Il ragazzo e l’Airone (2023): il ritorno del Maestro

Recensione, trama e cast di Il ragazzo e l'Airone (2023). Il film pare non sarà l'ultima opera di Miyazaki eppure ha un certo fascino da "opera testamentaria".
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Trailer de Il ragazzo e l’Airone

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Arriva dal primo gennaio 2023 nelle sale italiane il nuovo film del Maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki “Il ragazzo e l’Airone” (distribuito da Lucky Red). Il film, inizialmente circondato da un’aura di mistero (vi è stata infatti una campagna marketing volutamente scarna) non sarà l’ultima opera di Miyazaki che ha (a sorpresa) annunciato di essere al lavoro su un altro film, eppure “Il ragazzo e l’airone” ha comunque un certo fascino da “opera testamentaria”.

In Italia, prima di approdare al cinema, la pellicola è stata proiettata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma dal 18 al 29 ottobre 2023, e successivamente al Lucca Comics il 5 novembre 2023.

Trama Il Ragazzo e l’Airone

Mahito, un ragazzino di 12 anni, fatica ad ambientarsi in una nuova città dopo la morte della madre. Tuttavia, quando un airone parlante lo informa che sua madre è ancora viva, entra in un mondo fantastico alla sua ricerca.

Frame de Il ragazzo e l'airone
Frame de Il ragazzo e l’airone

Note di regia

Hayao Miyazaki

Non c’è niente di più patetico che annunciare al mondo il proprio ritiro a causa dell’età, e poi fare marcia indietro. Ci si può rendere conto di quanto sia patetico ma ciononostante farlo lo stesso? Una persona anziana non illude forse sé stessa credendo di essere ancora capace, malgrado la smemoratezza tipica dell’età, di poter dare il massimo? Puoi scommetterci che si illude! E andrebbe ancora bene trascinare nel progetto altre persone e causare un bel po’ di problemi se almeno alla fine il film venisse portato a termine, ma è del tutto possibile che invece tu finisca ammalato in un letto o che tu muoia proprio nel momento decisivo. Colui che ha messo in moto la macchina può essere preparato a questa eventualità, ma per coloro che restano con il peso di un lavoro pasticciato e incompleto la cosa sarebbe insopportabile. Per completare un lungometraggio ci vogliono almeno tre anni. Quando ero un quarantenne potevo riuscire a farne uno in un anno, ma adesso che ne ho 75 sarebbe già molto riuscirci in tre anni e ho la tentazione di dire: “Fatemi lavorare fino a quando arrivo agli 80”. Beh, Paku- san (il collega regista Isao Takahata) ci è già passato, per cui presumendo che chiunque produca il film sia determinato a portarlo a termine, il vero dilemma è: come sarà il mondo tra tre anni? In che stato saranno il mondo e le menti degli spettatori quando uscirà il nostro film? L’epoca in cui viviamo, confusamente alla deriva, indefinibile e incomprensibile, sta forse volgendo al termine? Il mondo nel suo complesso non è forse in uno stato di mutamento continuo? Potremmo andare incontro ad un’epoca di guerra o ad un disastro, o perfino ad entrambe le cose. In tempi come questi che forma dovrebbe avere un film che richiede tre anni di lavorazione …? Innanzi tutto dovrebbe avere un tono chiaramente pacifista, come “Totoro”. Forse un “Totoro II”? Potremmo farlo. Ho la sensazione che ne potrebbe venir fuori qualcosa per cui varrebbe la pena lavorarci. È solo una sensazione ma, se dovesse scoppiare una guerra, sarebbe ancora più importante. In secondo luogo un film ambientato in tempo di guerra. Un film in anticipo sui tempi, realizzato con la consapevolezza che quell’ipotesi potrebbe avverarsi prima di riuscire a finirlo. Il film non dovrebbe essere indulgente sulla sua epoca. Se fossi spietatamente irresponsabile farei un film sulla Battaglia del Fiume Yalu, durante il conflitto sino-giapponese, ma questo è solo un desiderio personale. Questa parte è da stralciare

Recensione Il Ragazzo e l’Airone

Dieci anni sono passati da “Si alza il Vento. Da allora, il nuovo film di Miyazaki (Il ragazzo e l’Airone“, dal primo Gennaio nelle sale) è stato atteso come un Avvento. E oggi che è arrivato (dopo due presentazioni italiane in anteprima al Lucca Comics & Games e alla Festa del Cinema di Roma) sconvolge per la sua bellezza astratta e profondità concettuale.

Hayao Miyazaki è un artista complesso, uno scultore di forme che giocando con immagini, suoni e colori ha “impastato” mondi che hanno caratterizzato l’animazione mondiale e il nostro immaginario. Più volte, durante “il Ragazzo e l’Airone“, Miyazaki si accosta a certe idee estetiche e concettuali de “La Città Incantata” con le sue immagini silenti. Vi è infatti, nell’arte giapponese, una ricerca di equilibrio nelle immagini spoglie, una “teoria dello spazio vuoto” che nel capolavoro del 2001 si concretizzava negli sguardi di Chihiro che guardava l’orizzonte o nella straordinaria sequenza del treno (forse il più grande picco poetico della storia della Studio Ghibli: nella sua essenzialità quella sequenza può infatti essere considerata la summa del pensiero di Miyazaki).

Ne “Il Ragazzo e l’Airone” sembra esserci un qualcosa di simile, nello sguardo del giovane Mahito avvertiamo un simile incanto, quasi uno “straniamento brechtiano” (non si cada nel luogo comune, tutto occidentale, di considerare l’animazione un’arte priva di possibilità contenutistiche e filosofiche). Il viaggio di Mahito verso la madre in compagnia dell’Airone è un’Odissea, il giovane come un moderno Orfeo insegue un’idea o una proiezione, l’unica speranza è data dall’Airone che è guida e Maestro, è lui ad assicurare Mahito che la madre creduta morta è in realtà viva.

Fotogramma de Il ragazzo e l'airone
Fotogramma de Il ragazzo e l’airone

Partendo dai fuochi della Seconda Guerra Mondiale che infiammano Tokyo e distruggono la stabilità familiare di Mahito (sono quei fuochi a far apparentemente morire la madre) Miyazaki costruisce un racconto che tende alla ricerca di Mahito verso un mondo ideale: non solo verso la madre quindi ma verso la volontà di una stasi pacifica fra uomo e ambiente, un ecosistema finalmente sereno e funzionante da cui ripartire dopo gli orrori della guerra (guerra che nelle opere di Miyazaki è sempre presente in forma mitica o ancestrale, solo nelle ultime opere viene invece mostrata nelle sue declinazioni più moderne, quindi prima e seconda guerra mondiale).

C’è tanto quindi anche de “Il Castello Errante di Howl” che metaforicamente rappresentava quest’ecosistema perfetto a cui ambire. Ma, come detto prima, “Il Ragazzo e l’Airone” sa di opera testamentaria per tanti motivi. Non solo quindi richiami al passato e summe poetiche, sembra infatti esserci anche un importante sguardo al futuro. Si parla di passaggi fra generazioni, del fardello dei Maestri che devono “lasciare” in mano agli allievi quanto fatto.

C’è un personaggio specifico, in un passaggio del film, che sembra portare sulle spalle questo peso nei confronti del giovane Mahito. Miyazaki sembra prendere consapevolezza della sua età, parla apertamente e per la prima volta di vecchiaia, in prima persona (il punto di vista di questo anziano personaggio sembra essere quello predominante, non più quindi vecchi visti dai giovani come accadeva, ad esempio, ne “La città incantata”)

Che sia una riflessione di Hayao Miyazaki rispetto al turbolento rapporto col figlio Gorō, anch’egli regista e possibile erede spirituale in senso artistico?

Il ragazzo e l'airone
Il ragazzo e l’airone

THEME SONG “SPINNING GLOBE”

Il cielo limpido del giorno in cui nacqui era grandioso, distante e senza fine
Il giorno in cui sentii una voce incoraggiarmi ad andare avanti
Volti in cui mi sono imbattuto nel corso delle stagioni, a volte ferendosi a vicenda
Illuminata dalla luce, l’ombra si fa più vasta mentre il cielo si allontana
Afferro il vento e comincio a correre, scavalcando le macerie
Alla fine della strada, qualcuno mi attende
Sogno di una luce che brilla, ogni giorno della settimana
una porta si apre in quel momento, come a rivelare segreti
Non posso fare a meno di desiderare di più, come il globo rotante
La persona che amavo è andata in un luogo che nessuno conosce
Con il consueto sorriso di ogni giorno, eppure lontano
Accolgo la pioggia e inizio a cantare, incurante di essere visto
La strada prosegue perché io desidero che prosegua
Sogno di incontrarci di nuovo, per sempre
Ho afferrato con decisione il frammento, così da mantenere il segreto
Continuerò a desiderarlo per sempre, come il globo rotante
Tutto ha inizio da un desiderio innocente espresso molto tempo fa
Con la solitudine nel cuore, giro l’angolo
Afferro il vento e comincio a correre, scavalcando le macerie
Alla fine della strada, qualcuno mi attende
Sogno di una luce che brilla, ogni giorno della settimana
una porta si apre in quel momento, come a rivelare segreti
La gioia di tenersi per mano, la sofferenza di perdere qualcuno
Non posso fare a meno di immaginarlo, come il globo rotante

In conclusione

“Il ragazzo e l’Airone” è un’opera complessa. Forse non ha l’immediatezza dei migliori lavori del regista, sono molte infatti le diramazioni semantiche e in generale regna “un’astrattezza” che non ci offre un unico senso di interpretazione. Ma il senso ultimo sta tutto lì, forse Miyazaki ci sta dicendo che con l’età le certezze diminuiscono piuttosto che aumentare.

Aspettiamo dunque di rivederlo, questo film, di riassaporarlo in ogni sua essenza. E ancora, aspettiamo di nuovo di godere di un altro (forse davvero l’ultimo?) incantevole viaggio di Miyazaki.

Note positive

  • Il film sa di “opera testamentaria” e di summa poetica per Hayao Miyazaki
  • Grandissima cura scenografica ed estetica, tipica dello Studio Ghibli.
  • Profondità tematica e narrativa

Note negative

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Marco D'Agostino
Marco D'Agostino

Nasco nel 1998, inizio fin da bambino ad amare il cinema, arte che mi permetteva di proiettarmi in mondi e storie lontane.
Da allora guardo continuamente film, provenienti da ogni parte del mondo, di ogni genere e epoca.
Amo perdermi nell'immaginario di Wong Kar Wai e ho continuamente in mente il cinema di Terrence Malick.
Mi piacciono anche tanti film brutti che eviterò di citare.

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