
Pacchetto Eternità
Titolo originale: Pacchetto Eternità
Anno: 2024
Genere: Drammatico, Commedia
Casa di produzione: Agitprop, Mammut Film, Little Wing Productions
Distribuzione italiana: Mammut Film
Durata: 84 minuti
Regia: Magdelena Ilieva
Sceneggiatura: Jonathan Heidelberger, Magdelena Ilieva
Fotografia: Debora Vrizzi
Montaggio: Jonathan Heidelberger
Musiche: Simone Civitillo
Attori: Stoyan Doychev, Mariana Krumova, Kitodar Todorov, Aleksandra Sarchadzhieva, Konstantin Todorov, Vanina Kondova
Trailer di “Pacchetto Eternità”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Magdelena Ilieva, nata in Bulgaria nel 1984, si è diplomata al liceo linguistico del suo paese prima di intraprendere gli studi di regia cinematografica presso la New York University e, successivamente, alla South-Western University “Neofit Rilski”, dove si laurea in Regia cinematografica e televisiva nel 2011. Durante il percorso universitario scrive e dirige numerosi cortometraggi, che ottengono visibilità e riconoscimenti in importanti festival internazionali.
Dopo la laurea, si afferma come produttrice, finanziando progetti di rilievo tra cui il lungometraggio “The Lesson” (2014), premiato ai festival di San Sebastián, Varsavia e Tokyo, e finalista al LUX Prize; il corto “The Son” (2015), vincitore del Premio della Giuria a Cottbus; e “Jump” (2012), nominato agli European Film Awards e premiato a Bruxelles, Busan e Clermont-Ferrand.
Oltre all’attività produttiva, Magdelena ha lavorato come giornalista per la radio pubblica bulgara e come produttrice di serie televisive di fiction. Nel 2018, è stata casting director del film “Touch Me Not”, vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale. Insieme a Jonathan Heidelberger, ha scritto e diretto il cortometraggio “Hole”, insignito di una menzione speciale al Golden Rose Film Festival (Bulgaria, 2017) e selezionato in numerosi festival internazionali, tra cui quelli di Nizza, Tirana, Apchat, Novi Sad e Parigi.
Nel 2025, Ilieva debutta ufficialmente alla regia dirigendo il suo primo lungometraggio, “Pacchetto Eternità”, film da lei scritto insieme al montatore Jonathan Heidelberger.
La pellicola, dopo l’anteprima mondiale al 34° Cottbus Film Festival (sezione Spectrum) e al Sofia International Film Festival 2025, arriva nei cinema italiani a partire dal 5 giugno 2025 grazie alla casa di distribuzione Mammut Film. Sono inoltre state effettuate delle proiezioni speciali in sala con la partecipazione della regista e del co-sceneggiatore:
- 8 giugno, ore 19:00, Cinema Galliera di Bologna
- 9 giugno, Azzurro Scipioni di Roma
- 10 giugno, Anteo CityLife di Milano
Trama di “Pacchetto Eternità”
Bobkata è un impresario funebre sull’orlo del tracollo in una cittadina soffocata dalla corruzione. Con l’attività in crisi, la moglie che lo ha lasciato e un rivale che ha conquistato il monopolio dei funerali grazie a contatti influenti in ospedale, Bobkata si ritrova alla deriva, oppresso dai debiti e dal dolore mai risolto per la perdita del padre, avvenuta tragicamente durante l’infanzia e, più recentemente, della madre.
Nel tentativo disperato di risollevarsi, escogita un piano bizzarro: organizzare corsi di danza in una casa di riposo, con l’obiettivo di convincere gli anziani a sottoscrivere in anticipo i propri servizi funebri. A sostenerlo in questa impresa è Joana, una ex ballerina malata, legata al tragico passato della sua famiglia.
Tra rimorsi e bisogno di sopravvivere, Bobkata intraprende un percorso fragile ma tenace verso la ricostruzione di sé, confrontandosi con la perdita, il perdono e la possibilità di un nuovo inizio.
Recensione di “Pacchetto Eternità”
La pellicola di Magdelena Ilieva si rivela, senza dubbio, un lungometraggio interessante, capace — almeno sulla carta — di offrire numerosi spunti di riflessione, spingendo lo spettatore a interrogarsi su quanto avviene in scena grazie a una drammaturgia ricca di suggestioni tematiche. La cineasta introduce in Pacchetto Eternità diverse sottotrame e questioni esistenziali, a partire dal modo in cui si concepisce la morte in Bulgaria (luogo in cui si svolge la narrazione) e dal rapporto che gli individui, anche i più anziani — come vediamo negli ospiti della casa di riposo — intrattengono con essa. Questi personaggi sembrano rifiutare l’idea della fine, evitando di pensare al proprio funerale o al “dopo”, per abbracciare invece un rapporto viscerale e istintivo con la vita.
Accanto a questi temi emerge il racconto di una sfida imprenditoriale: quella di una piccola agenzia funebre costretta a confrontarsi con un sistema locale corrotto e monopolizzato, incarnato da Mitko, un impresario dai tratti mafiosi che — grazie ai suoi legami con l’ospedale e forse anche con la politica — esercita un controllo assoluto sul settore funerario, assicurandosi che ogni defunto venga dirottato verso la propria impresa (pratica illegale e mafiosa). In questo contesto, il protagonista Bobkata si ritrova emarginato e inascoltato, progressivamente schiacciato da una crisi finanziaria crescente, che lo conduce a indebitarsi, che non solo lo priva di una vita serena, ma rende impossibile anche il sostentamento della sua attività, ormai vicina al collasso.
Nella mia città natale, la Bulgaria, i cimiteri sono animati quasi quanto i pub locali, con grandi feste che si svolgono sulle tombe dei defunti. Mio zio Ivan, per esempio, si gode ancora il suo whisky e le sue sigarette, senza che la morte abbia intaccato il suo stile di quando era in vita. Questa tradizione di celebrare la vita (e la morte) in un modo così unico è al centro del mio film, che si ispira alle dure battaglie di mio padre contro le mafie locali e la corruzione per mantenere vivo il suo sogno. Al centro del film c’è anche l’assurdo, che nasce dalla lotta contro l’impossibile. Il film è incentrato su una decisione critica che il nostro protagonista deve prendere, una situazione molto simile a quella che ha affrontato mio padre: come affrontare un nemico che non si può battere? Invece di reagire, il protagonista si allea con riluttanza con l’assassina di suo padre per tenere dei corsi di danza in una casa di riposo. Il film ci sfida a riflettere se valga la pena provare risentimento, rabbia e rancore quando, alla fine, siamo tutti diretti nello stesso posto. Anche la morte è un nemico che non possiamo sconfiggere. A volte, essere umani significa entrare in contatto con chi non vorremmo, non per sconfitta, ma per consapevolezza.
Cit. Magdelena Ilieva
Come emerge chiaramente dalle parole della cineasta, Pacchetto Eternità non è soltanto un film sulla morte e sulla corruzione, ma anche e soprattutto un racconto sul perdono. Al centro della narrazione, infatti, si sviluppa l’atipico e toccante rapporto tra Bobkata e Joana, la donna che, anni prima, ha investito da ubriaca il padre di Bobkata, lasciandolo senza vita sul ciglio della strada e riuscendo ad evitare qualsiasi responsabilità giudiziaria, con la colpa attribuita paradossalmente alla vittima.
La drammaturgia costruisce così il cuore pulsante della storia nel confronto tra questi due individui, e nella ferita aperta che la perdita del padre ha lasciato in Bobkata e in sua sorella—due anime spezzate e infelici, incapaci di inseguire i propri sogni o vivere pienamente.
Nonostante le numerose tematiche trattate e i vari personaggi che popolano la vicenda, Pacchetto Eternità si configura come un’opera interamente incentrata sul senso del perdono e speranza, riflettendo su un interrogativo semplice ma universale: siamo davvero in grado di perdonare—gli altri e noi stessi—e trovare una nuova strada anche quando ogni speranza sembra svanita?
È una storia che non si limita a una lotta contro le avversità; è una storia che parla di ciò che accade quando queste lotte iniziano a consumarti. Credo che sia molto rilevante per il mondo in cui viviamo oggi, con conflitti lunghi decenni che non si risolvono mai, che continuano ad andare avanti, perché nessuno fa mai un passo verso il perdono o il compromesso. Il film ci sfida a riflettere se valga la pena di provare risentimento, rabbia, lotte e rancore quando, alla fine, siamo tutti diretti nello stesso posto.
Cit. Magdelena Ilieva
La pellicola di Magdelena Ilieva, attraverso la costruzione di una commedia nera con venature oniriche, ci immerge in un’esistenza profondamente grigia, priva di autentica speranza in un destino migliore. I personaggi si muovono in un mondo che li stritola lentamente, avviandoli verso una traiettoria esistenziale senza via di fuga. Sebbene questa visione pessimistica sia di per sé interessante e carica di potenziale drammaturgico, i veri problemi del film risiedono nel modo in cui la narrazione è strutturata—sia a livello di sceneggiatura, che di regia e soprattutto di montaggio. Pacchetto Eternità fatica a catturare l’attenzione dello spettatore: le scelte registiche risultano poco incisive; il montaggio alterna intuizioni interessanti a momenti caotici; la sceneggiatura mostra fragilità evidenti, in particolare nella costruzione del rapporto tra Bobkata e Joana, la donna responsabile della morte del padre dell’uomo. Un rapporto che, sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare il fulcro emotivo della vicenda, sollevando riflessioni profonde sul perdono e sulla possibilità di guarigione, ma che viene invece sacrificato da una scrittura superficiale del personaggio di Joana. Di lei, in particolare, manca qualunque approfondimento sul senso di colpa legato all’atto criminoso commesso. Non è mai chiaro se il suo gesto di riavvicinamento sia mosso da un sincero pentimento o da un egoistico desiderio di redenzione personale, lasciando sia il protagonista che lo spettatore in uno stato di frustrazione emotiva. Lo stesso vale per le altre linee narrative che, pur toccando temi potenzialmente potenti, restano abbozzate, prive di reale sviluppo o incisività.
Questa superficialità drammaturgica, inevitabilmente, porta a una mancanza di coinvolgimento emotivo: si rimane spettatori freddi, incapaci di entrare davvero in connessione con i personaggi e con la storia. Un peccato, perché il film aveva sulla carta tutti gli elementi per toccare corde profonde.
Accanto alle imperfezioni riscontrate nella sceneggiatura, Pacchetto Eternità si distingue per una regia e un montaggio liberi e marcatamente autoriali, caratterizzati da spunti visivi e narrativi interessanti. La fotografia, in particolare, richiama un’estetica da western balcanico, con una tavolozza cromatica che si trasforma nei momenti onirici o nei flashback legati all’infanzia di Bobkata, dove i toni diventano improvvisamente più accesi, quasi febbrili, contribuendo a enfatizzare il senso di distorsione emotiva.
La regia e il montaggio, infatti, rivelano una volontà stilistica precisa: quella di non seguire una linearità convenzionale, ma di frammentare la narrazione, anticipando talvolta eventi futuri o sovrapponendo piani temporali. Si avverte un desiderio di sperimentazione linguistica, che conferisce al film una veste personale e riconoscibile.
Tuttavia, nonostante questi spunti autoriali degni di nota, entrambi gli aspetti risultano ancora acerbi, difatti è un’opera prima. Alcune scelte registiche, pur interessanti sulla carta, sembrano non essere del tutto coerenti con il tono e la struttura del racconto, contribuendo a creare una distanza emotiva tra spettatore e storia. In altre parole, sebbene si intuisca il potenziale stilistico della cineasta, non è del tutto chiaro che queste soluzioni visive e formali siano le più adatte a veicolare efficacemente il nucleo emotivo della vicenda.
In conclusione
Pacchetto Eternità è un film che intriga per le intenzioni e per lo sguardo personale che offre sul tema del perdono e della morte, ma il risultato finale risulta più ambizioso che compiuto. È un’opera prima che lascia intravedere il potenziale della sua autrice, ma che fatica a coinvolgere davvero sul piano emotivo a causa di una sceneggiatura fragile e personaggi poco sviluppati. Adatto a chi ama il cinema d’autore, con toni da commedia nera e venature surreali, e non teme le opere imperfette ma sinceramente ispirate. Non per tutti, ma per chi sa apprezzare il tentativo di raccontare l’indicibile, è una visione che può lasciare qualcosa.
Note positive
- Premessa narrativa originale e ispirata da esperienze personali
- Temi profondi come la morte, il perdono e la corruzione
Note negative
- Sceneggiatura debole e rapporto centrale poco sviluppato
- Personaggi secondari e sottotrame lasciati in superficie
- Montaggio a tratti caotico e poco coeso con il tono
- Carenza di coinvolgimento emotivo
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazione |
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| Emozione |
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SUMMARY
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2.8
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