboccarsi le maniche e salvare il giorno più speciale dell’anno. Non sarà un compito facile, perché l’intraprendente strega Sabrina (Caterina Murino), meglio conosciuta come la Befana, e Santa Lucia (Valentina Romani) sono determinate a rubare la scena a Babbo Natale diventando le protagoniste delle Feste.
Recensione di “Natale di Babbo”
Ci sono film natalizi che scaldano il cuore, altri che divertono, alcuni che commuovono. E poi c’è “Natale senza Babbo”, una pellicola che riesce nell’impresa titanica di sprecare un cast di tutto rispetto, un’idea di partenza intrigante e il periodo dell’anno più cinematograficamente fertile in un’operazione commerciale già dal titolo.
Una premessa interessante dissolta nel nulla
L’idea di base aveva del potenziale: Babbo Natale in crisi esistenziale che abbandona il suo posto, costringendo la moglie Margaret a subentrare mentre altre figure del folklore natalizio tentano di prendere il suo posto. È una premessa che avrebbe potuto offrire una riflessione interessante sul peso delle tradizioni, sui ruoli di genere, sulla fatica invisibile di chi sostiene chi è sotto i riflettori. Invece, il film diretto da Stefano Cipani si accontenta di galleggiare in superficie, sfiorando appena questi temi per poi rifugiarsi in una narrazione scontata e prevedibile quanto il fatto che sotto l’albero ci saranno dei regali.
Alessandro Gassmann interpreta un Babbo Natale svogliato e capriccioso che fa più pensare a un quarantenne stanco che attraversa una crisi di mezza età piuttosto che a una figura iconica della nostra infanzia. La sua “crisi esistenziale” viene liquidata con delle scene un pò imbarazzanti, senza mai davvero approfondire cosa significhi portare sulle spalle il peso di una tradizione millenaria. Quando decide di sparire, lo fa con la nonchalance di chi salta un aperitivo, non di chi sta sabotando la felicità di milioni di bambini.
Non si capisce cosa salvare da questo naufragio
La visione del film è difficile quasi subito. Per esempio, Luisa Ranieri cerca di fare miracoli con un personaggio scritto in modo superficiale, cercando di infondere a Margaret una dignità e un’umanità che la sceneggiatura le nega sistematicamente. Ranieri porta sullo schermo una donna stanca di essere relegata al ruolo di supporto, e questo spunto viene sfruttato in modo sbrigativo.
La trasformazione di Margaret da moglie di supporto a salvatrice del Natale avrebbe dovuto essere il cuore pulsante del film, invece viene trattata come un’ovvietà, un passaggio obbligato privo di vera tensione narrativa. Ranieri ci prova, con tutta se stessa, ma è come chiedere a un chirurgo di operare con un cucchiaio: gli strumenti sono inadeguati.
Antagoniste piatte in una guerra senza mordente
Caterina Murino e Valentina Romani interpretano rispettivamente la Befana e Santa Lucia, due figure che dovrebbero essere le antagoniste ma che risultano invece macchiette monodimensionali. Il loro piano per “rubare la scena” a Babbo Natale è descritto con tale superficialità che è impossibile prenderle sul serio come minaccia. Murino, in particolare, sembra recitare in un film completamente diverso, tra smorfie esagerate e battute che cadono nel vuoto come regali di Natale dimenticati in soffitta.
La rivalità tra le tre figure natalizie poteva essere un terreno fertile per un’ironia intelligente, per un commento satirico sulla società dell’immagine o sulla mercificazione delle feste. Invece, ci troviamo di fronte a siparietti, con trovate comiche un pò scontate. Le interazioni tra i personaggi sono prive di chimica, i dialoghi sembrano scritti con superficialità.
Regia anonima e ritmo soporifero
Stefano Cipani dirige il lungometraggio con inquadrature piatte, montaggio convenzionale, una fotografia che oscilla tra il cielo grigio invernale e i rossi e verdi natalizi sparati al massimo della saturazione come in una cartolina d’auguri. Non c’è un’inquadratura memorabile, non un momento di vera inventiva visiva.
Il film ha l’aspetto di uno spot pubblicitario allungato a dismisura. Il ritmo è letargico. Intorno al minuto 60, il film ha già esaurito qualsiasi cosa avesse da dire, ma continua imperterrito per altri 30-40 minuti, allungando troppo la storia.
Una sceneggiatura che non fa centro
Il vero problema di “Natale senza Babbo” sta nella scrittura. La sceneggiatura di Michela Andreozzi e Filippo Macchiusi è un patchwork di clichè natalizi rivisitati cuciti insieme in modo un pò teatrale. Ogni sviluppo narrativo è telefonato, ogni battuta suona come già sentita mille volte, ogni “colpo di scena” è prevedibile.
I personaggi cambiano all’improvviso alla fine. I sottotesti sul femminismo, sulla fatica del lavoro di cura, sulla crisi di identità maschile vengono appena accennati e subito abbandonati in favore di scene che strappano a malapena qualche sorriso.
In Conclusione
“Natale senza Babbo” cerca in tutti i modi d’ interrogarsi sul significato della festività, ma lo fa con un pò di superficialità. C’è magia, ma meno calore, non c’è quella scintilla che rende i grandi film natalizi capaci di emozionare anno dopo anno.
Purtroppo, il film sembra che sia pensato per riempire i divani nel periodo delle feste, per dare alle famiglie qualcosa da vedere tra un pranzo e una cena, senza ambizioni artistiche o narrative. Un cast sprecato
Guardare attori di questo calibro – Gassmann, Ranieri, Murino – costretti a recitare battute di poca qualità è triste. Sono bravi, però, a nascondere un pò il loro disagio in diverse scene. È lo spreco di talento e risorse che rende “Natale senza Babbo” ancora più deludente: con questi attori e con questa premessa, si poteva fare qualcosa di genuinamente interessante.
Note Positive
- Idea
- Effetti speciali
Note Negative
- Scrittura
- Regia
- Recitazione
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e suono |
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2.3
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