Squali (2024): i fratelli Karamazov approdano in Veneto

Recensione, trama e cast di Squali, una pellicola del 2024 per la regia di Alberto Rizzi basato sul romanzo russo "I fratelli Karamazov"

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Trailer di “Squali”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

In due anni, abbiamo visto ben due liberissime trasposizioni filmiche de I fratelli Karamazov di Fedor Dostoevskij. La prima era The old Bachelor, grandiosa epopea iraniana di 190 minuti, la seconda è firmata da Alberto Rizzi ed è Squali, pellicola presentata alla 22esima edizione di Alice nella Città, nella sezione Panorama Italia, che è stata distribuita nei cinema italiani dal 12 novembre 2024, distribuito dalla casa di produzione cinematografica Magenta Film, partendo da una proiezione a Verona, luogo che ha sostenuto la pellicola stessa. Difatti il film è stato prodotto da Magenta Film una realtà cinematografica veneta composta da un gruppo di giovani professionisti che ha scelto di investire con determinazione e passione nel progetto. Producendo e distribuendo Squali nelle sale cinematografiche. Magenta ha avuto l’opportunità, nell’arco di un solo anno di aprire a Verona M-STUDIO, un teatro di posa di 600 metri quadrati, il più grande del Triveneto, pronto ad ogni sfida e progetto.

Trama di “Squali “

Tre fratelli e una sorella sono costretti a tornare nella casa paterna, dove il prepotente e malvagio Leone Camaso, esercita il suo “dominio”, senza lesinare raggiri e inganni a chiunque lo ostacoli. La tensione tra i fratelli, Demetrio, ex militare rancoroso; Ivan, sportivo a fine carriera che tenta di riconquistare la fidanzata con ogni mezzo; Alessio, seminarista determinato a riscattare l’anima perduta della sua famiglia; Sveva, figlia ribelle in perenne lotta cresce minuto dopo minuto, l’odio tra di loro è inferiore solo a quello che tutti e quattro provano verso il padre.

I personaggi di Sqauli
I personaggi di Sqauli

Recensione di “Squali”

La colonna portante è la famiglia, ma i personaggi che la compongono sono spogliati di ogni pudore e legame affettivo reale, accomunati da una crudeltà che sembra una risposta al dolore e alla solitudine. Squali si fa largo a colpi di simbolismi, dialetto veneto e tanta disfunzionalità familiare. Fin dai titoli di inizio, che sembrano omaggiare quelli di Uccellacci e uccellini, il film dimostra di voler attingere a un repertorio surreale e di voler sorprendere lo spettatore, senza accompagnarlo per mano.

Rizzi ha dalla sua un notevole livello tecnico e gioca sul filo del fuorigioco rischiando di sconfinare in un eccessivo virtuosismo. La sensazione è che in certi casi la messa in scena rincorra più l’esercizio di stile che non le necessità della storia. Tuttavia costruisce piani sequenza complessi e ben orchestrati e offre una fotografia di grande qualità che lascia emergere i colori freddi del paesaggio montano. Gli splendidi scorci di montagna comunicano sensazioni contrastanti: da una parte, i campi larghi fanno sembrare gli uomini minuscoli e abbandonati nella solitudine di un mondo sconfinato; dall’altra, le montagne trasmettono senso di oppressione, quella stessa che il padre Leone provoca ai suoi figli.

Il tentativo di emancipazione è uno dei punti cardine dell’opera ed è in quest’ambito che la tematica femminile fa il suo ingresso trionfale. Le donne sono mira degli istinti sessuali maschili, della loro violenza e della loro prepotenza. Durante il film assistiamo a un’interessante evoluzione della figlia Sveva, che è forse quella che – alla fine dei giochi – è la parte più attiva nella ribellione al padre.

La prima parte riesce a presentare bene i personaggi e a instaurare una tensione latente tra di loro e a far percepire il contesto malato in cui si muovono. Nella seconda parte, una sostanza inferiore alla forma rende l’opera dispersiva e un po’ discontinua, ma sul finale il film riprende le redini e chiude con un guizzo di speranza, che mantiene i toni cupi e non stona con il resto.

Tante idee, tanta tecnica e forse un pizzico di confusione, ma il risultato finale offre comunque svariati spunti, cosa non scontata se si considera il coefficiente di difficoltà del progetto in questione.

Fotogramma di Squali
Fotogramma di Squali

In conclusione

Squali è come un autista che – per percorrere una determinata tratta – si perde in qualche deviazione e rallentamento di troppo, ma alla fine raggiunge la destinazione e riesce a rendere il viaggio sufficientemente piacevole. Un film che osa, alterna momenti di grande interesse ad altri meno a fuoco e soffre di una pretenziosità che a volte prende il sopravvento. L’ambizione è l’arma a doppio taglio di un’opera che merita di essere vista, ma che forse non esprime tutto il suo potenziale.

Una pellicola che – tra fronzoli e lungaggini evitabili – mostra tanta ricerca, grande conoscenza del romanzo di partenza e un innegabile talento dietro la macchina da presa.

Note positive

  • Regia
  • Fotografia
  • Recitazione
  • Coraggio nella messa in scena
  • Attualizzazione delle tematiche

Note negative

  • Dispersività
  • Discontinuità
  • Qualche virtuosismo eccessivo
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Federico Manghesi
Federico Manghesi