Wildlife (2018): un fuoco distruttivo

Recensione, trama e cast del lungometraggio drammatico del 2018 Wildlife, opera prima di Paul Dano.

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Wildlife

Titolo originale: Wildlife

Anno: 2018

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico

Casa di produzione: June Pictures, Nine Stories Productions, Sight Unseen Pictures

Distribuzione italiana:

Durata: 105 min

Regia: Paul Dano

Sceneggiatura: Paul Dano, Zoe Kazan

Fotografia: Diego García

Montaggio: Matthew Hannam

Musiche: David Lang

Attori: Carey Mulligan, Jake Gyllenhaal, Ed Oxenbould

Trailer di “Wildlife”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

“Wildlife” è stato annunciato nel 2016 da Paul Dano come suo debutto registico, basandosi sul romanzo di Richard Ford del 1990 intitolato Incendi. Il film ha ricevuto recensioni positive alla sua anteprima, che si è svolta il 20 gennaio 2018 al Sundance Film Festival nella sezione U.S. Dramatic. Successivamente, il film è stato presentato il 9 maggio alla Settimana Internazionale della Critica durante il 71º Festival di Cannes e al Toronto International Film Festival il 6 settembre, nella sezione Special Presentations. Inoltre, ha vinto il premio per il miglior film all’edizione 2018 del Torino Film Festival.

Trama di “Wildlife”

La pellicola si apre con il trasloco di una famiglia nella città di Great Falls nel Montana. La madre e moglie Jeannette decide di non lavorare più e dedicarsi alla crescita del figlio. Jerry, padre e marito, perde dopo poco tempo il lavoro ottenuto al golf club, portando la famiglia in una situazione economica abbastanza critica. Jeannette e il figlio Joe decidono di rinunciare alla loro libertà e impegni scolastici per aiutare Jerry durante la ricerca di un nuovo lavoro. Quest’ultimo, anziché accettare alla vecchia occupazione, rimane per giorni in macchina nascondendosi dalla famiglia e dalle sue responsabilità, per poi decidere di punto in bianco di andare come volontario a fronteggiare gli incendi che stavano imperversando sul confine canadese. La famiglia sarà divisa e affronterà la separazione e la sofferenza in diversi modi, sino ad essere ricongiunta nuovamente ma con un nuovo tipo di realtà.

Carey Mulligan, Ed Oxenbould e Jake Gyllenhaal appear in Wildlife by Paul Dano, an official selection of the U.S. Dramatic Competition at the 2018 Sundance Film Festival. Courtesy of Sundance Institute.
Carey Mulligan, Ed Oxenbould e Jake Gyllenhaal appear in Wildlife by Paul Dano, an official selection of the U.S. Dramatic Competition at the 2018 Sundance Film Festival. Courtesy of Sundance Institute.

Recensione di “Wildlife”

Ambientato in una piccola città del Montana degli anni Sessanta, Dano ci porta all’interno di un dramma familiare americano, ma che in realtà riflette una problematica internazionale. Viene affrontato il tema dell’incomunicabilità familiare a 360 gradi. La famiglia “perfetta” viene scomposta nei singoli essere umani, ognuno con le sue problematiche sia personali che relazionali. Il regista ci mette di fronte a tre possibili modi di reagire di fronte a un cambiamento, e come ognuno dei presenti non riesca a far partecipe l’altro dei propri dubbi e delle proprie sofferenze. Il padre Jerry decide di scappare per risolvere un problema più grande di lui, un incendio incontrollato nel bosco canadese. La sua scelta è maturata con sequenze di silenzio all’interno della macchina. Il suo disagio viene reso attraverso lo sguardo impassivo di fronte alla moglie, la sua rabbia è invece vomitata nei confronti del figlio Joe che invece cerca di aiutare la sua famiglia. La sua unica soluzione è trovare un problema più grande che gli dà la possibilità di sentirsi utile e fuggire da quel contesto.

Con la scomparsa momentanea dalla pellicola di Jerry le inquadrature saranno prevalentemente concentrate su Joe e Jeannette. Se da un lato Joe diventa padre e madre di se stesso, Jeannette torna adolescente con comportamenti e atteggiamenti civettuoli e infantili. Il loro rapporto, ormai ribaltato, sarà ricolmo di silenzi e sguardi giudicanti. La famiglia Brinson non sarà descritta tramite parole o dialoghi, ma al contrario con silenzi e frasi non dette, attraverso i gesti seducenti di Jeannette nei confronti di Warren, sua nuova fiamma, e attraverso le labbra serrate di Joe che non approva il comportamento della madre.

Per il regista non è importante la risoluzione del problema, ciò che viene mostrato è solo la punta dell’iceberg. Durante il primo confronto familiare i genitori si comportano come adolescenti mentre il figlio Joe è costretto a indossare i panni del genitore. Come il fuoco che Jerry ha provato a spegnere, anche le fiamme di questo dramma familiare sono state alimentate da sequenze di silenzio e solo la presenza di Jerry riuscirà a sedarlo. Dano, con la sua regia, ci descrive la psicologia di una famiglia degli anni Sessanta ma con problemi in realtà più che contemporanei, e lo fa nel modo più diretto possibile. La sequenza finale ci mette di fronte alla famiglia ormai sciolta con uno sguardo diretto allo spettatore, in cui ogni personaggio della famiglia ci racconta il suo disagio e la sua sofferenza. Non è una rottura della quarta parete, ma è la visione di una fotografia che prende vita gli ultimi secondi prima di essere scattata. Quest’ultima sequenza ci regala tutte quelle micro-espressioni che ancora una volta sono capaci di comunicare più delle parole.

In conclusione

Wildlife è una pellicola drammatico-psicologica che descrive attraverso il silenzio il dolore di un figlio, una madre e un padre di fronte al cambiamento. Il loro modo di reagire è forse controverso, ma non ci permette di puntare il dito contro un unico colpevole. Dano, insieme a Zoe Kazan, ha realizzato una sceneggiatura che approfondisce il linguaggio non verbale. L’attenta analisi permette allo spettatore di immedesimarsi in qualsiasi personaggio anche secondo dell’età anagrafica e il vissuto di ciascuno. Tutti sono stati figli, ma Dano ci mette di fronte all’umanità del genitore, in maniera diretta ci porta una famiglia reale con il suo più grande problema.

Note positive

  • Dramma familiare attuale
  • Studio psicologia dei personaggi anche attraverso i silenzi

Note negative

  • Non viene affrontata l’effettiva separazione, il regista ci lascia intuire ma non viene descritta
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Sara Cristina Iordache
Sara Cristina Iordache