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Squid Game 2
Titolo originale: 오징어 게임 (Ojingeo Geim)
Anno: 2024
Paese: Corea del Sud
Genere: Thriller, Drammatico, Azione
Casa di Produzione: Siren Pictures Inc., Firstman Studio
Distribuzione: Netflix
Ideatore: Hwang Dong-hyuk
Showrunner: Hwang Dong-hyuk
Stagione: 2
Episodi: 7
Regia: Hwang Dong-hyuk
Sceneggiatura: Hwang Dong-hyuk
Fotografia: Lee Hyung-deok
Montaggio: Nam Na-yeong
Musica: Jung Jae-il
Attori principali: Lee Jung-jae, Lee Byung-hun, Wi Ha-joon, Yim Si-wan, Kang Ha-neul, Jo Yu-ri, Yang Dong-geun, Kang Ae-shim, Park Sung-hoon, Lee Jin-wook, Jun Suk-ho, Choi Seung-hyun (T.O.P)
Trailer di “Squid Game 2”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
Dopo tre anni e tre mesi dall’uscita della prima stagione, acclamata dalla critica mondiale e dal pubblico, Squid Game torna su Netflix con la seconda stagione, disponibile dal 26 dicembre 2024. La prima stagione, vincitrice del Golden Globe 2022 per la miglior interpretazione di un attore non protagonista (assegnato a Oh Yeong-su), aveva conquistato il mondo con il suo approccio originale e brutale alla competizione letale tra 456 disperati concorrenti in cerca di una svolta economica. La seconda stagione, composta da soli sette episodi della durata di circa un’ora ciascuno, riporta gli spettatori nel mondo spietato della competizione, dove giochi per bambini si trasformano in prove mortali, con in palio un enorme premio in denaro.
Il cast principale vede il ritorno di Lee Jung-jae nei panni del protagonista Seong Gi-hun (n° 456), Wi Ha-joon nel ruolo del poliziotto Hwang Jun-ho, e Lee Byung-hun, che riprende il ruolo del Front Man, il misterioso e spietato leader dietro l’organizzazione di Squid Game. Accanto a loro, un cast quasi interamente rinnovato arricchisce la narrazione: Yim Si-wan (Unlocked, Run On), Kang Ha-neul (The Pirates: The Last Royal Treasure, When the Camellia Blooms), Park Sung-hoon (The Glory, Queen of Tears) e Kang Ae-sim (Extraordinary Attorney Woo).
Trama di “Squid Game 2”
Tre anni dopo aver vinto lo Squid Game, Seong Gi-hun, noto come il Giocatore 456, prende una decisione radicale: rinunciare alla vita tranquilla che avrebbe potuto avere negli Stati Uniti, insieme alla sua famiglia, per affrontare nuovamente l’organizzazione dietro il letale survival game. Determinato a smascherare chi orchestra questa macabra competizione e a porre fine al loro gioco di sangue, Gi-hun decide di utilizzare la fortuna guadagnata per cercare giustizia.
La sua ricerca lo porta a setacciare la città alla caccia del Reclutatore, l’uomo elegante che sfidava le persone a ddakji nella metropolitana. Ma quando finalmente riesce a ottenere delle risposte, scopre che smantellare l’organizzazione è un’impresa ancora più pericolosa di quanto avesse immaginato. Per fermare il gioco una volta per tutte, Gi-hun è costretto a fare l’impensabile: tornare a giocare. Questa volta, affronta un nuovo gruppo di partecipanti pronti a rischiare tutto per vincere il premio di 45,6 miliardi di won, in una sfida ancora più crudele e carica di tensione.

Recensione di “Squid Game 2”
La seconda stagione di Squid Game si colloca in una sorta di limbo narrativo, sospesa tra ciò che la serie è stata e ciò che diventerà nella sua terza e ultima stagione. Questa impressione di incompletezza emerge con forza dopo la visione dei sette episodi che compongono Squid Game 2. Più che una stagione autonoma, sembra una “mezza stagione”, dove nessun arco narrativo – né dei nuovi personaggi né di quelli già noti – viene realmente concluso. Il risultato è una struttura che manca di un chiaro svolgimento e conclusione, lasciando la sensazione che si tratti piuttosto della prima parte di un racconto più ampio.
In questo senso, possiamo affermare che Squid Game 2 si configura come una stagione tronca, che interrompe il proprio arco narrativo in un momento indubbiamente efficace, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso. Tuttavia, non riesce a offrire quel senso di novità e di evoluzione della drammaturgia che i primi due episodi della stagione sembravano promettere. Se infatti la 2×01, “Pane e lotteria”, e la 2×02, “Festa di Halloween”, avevano introdotto una drammaturgia e uno stile narrativo notevolmente diversi rispetto a quelli della prima stagione, a partire dalla 2×03, “001”, la serie compie un passo indietro. Ritorna, più o meno, a una struttura drammaturgica che ricalca fedelmente quanto già visto nei precedenti nove episodi, privando lo spettatore di quel senso di innovazione che i primi due capitoli erano riusciti a infondere.
I primi due episodi catapultano lo spettatore in un racconto più oscuro e cupo, sia sul piano emotivo che visivo, dove l’elemento del survival game cede il passo ad atmosfere tipiche del thriller e del poliziesco. Un genere, quest’ultimo, particolarmente adatto a rappresentare il profondo cambiamento interiore sia del poliziotto Hwang Jun-ho sia di Gi-hun, due personaggi trasformati dalle rivelazioni e dalle esperienze vissute nell’isola misteriosa che ospita i terrificanti e crudeli Squid Game.
A partire dal terzo episodio, però, la serie torna alle classiche corde narrative già esplorate nella prima stagione. Abbandona, forse eccessivamente, gli elementi polizieschi introdotti nei primi due episodi per riabbracciare il genere del survival game. La sceneggiatura ripropone dinamiche già viste nei primi nove episodi, spaziando dai giochi mortali alla costruzione di rapporti di amicizia e odio all’interno del dormitorio. Qui si ripete (forse in modo eccessivamente ridondante) la lotta tra i partecipanti che desiderano abbandonare il gioco, votando “X” alla fine di ogni round, e quelli che, spinti dalla sete di denaro (o per bisogno), scelgono di continuare a competere votando “O”, accettando il rischio della propria vita nella speranza di eliminare gli avversari e ottenere il montepremi finale.
Questa dinamica domina la seconda stagione, che si concentra in modo quasi maniacale su questo conflitto: da un lato coloro che si accontentano di poco e desiderano uscire dal gioco, dall’altro quelli disposti a rischiare tutto pur di massimizzare i propri guadagni. Una lotta che veicola una tematica sociale complessa e di difficile trattazione filosofica, esplorata attraverso scene emblematiche. Una di queste coinvolge il Reclutatore, che offre ai poveri una scelta: accettare un biglietto della lotteria, simbolo di una possibilità di cambiamento, o accontentarsi di una semplice pastina. Altrettanto significativi, nell’approfondimento della tematica sociale, sono i dialoghi filosofici e concettuali tra il n° 456 e il n° 001, che si rivela essere il Front Man, entrato in gioco proprio come aveva fatto Oh Il-nam nella prima stagione, indossando lo stesso numero identificativo.
La riflessione sociale di Squid Game
Il tema sociale della seconda stagione di “Squid Game” approfondisce ulteriormente le dinamiche critiche che avevano caratterizzato la prima, indagando le disuguaglianze economiche e il perverso intreccio tra potere, ricchezza e umanità. Nei sette episodi, il protagonista Seong Gi-hun si scontra con un sistema che sfrutta la disperazione dei più vulnerabili, offrendo una nuova prospettiva sul ciclo di violenza e controllo che imprigiona i partecipanti. La sua decisione di rientrare nel gioco non è soltanto una questione personale, ma assume un valore simbolico: rappresenta il tentativo di ribaltare un sistema che alimenta l’intrattenimento attraverso la sofferenza umana.
I nuovi giochi e concorrenti incarnano livelli ancora più profondi di ingiustizia sociale, mostrando come il desiderio di sopravvivenza venga manipolato dai potenti, lasciando i più deboli senza vie di fuga. La vita di Gi-hun ne è un esempio lampante: anche nella prima stagione, era intrappolato in un sistema che lo costringeva a sottomettersi per sopravvivere. In questa seconda stagione, però, Gi-hun, ormai trasformato dall’esperienza passata, è spinto dalla necessità di sopravvivere, ma, piuttosto, da una sete di vendetta e dalla volontà di smantellare il sistema stesso. Il n°456 intraprende un percorso arduo, consapevole della difficoltà di combattere un meccanismo profondamente radicato nelle strutture di potere che governano anche il mondo reale.
“Squid Game 2” ribadisce con forza come il gioco sia una potente metafora della società moderna: un’arena in cui pochi privilegiati orchestrano il destino di molti, spingendo i disperati a competere tra loro per un’opportunità. Le sfortune dei meno abbienti diventano così un mezzo per arricchire ulteriormente i potenti, i quali continuano a muovere le fila del mondo restando nascosti nell’ombra.
Le novità non sempre funzionano bene
La seconda stagione non si limita a guardare al passato, ma apre anche una finestra sul futuro, introducendo una nuova prospettiva, divergente rispetto a quella presentata nel 2021. Il comportamento di Gi-hun, fin dalle prime battute, si rivela completamente trasformato rispetto al passato. Il suo approccio all’interno del dormitorio e durante i giochi è radicalmente diverso, come emerge già dal primo gioco, “Un, due, tre, stella!”, in cui rivela ai partecipanti increduli tutta la verità sul funzionamento del gioco. L’attore Lee Jung-jae interpreta con grande maestria l’evoluzione caratteriale del suo personaggio. Gi-hun è ora un uomo profondamente cambiato: serio, determinato e con uno sguardo fisso sul presente, consapevole del proprio obiettivo. La sua missione è chiara: distruggere i giochi a qualsiasi costo. Il suo percorso riflette la scelta di sacrificare tutto sé stesso per annientare un sistema che considera i poveri come esseri non umani, ma meri “animali da macello”.
Se Lee Jung-jae offre una prospettiva divergente sul gioco attraverso la sua interpretazione, la sceneggiatura tenta, senza pieno successo, di ampliare la visione del mondo di “Squid Game” a 360 gradi. In particolare, si cerca di approfondire il ruolo delle maschere: quegli uomini e donne vestiti di rosso e mascherati, pronti a uccidere i partecipanti senza esitazione. La narrazione introduce una sottotrama incentrata su No-eul, una delle maschere, e sull’attività illegale di vendita di organi umani al mercato nero, un’operazione che si cela dietro i giochi sanguinosi. Questa rappresentazione del dietro le quinte, che esplora, attraverso il personaggio di No-eul, la dinamica di disperati contro altri disperati, risulta interessante, ma al momento appare sviluppata in modo frammentario e superficiale. Ne emerge una sottotrama che sembra più un riempitivo che una parte integrante e coerente della narrazione principale.
Un discorso analogo riguarda l’elemento poliziesco legato alla ricerca dell’isola. Questa trama, introdotta con forza nelle prime due puntate, si rivela mal sviluppata nel prosieguo della storia, penalizzata da sceneggiature prevedibili e momenti didascalici, come il trattamento della figura del timoniere. La serie, almeno per ora, soffre del mancato approfondimento delle premesse poliziesche che avevano dato avvio a una narrazione promettente.
Un’altra problematica significativa della serie riguarda la scrittura dei nuovi personaggi. Nonostante siano interpretati con convinzione e risultino caratteristici, come Jung-bae, Geum-ja, Yong-sik e Thanos, soffrono di un evidente mancanza di approfondimento. Questi personaggi, pur dotati di tratti distintivi, non raggiungono la complessità di quelli della stagione precedente, apparendo piuttosto bidimensionali. Vengono raccontati attraverso un unico registro narrativo e stilemi spesso didascalici, che ne limitano lo sviluppo. Verso le ultime due puntate, si nota un lieve miglioramento nella scrittura di alcuni di loro, ma molti, inclusi personaggi centrali, non possiedono un vero arco di trasformazione. Ciò rende difficile per lo spettatore provare empatia nei loro confronti. Un esempio emblematico è Thanos: un personaggio potenzialmente interessante, ma gestito in modo frettoloso e poco incisivo, risultando così uno spreco narrativo all’interno di questa stagione.
Se da un lato il tema centrale della serie e il comparto tecnico – dalla colonna sonora alla fotografia, dalla regia alle interpretazioni – mantengono un buon livello qualitativo, lo stesso non si può dire della scrittura dei personaggi e delle sottotrame. Tuttavia, i nuovi giochi introdotti, come il “girotondo” e il “pentathlon a sei gambe”, risultano accattivanti e memorabili, al pari dei giochi mortali che hanno segnato la passata stagione.

In conclusione
La seconda stagione di Squid Game rappresenta un passo intermedio che, pur ampliando il mondo narrativo e tematico della serie, lascia lo spettatore con un senso di incompiutezza. Nonostante l’ottima resa tecnica, un protagonista trasformato in modo convincente e alcune sequenze memorabili, la stagione soffre di una sceneggiatura che non riesce a sviluppare appieno le sottotrame introdotte e di personaggi nuovi che mancano di profondità. Con un arco narrativo tronco e un finale sospeso, Squid Game 2 appare più come una preparazione per il gran finale della terza stagione che un capitolo a sé stante.
Note positive
- Evoluzione del protagonista Gi-hun: Un personaggio maturo, determinato e ricco di sfumature.
- Ottima fattura tecnica: Regia, fotografia e colonna sonora mantengono un alto livello qualitativo.
- Nuovi giochi memorabili: Sfide inventive e cariche di tensione drammatica.
Note negative
- Narrazione incompiuta: La stagione manca di una struttura completa e si interrompe bruscamente.
- Personaggi nuovi poco sviluppati: Mancanza di trasformazione e di profondità narrativa.
- Sottotrame mal gestite: Elementi polizieschi e “dietro le quinte” dei giochi appaiono superficiali.
- Ripetitività: Ritorno a dinamiche già viste nella prima stagione, limitando la freschezza narrativa.
| Regia |
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| Fotografia |
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro: |
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| Interpretazioni |
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| Emozioni |
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SUMMARY
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3.8
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