Nina e il Segreto del Riccio (2023). Il licenziamento visto dagli occhi dei bambini 

Recensione, trama e cast del film d'animazione francese Nina e il Segreto del Riccio (2023) diretto dal duo Alain Gagnol e Jean-Loup Felicioli

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Nina e il segreto del riccio locandina

Nina e il segreto del riccio

Titolo originale: Nina et le secret du hérisson

Anno: 2023

Nazione: Francia, Lussemburgo

Genere: Animazione, Avventura, Drammatico

Casa di produzione: Parmi les Lucioles Films, Doghouse Films, TNZPV Productions

Distribuzione italiana: Movies Inspired

Durata: 77 minuti

Regia: Alain Gagnol, Jean-Loup Felicioli

Sceneggiatura: Alain Gagnol

Montaggio: Sylvie Perrin

Musiche: Serge Besset

Doppiatori originali: Loan Longchamp (Nina), Audrey Tautou (Camille), Guillaume Canet (Vincent), Keanu Peyran (Mehdi), Guillaume Bats (Il riccio), Patrick Ridremont (Lupin), Saabo Balde (Sami), Hugues Boucher (Gustavo), Julie Carli (Madame Kovacs), Eve Lorrain (Nina da piccola), Noé Chabbat (Mehdi da piccolo), Nada El Belkasmi (Nadia), Saeed Mirzaei (Yassine)

Trailer di “Nina e il segreto del riccio”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Alain Gagnol ha studiato animazione, illustrazione e fumetto presso la scuola Émile Cohl di Lione, iniziando a lavorare come animatore a Valence e intraprendendo parallelamente una carriera da scrittore. Ha pubblicato diversi romanzi noir con le case editrici Gallimard, Cherche Midi e Le Passeur, tra cui M’sieur (1995), Les lumières de frigo (1997) e la trilogia Power Club (L’apprentissage, Ondes de choc, Un rêve indestructible, 2017-2018).

Jean-Loup Felicioli, invece, ha studiato alle Belle Arti di Annecy, Strasburgo, Perpignano e Valence, dove ha incontrato Alain Gagnol. Da quel momento, i due hanno iniziato a collaborare, realizzando diversi cortometraggi d’animazione a partire da L’egoïste (1997), della durata di quattro minuti.

Il loro debutto alla regia di un lungometraggio avviene con Un gatto a Parigi (2010), pellicola candidata all’Oscar come miglior film d’animazione. Nina e il Segreto del Riccio è il loro terzo lungometraggio, presentato fuori concorso al Festival di Annecy il 12 giugno 2023 e successivamente al Locarno Film Festival il 4 agosto dello stesso anno. Il film è stato distribuito nelle sale francesi l’11 ottobre 2023, mentre in Italia arriverà il 6 febbraio 2025, distribuito da Movies Inspired.

Trama di “Nina e il segreto del riccio”

Nina adora le storie che suo padre le racconta ogni sera prima di andare a dormire. Sono racconti di avventure—o meglio, di disavventure—che hanno per protagonista un piccolo riccio esploratore, sempre alla ricerca di un lavoro. Tuttavia, a causa dei suoi numerosi aculei, finisce puntualmente nei guai e viene licenziato da ogni impiego.

Ogni giorno, Nina attende con trepidazione quel momento speciale in cui può stare con suo padre, ascoltando nuove storie su questo riccio immaginario. Ma un giorno tutto cambia: suo padre smette di raccontarle le favole della buonanotte. Da allora, appare sempre più triste per la chiusura della fabbrica in cui lavorava, che ha comportato anche il suo licenziamento. Questo evento segna l’inizio di un periodo difficile, aggravato dalla crisi economica che rende quasi impossibile trovare un nuovo impiego in Francia.

Decisa a trovare una soluzione, Nina coinvolge il suo migliore amico e vicino di casa, Mehdi. Ha un’idea audace: scoprire il tesoro nascosto nella vecchia fabbrica del padre. Si dice infatti che il proprietario dell’azienda—ora in carcere—abbia sottratto denaro ai suoi dipendenti. Se Nina e Mehdi riuscissero a trovare quei soldi, potrebbero aiutare i loro padri, entrambi rimasti senza lavoro.

Ha così inizio un’emozionante avventura fatta di fughe rocambolesche dalla burbera vicina e dal suo gatto Fluffy, stratagemmi per eludere il guardiano della fabbrica e il suo spaventoso cane, e soprattutto la scoperta che il piccolo riccio delle storie potrebbe essere più reale del previsto.

Nina con il padre in Nina e il segreto del riccio (2023)
Nina con il padre in Nina e il segreto del riccio (2023)

Recensione di “Nina e il segreto del riccio”

Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol ci trascinano in un racconto audiovisivo dai toni fiabeschi e avventurosi, capace di affrontare il dramma della perdita del lavoro. Un evento riletto non attraverso gli occhi del mondo adulto, ma attraverso lo sguardo ingenuo di un bambino, che da un giorno all’altro si trova a dover affrontare i cambiamenti relazionali all’interno della propria famiglia. Le figure genitoriali mutano nei loro atteggiamenti, trasformate da un profondo sconvolgimento emotivo: la felicità, un tempo onnipresente nell’ambiente domestico, svanisce, lasciando spazio a un’atmosfera pesante, carica di tristezza e frustrazione. Il bambino percepisce questo cambiamento e ne soffre, sentendosi improvvisamente immerso in una realtà più cupa.

Quando emergono problemi legati al mondo economico e lavorativo, anche i volti dei familiari si trasformano. Dove prima c’era l’espressione serena e spensierata del padre, ora c’è una maschera di preoccupazione, segnata dal peso dell’incertezza e dello scoramento. In fondo, in una società capitalistica come quella europea o americana, cosa rimane di un uomo senza il suo lavoro? Cosa significa essere padre se non si riesce più a provvedere economicamente alla propria famiglia? Il lavoro e il denaro, ottenuti in cambio del nostro tempo, ci garantiscono una certa libertà, permettendoci di guardare il mondo con maggiore leggerezza e serenità. Dove c’è stabilità economica, possono regnare l’amore e l’affetto.

Questo era il mondo di Nina: un universo colmo d’amore, dove il padre riversava su di lei tutto il suo affetto. Ma quando l’uomo perde il lavoro, precipita nel vortice dei suoi pensieri, incapace di dedicare più tempo alla figlia, smettendo perfino di raccontarle le storie della buonanotte. Anche il suo vicino di casa, Mehdi, percepisce un cambiamento nella propria famiglia: suo padre è sempre più irritabile e incline al litigio.

È molto importante per me parlare ai bambini di cose reali. Sarebbe un errore pensare che siano impermeabili all’attualità o inconsapevoli delle difficoltà che affrontano i loro genitori. Credo che, vedendo questi elementi all’interno di una storia a loro dedicata, possano comprenderli meglio e subirli un po’ meno. Da questo punto di vista, si può parlare di realismo. Tuttavia, lo alleggerisco introducendo personaggi capaci di compiere imprese straordinarie e un riccio immaginario che accompagna l’eroina.

Rivendichiamo l’idea di un cinema esigente per il giovane pubblico, un cinema che non esita ad affrontare temi, se non seri, quanto meno rilevanti. I bambini sono come delle spugne. Vivono nello stesso mondo degli adulti, anche se troppo spesso ce ne dimentichiamo. Si può cercare di nascondere loro delle cose, ma non si fanno ingannare. I nuovi media e i mezzi di comunicazione hanno reso la loro percezione del mondo ancora più diretta e brutale. Questa storia parla di come i bambini vengano colpiti dalle difficoltà che vivono i loro genitori. Affronta anche il loro rapporto con l’attualità, con gli eventi che non riescono a capire e che sconvolgono la loro vita. I bambini ascoltano le notizie alla radio o alla televisione. Le discussioni tra di loro rendono accessibili alcuni fatti di cronaca, le catastrofi o le guerre. Ne parlano anche a scuola. La violenza del mondo li raggiunge sotto forma di echi più o meno distorti, più o meno comprensibili a seconda della loro maturità. Il nostro film mostra come i bambini siano toccati da problemi più grandi di loro. Nina è un personaggio romanzesco perché non accetta di essere impotente. Scoprirà che è rischioso non essere consapevoli dei propri limiti, ma fortunatamente per lei il suo coraggio sarà ricompensato. Nonostante il difficile contesto sociale, lo scenario non vuole descrivere un mondo senza speranza, in cui sarebbe inutile lottare. Da questo punto di vista, ci mettiamo decisamente dalla parte dei bambini.

Alain Gagnol

Questi due bambini soffrono nel vedere turbati e tristi i loro padri e i loro genitori, e così cercano un modo per aiutarli, immergendosi in un’avventura dai toni fiabeschi, tipici dei film sull’infanzia, il tutto arricchito da un’atmosfera da genere giallo e di rapina, con evidenti richiami a quest’ultimo, evidenziati dalle classiche sequenze visive e narrative. In queste sequenze vediamo i due giovani protagonisti studiare un modellino della fabbrica da loro creato (in stile Casa di Carta), che utilizzano per progettare e pianificare il loro piano. Accanto a queste, ci sono le scene di appostamento, in cui vediamo Nina e il suo amichetto spiare, con il cannocchiale, il guardiano della fabbrica e il suo cane per comprendere i movimenti quotidiani dell’uomo, nella speranza di avere un’opportunità per entrare nell’edificio abbandonato e rintracciare il misterioso bottino economico, che viene cercato assiduamente anche dallo stesso guardiano, intenzionato a fuggire con quei denari. Nina e il Segreto del Riccio, in questo senso, unisce insieme elementi tipici del mondo dell’infanzia e della fiaba con una storia che rimanda ai generi della rapina e del giallo, mantenendo però uno sguardo sulle problematiche del mondo degli adulti, come la perdita del lavoro e la difficoltà di trovarne uno nel paese o nella cittadina in cui si vive. Non è un caso che il padre di Nina trovi lavoro in Bretagna, un luogo molto lontano da dove attualmente risiede.

In questo film, all’intrigo poliziesco si aggiunge una storia d’amore e di amicizia. Si parla anche della fine dell’infanzia e di come la vita dei bambini venga sconvolta dai problemi degli adulti. Uno sguardo al mondo attuale e alle difficoltà sociali fornisce il contesto alla storia di una rapina compiuta da bambini di dieci anni. Torno spesso al giallo perché questo genere pone gli spettatori al centro dell’azione, soprattutto grazie alle scene di suspense. Ha un aspetto ludico che permette di trattare argomenti seri mantenendo una certa distanza. Il giallo mette in scena personaggi in situazioni estreme, quelle che speriamo di non incontrare mai nella vita reale. Le motivazioni dei personaggi possono essere torbide, ambigue. I personaggi mostrano il peggio e il meglio dell’essere umano. Mi sembra che sarebbe un peccato non offrire al pubblico giovane questo tipo di racconti.

Alain Gagnol

Nina e Mehdi in Nina e il segreto del riccio (2023)
Nina e Mehdi in Nina e il segreto del riccio (2023)

L’animazione

Alain Gagnol: Il digitale è uno strumento, come la matita. Non è una bacchetta magica che fa tutto al posto nostro. Nel nostro caso, usiamo la tavoletta grafica come un foglio di carta. Quindi ogni disegno è fatto a mano, con uno stilo. Il computer non interviene nella creazione della grafica né nella sua animazione. Alcune cose sono fatte al computer, come la pioggia o gli effetti di luce, ma la maggior parte del film rimane realizzata a mano. Contrariamente a una credenza diffusa, l’informatica non permette di lavorare più velocemente. Il computer è più pratico del foglio di carta: fa risparmiare tempo ed energia quando si tratta di correggere, spostare una traiettoria o modificare un disegno. Non c’è più bisogno di temperare la matita, usare la gomma o filmare foglio dopo foglio per controllare se funziona. Ma la base dell’animazione rimane la qualità del disegno e, se si vuole ottenere un movimento preciso e delicato, questo richiede, prima di tutto, tempo e analoghe abilità.

Jean-Loup Felicioli: Ho abbandonato il lavoro su carta per due motivi. In primo luogo, avevo l’impressione, dopo più di trent’anni a strofinare i gessetti sui miei fogli, di aver raggiunto il limite di una tecnica e di non poter più evolvere. Stava diventando importante per me esplorare qualcos’altro. Inoltre, il passaggio attraverso la scansione, obbligatoria per trasformare il disegno in un file digitale, richiede molto tempo e produce una perdita di qualità a livello di colori e texture. Ecco perché, del tutto naturalmente, e per stare nel mio tempo, sono passato completamente al digitale.

L’animazione di Nina e il segreto del riccio si distingue per uno stile raffinato e delicato, che si inserisce nella tradizione dell’animazione europea, con una chiara influenza dell’illustrazione francese (non a caso il film è francese) e della pittura a mano. Il tratto è morbido e sinuoso, privo di contorni netti e rigidi, conferendo ai personaggi un senso di leggerezza e naturalezza nei movimenti. Le linee, spesso sottili e abbozzate, sembrano quasi tracciate a mano libera, donando alla pellicola un’estetica artigianale che richiama l’animazione dipinta o disegnata su carta, pur essendo realizzata anche con tecniche digitali.

I personaggi, pur mantenendo una marcata bidimensionalità, sono dotati di una profondità espressiva che emerge dalla cura con cui sono modellati i volti e dalla sottigliezza delle animazioni facciali. Gli occhi e i lineamenti, resi con pochi tratti essenziali, riescono a trasmettere un’ampia gamma di emozioni grazie a una direzione dell’animazione particolarmente attenta. Il colore gioca un ruolo fondamentale nel definire l’identità visiva del film: le tonalità pastello, soffuse e morbide, creano un’atmosfera calda e sognante. Non si punta a una colorazione piatta, né a sfumature eccessivamente dettagliate; si predilige invece un effetto acquerellato, con gradienti delicati che arricchiscono la percezione della luce e dell’ombra. Questo contribuisce a rendere la tridimensionalità più suggerita che imposta, creando una profondità visiva che si basa più sulla stratificazione degli elementi che sulla modellazione volumetrica.

Gli sfondi, anch’essi dipinti con un gusto illustrativo, si presentano come tele vibranti di dettagli impressionistici: le pennellate sono visibili, le forme non sempre definite con rigore geometrico, e gli elementi naturali, come alberi, edifici o interni, si fondono con la scena in modo armonioso, senza mai risultare invadenti, seppur talvolta poco definiti. L’uso della prospettiva è accorto e spesso gioca su distorsioni leggere, che richiamano gli stili pittorici tradizionali più che la ricerca del realismo ottico.

L’uso delle luci è essenziale nel creare l’atmosfera: le scene notturne sono avvolte in bagliori soffusi e sfumature bluastre, mentre quelle diurne sfruttano toni caldi e dorati per enfatizzare il senso di intimità e calore emotivo. Interessante è anche il cambiamento cromatico nell’illustrazione e nella rappresentazione visiva del mondo reale e di quello fiabesco. L’elemento proveniente dall’immaginazione, infatti, è rappresentato in bianco e nero. Il riccio, nato dalle storie di fantasia del padre di Nina, ci viene presentato attraverso questa colorazione, e le sue storie ci vengono raccontate con il gusto retro, riportandoci nel mondo dell’animazione degli anni ‘30 e ‘40.

In conclusione

Nina e il Segreto del Riccio è un delicato film d’animazione francese che mescola fiaba, giallo e riflessione sociale. Un racconto emozionante, raccontato attraverso gli occhi di una bambina, che esplora con sensibilità la perdita del lavoro e le sue ripercussioni familiari, il tutto con uno stile visivo unico e suggestivo.

Note positive

  • Prospettiva infantile autentica: La narrazione attraverso lo sguardo di Nina permette di esplorare il dramma adulto con una delicatezza fiabesca, rendendo accessibili argomenti difficili ai più piccoli.
  • Unione di generi: Il film mescola abilmente atmosfere fiabesche con elementi del genere giallo e della rapina, creando una trama avvincente e coinvolgente.
  • Riflessione sociale: L’opera offre una riflessione interessante per i più piccole sulle difficoltà economiche, l’instabilità lavorativa e le sfide della società moderna, senza perdere di vista la speranza.

Note negative

  • /

Review Overview
Regia
Animazione
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.6
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.