Blood (2022). L’ora più buia è quella che precede l’alba

Recensione, trama e cast del lungometraggio horror Blood del 2022 per la regia di Brad Anderson

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Trailer di “Blood”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Blood è un film horror statunitense del 2022, diretto da Brad Anderson e scritto da Will Honley. La pellicola vede come protagonisti Michelle Monaghan e Skeet Ulrich. Presentato in anteprima il 5 settembre 2022 al Deauville American Film Festival, il film è stato successivamente distribuito nelle sale cinematografiche il 27 gennaio 2023 da Vertical Entertainment. In Italia la pellicola è stata rilasciata in edizione home video nel 2024 grazie a Blue Swan.

Trama di “Blood”

Dopo il grave attacco di un cane, il piccolo Owen è in condizioni gravissime. Un’operazione gli salva la vita, ma da quel giorno il bambino non è più lo stesso. Owen sviluppa un’insaziabile sete di sangue. La madre Jess, nel bel mezzo di un divorzio burrascoso, fa di tutto per procurargliene, senza destare sospetti nell’ospedale in cui lavora.

Fotogramma di Blood (2022)
Fotogramma di Blood (2022)

Recensione di “Blood”

Se si aprisse più volte un manuale di storia del cinema horror, appuntandosi di volta in volta i cliché narrativi trovati, probabilmente si otterrebbe qualcosa di simile alla prima parte di Blood. Abbiamo un trasloco in una casa sperduta, animali che intuiscono il pericolo prima degli umani, rapporti familiari che definire precari è usare un eufemismo e carrellate in avanti che puntano verso il buio. Si parla di rapporto genitori-figli, e di come le scelte sbagliate dei primi possano ricadere sui secondi. Il film cerca anche di intavolare una discussione sull’egoismo e sulla tendenza a rubare al prossimo anche se in difficoltà. Tuttavia per quanto l’idea della sete di sangue possa aprire a metafore e riflessioni, non si va mai a scavare nel lato politico-sociale della questione. Non ci si aspetta la profondità di un film di Jarmusch, ma qui è tutto così superficiale da non lasciare niente a visione finita.

Tra i pregi di Blood va di diritto l’escalation di follia della madre (una credibile Michelle Monaghan), che mantiene la giusta gradualità. Peccato che il finale getti alle ortiche il lavoro fatto nella costruzione del personaggio. La sceneggiatura di Will Honley è così accondiscendente coi suoi personaggi da non condannarla mai e – sul finale – il regista la inquadra più come vittima che come personaggio controverso, quale dovrebbe essere.

I dettagli crudi sono pochi e diluiti in una patinatura di fondo, che non dà all’ambiente il realismo necessario. Tutto troppo pulito per un film che si prefigge di essere un horror sul sangue. Anche per questo probabilmente, il film è scorrevole e piuttosto intrattenente, ma non spaventoso o inquietante come il titolo potrebbe lasciare sperare.

L’ora più buia è quella che precede l’alba” è una frase ricorrente nel film. Ed è proprio intorno a questa dicotomia che si va a costruire la fotografia di Blood, con un continuo contrasto tra l’arancione dell’alba e il marrone-nero della notte. Anderson gira con buona mano, ma non crea la giusta inquietudine. Se l’uso della macchina a mano nelle sequenze di inseguimento è efficace, i campi larghi lasciano fin troppo respiro ai personaggi e non comunicano il senso di oppressione richiesto dalla storia. Montaggio corretto anche se – qui gioca un ruolo il gusto dello spettatore – fin troppo frenetico nelle scene d’azione.

In conclusione

Blood ruota attorno a un dilemma morale che manca di reale spessore, a causa della bidimensionalità dei comprimari. Finisce per scivolare in un miscuglio eterogeneo tra Run e Thirst, senza però prendere i lati migliori di quei due film. Alla fine si butta giù senza troppi problemi, complice una premessa abbastanza intrigante e la crescente follia della madre, ma lascia un retrogusto abbastanza insipido.

Note positive

  • Buona tecnica
  • Recitazione
  • Fotografia

Note negative

  • Debolezza nel trattare le tematiche
  • Forzature di trama
  • Soluzioni registiche
  • Finale
  • Atmosfera
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Federico Manghesi
Federico Manghesi