
Adolescence
Titolo originale: Adolescence
Anno: 2025
Paese: Regno Unito
Genere: Drammatico, Crime
Casa di Produzione: Warp Films, It’s All Made Up Productions, Matriarch Productions, Plan B Entertainment, One Shoe Films
Distribuzione italiana: Netflix
Ideatore: Jack Thorne, Stephen Graham
Stagione: 1
Episodi: 4
Regia: Philip Barantini
Sceneggiatura: Jack Thorne
Fotografia: Matthew Lewis
Montaggio: –
Musica: Aaron May, David Ridley
Attori principali: Stephen Graham, Owen Cooper, Erin Doherty, Ashley Walters, Faye Marsay, Christine Tremarco, Amélie Pease
Trailer di “Adolescence”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
Adolescence è una miniserie in quattro episodi con Stephen Graham (Boiling Point, Bodies) nel ruolo principale, caratterizzata da una regia audace: ogni episodio è girato in un unico, ininterrotto piano sequenza. La storia si svolge in tempo reale, seguendo la famiglia al centro del dramma e i detective impegnati nelle indagini, mentre cercano risposte dopo una tragedia sconvolgente. Chi è davvero responsabile? Perché è successo? Si sarebbe potuto evitare?
La serie è co-creata e scritta da Stephen Graham e Jack Thorne (The Swimmers, Joy) e diretta da Philip Barantini, che aveva già sperimentato la tecnica del piano sequenza continuo nel suo film Boiling Point (2021), candidato ai BAFTA e ai BIFA. La miniserie debutta sul Netflix, con le sue quattro puntate, il 13 marzo 2025.
Trama di “Adolescence”
La tranquilla quotidianità di una famiglia viene sconvolta quando Jamie Miller (Owen Cooper), un tredicenne apparentemente comune, viene arrestato con l’accusa di aver ucciso una coetanea della sua scuola. Mentre il caso si dipana, emergono segreti, dubbi e tensioni che mettono alla prova i legami familiari e lasciano spazio a una domanda inquietante: quanto conosciamo davvero le persone che amiamo?

Recensione di “Adolescence”
Adolescence è la storia di un ragazzo di soli 13 anni, Jamie, accusato dell’omicidio di una sua compagna di scuola avvenuto la sera antecedente al suo arresto. La storia inizia con l’irruzione della polizia in casa Miller e prosegue per le prime due puntate illustrandoci e narrandoci i fatti correlati alla vicenda stessa: interrogatori, esami, colloqui, la scuola, il comando di polizia, Jamie, Eddie (suo padre), l’avvocato, i suoi compagni di scuola. La serie poi prosegue, nelle seguenti e ultime due puntate, focalizzandosi rispettivamente su Jamie (in particolare sull’ennesimo colloquio della psicologa con il bambino) e in seguito sulla sua famiglia e l’effetto che la vicenda sta avendo sulle loro vite.
La miniserie Netflix, nonostante la sua breve durata, riesce al meglio a farci immedesimare nel piccolo grande mondo di una famiglia che scopre la verità su proprio figlio. La particolarità di questa serie è che nonostante la risposta sia scontata e quasi ovvia sin dall’inizio, comunque ci fa interessare ai vari snodi e complicazioni che si celano sotto la drammatica verità sulla vicenda. Ai nostri occhi non è finita finché Jamie stesso non ammette che è finita, finché suo padre non accetta la verità e finché qualcosa non si rompe definitivamente per dare il via alla seconda parte della loro vita.
Le prime due puntate scorrono veloci, cronologicamente in ordine, trattando il caso e tutto ciò che ne è correlato. Arriviamo poi alla terza puntata, a un nuovo modo di porsi per lo spettatore, a un contesto differente e a un punto di vista nuovo: siamo nel centro dove la psicologa, Briony, sta per avviare l’ennesimo colloquio volto ad analizzare Jamie e i suoi comportamenti. L’obiettivo primario, come continua a ripetere la terapeuta, è capire se Jamie ha capito. Ed è proprio qui che si crea lo snodo più importante: verso la fine del colloquio, quando la tensione sia per noi che per loro è molto alta, avviene l’epifania che porta la terapeuta a comunicare la fine della sua analisi e quindi la conclusione dei loro colloqui. Gli argomenti che hanno portato alla luce la verità più intima sono stati il padre e il nonno (le figure maschili in generale), le donne e la sessualità. Il senso di inquietudine che proviamo quando ci rendiamo conto è la risposta alle nostre domande, a quelle della terapeuta e a quelle della polizia.
La quarta e ultima puntata, invece, altrettanto degna di nota, si focalizza sulla famiglia di Jamie e in particolare sul padre, Eddie. Nonostante il tempo della narrazione sia lento e apparentemente estraneo ai fatti principali, avvengono due cose fondamentali: l’ammissione di colpevolezza di Jamie e l’introspezione nell’animo di Eddie. Un altro dei punti focali di questa miniserie è sicuramente il modo in cui ci fa sentire rispetto alla famiglia: guardiamo ed empatizziamo con una famiglia normale, con dei lavori umili e delle abitudini comuni, e fisiologicamente riusciamo a immedesimarci in loro grazie alla genuinità e spontaneità dei loro gesti e delle loro parole. Le domande che un padre come Eddie si pone alla fine della puntata sono le domande che chiunque genitore si pone nella sua quotidianità, sono una delle tematiche principali su cui si basa la serie e sicuramente alcuni trai temi più delicati: Ho sbagliato qualcosa? Potevo fare di più come genitore? Se mio figlio ha commesso un crimine, di chi è la colpa? Mia? Gli interrogativi rimangono aperti all’interpretazione personale dello spettatore che può sicuramente trarre manforte dall’atteggiamento di Eddie e di tutta la famiglia davanti all’inevitabile. Abbiamo avuto la risposta alla domanda più facile, abbiamo trovato il colpevole, il resto sta a noi.

In conclusione
Adolescence è un prodotto completo e molto ben riuscito, che riesce a intrigare e allo stesso tempo emozionare per la sua intelligenza emotiva nella semplicità.
Nota di merito è la regia: ogni episodio è stato girato interamente in un unico e lungo piano sequenza, per regalare allo spettatore un coinvolgimento maggiore e aumentare l’intensità del racconto stesso.
Note positive
- Regia (piano sequenza)
- Interpretazioni attoriali
- Contatto emotivo con lo spettatore
- Semplicità
Note negative
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