Intervista a Bong Joon-ho che parla brevemente del suo film capolavoro Parasite

Film evento del 2019-20 mondiale, andando a stravincere nei maggiori festival interazionali ottenendo la Palma d’oro di Cannes, il Golden Globe per il miglior film in lingua straniera, e l’ambita statuetta del Premio Oscar dove diviene il primo film non in lingua inglese a divenire miglior lungometraggio dell’anno.

Bong Joohn-ho è indubbiamente l’artefice del successo del film che si basa su una regia e sceneggiatura solida trasportando all’interno del lungometraggio un tema molto caro al regista di Snowpiercer come la ingiusta divisione della società in classi sociali. Il cineasta esprimendosi sul concetto alla base di Parasite afferma:

Per gente di diversa estrazione sociale vivere assieme nello stesso spazio non è semplice. Succede sempre più spesso in questo triste mondo che le relazioni umane basate sulla coesistenza o sulla simbiosi non reggano, e che un gruppo sia costretto a instaurare una relazione parassitica con un altro. In un mondo del genere, chi può puntare il dito contro una famiglia in difficoltà, intrappolata in una lotta per la sopravvivenza, e definirli tutti parassiti? Non erano parassiti all’inizio. Sono i nostri vicini di casa, amici e colleghi, spinti fino all’orlo del precipizio.

Le interviste sottostanti sono state estrapolate da varie interviste presenti sul web.

Parasite mostra tematicamente varie similitudini con Okjia e Snowpiercer, lungometraggi girati in lingua inglese però. Come mai ha sentito l’importanza questa volta di girarlo in lingua coreana?

Bong Joon-Ho: La scelta è stata piuttosto naturale. Vivo a Seul e volevo raccontare la storia delle persone intono a me, la gente che vive in quei quartieri che vedo e incontro quotidianamente. È da qui che sono partito, volevo in qualche modo approfondire la realtà che mi circonda, come se la guardassi attraverso un microscopio, volevo raccontare qualcosa di più piccolo e profondo. Per farlo dovevo rimanere qui, in corea, come era accaduto come Mother e Memories of Murder. Inoltre ho avuto un budget minore difronte a Okjia e Snowpiercer.

Come mai ha scelto la canzone di Morandi “In ginocchio da te”

Bong Joon-Ho: Non so molto di Gianni Morandi, ma ho usato la sua canzone perché mi piaceva davvero tanto e infatti ha salvato una delle sequenze più importanti. La scelta del pezzo si è trattata di una casualità molto fortunata, vorrei trovare il cantante e salutarlo, certo abbiamo pagato i diritti ma personalmente non l’ho mai incontrato.

Nel film sono prensenti molto generi, come mai?

Ho letto su indiewire che sono diventato io stesso un genere, ed è stato il commento che mi ha reso più felice. Questo non vuol dire che io mescolo più generi in maniera conscia, quando sto girando non ci penso. Io riprendo gli attori e quel che succede e poi quando guardo il girato trovo che è già così, una miscela di molti generi quindi quel commento è la miglior risposta che posso dare.

Ci sono così tanti modi diversi con cui le persone ricche mostrano di avere dei soldi. Come hai scelto l’estetica per mostrare questa famiglia particolare?

Questa famiglia vuole dimostrare che “Abbiamo soldi, ma siamo anche sofisticati. Non siamo ostentati, non siamo sdolcinati” Ecco perché vivono in questa casa progettata da un famoso architetto. Vogliono dire “Conosco l’arte. Ho gusto artistico” Vogliono confermarlo in ogni momento, che non sono come i ricchi a buon mercato. Ma quello che vogliono veramente, e questo è qualcosa che dice il signor Park nel film, è che tracciano una linea di confine sul loro mondo sofisticato e non lasciano che nessuno lo attraversi. Non sono interessati al mondo esterno, alla metropolitana e alle altre persone. Vogliono spingere tutti fuori da quella linea e vogliono rimanere al sicuro dietro di essa.

L’olfatto è una forza fondamentale nel film. So che è il senso più evocativo, ma ci sono altri motivi per cui hai voluto usarlo per portare avanti la narrazione?

I lavori che questi personaggi svolgono nel corso del filmm (tutoraggio, pulizia e guidatore privato) caratterizzano un raro momento in cui ricchi e poveri sono insieme in uno spazio molto privato e così vicini l’uno all’altro che possono annusarsi l’un l’altro. Era una specie di dispositivo perfetto nella storia.

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