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Captain America: Brave New World
Titolo originale: Captain America: Brave New World
Anno: 2025
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Azione, Avventura, Fantascienza
Casa di produzione: Marvel Studios, The Walt Disney Company
Distribuzione italiana: The Walt Disney Company Italia
Durata: 118 minuti
Regia: Julius Onah
Sceneggiatura: Dalan Musson, Malcolm Spellman, Matthew Orton, Rob Edwards, Julius Onah
Fotografia: Kramer Morgenthau
Montaggio: Matthew Schmidt
Musiche: Laura Karpman
Attori: Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson, Harrison Ford, Rosa Salazar, Colby Lopez, Takehiro Hira, Phuong Kubacki, Rachael Markarian
Trailer di “Captain America: Brave New World”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
“Captain America: Brave New World” è un thriller politico co-scritto e diretto da Julius Onah. Basato sul personaggio di Sam Wilson di Marvel Comics, è il 35º film del Marvel Cinematic Universe e sequel del film “Captain America: Civil War” (2016), nonché continuazione della miniserie televisiva “The Falcon and the Winter Soldier“ (2021). Si tratta della prima pellicola con protagonista Sam Wilson / Captain America, interpretato da Anthony Mackie. Il cast è formato anche da Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Esce nei cinema il 12 febbraio 2025
Trama di “Captain America: Brave New World”
Dopo gli eventi di “The Falcon and the Winter Soldier” (2021), Sam Wilson incontra il neoeletto presidente degli Stati Uniti Thaddeus “Thunderbolt” Ross, e si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Dovrà scoprire le ragioni di un efferato complotto globale.

Recensione di “Captain America: Brave New World”
“Captain America: Brave New World” esce al cinema portandosi dietro un bagaglio di peripezie produttive senza precedenti, con una preparazione travagliata che ha visto alternarsi cinque differenti sceneggiatori. Il lungometraggio è stato praticamente ricostruito da zero: nuove scene, riscrittura completa della trama, riorganizzazione del montaggio e sostanziali modifiche strutturali.
L’opera conclusiva firmata dal regista Julius Onah si afferma su livelli appena accettabili, mancando l’obiettivo di rinforzare un franchise in evidente difficoltà. Nel corso delle due ore di proiezione, questo cocktail di spionaggio, adrenalina e tensione geopolitica non riesce mai a sollevarsi oltre la sufficienza, fallendo nel tentativo di dare una svolta significativa alla strada in salita intrapresa dal Marvel Cinematic Universe negli ultimi quattro anni.
La fragilità più evidente emerge nella caratterizzazione dei nuovi volti della saga, inadeguati nel raccogliere l’eredità lasciata da figure iconiche come Steve Rogers e i suoi compagni d’avventura. Nonostante l’ammirevole impegno di Anthony Mackie, la sua interpretazione di Sam Wilson nelle vesti del nuovo Capitan America non riesce a dargli lo spessore necessario per considerarsi un protagonista di primo piano.
La narrazione si svolge in un’ America contemporanea lacerata da profonde fratture ideologiche e sociali, dove Thaddeus “Thunderbolt” Ross (interpretato da Harrison Ford) – ex generale dalle metodologie controverse e storico antagonista degli Avengers – ha sorprendentemente conquistato la presidenza degli Stati Uniti.
La Corsa alle Risorse scatena Tensioni Globali
Creando un ponte narrativo con gli eventi di Eternals, la vicenda ruota attorno alla scoperta di un gigantesco cadavere di un essere celestiale emerso dalle profondità dell’Oceano Indiano, trasformatosi in un giacimento di risorse strategiche ambito da numerose potenze globali, tra cui Stati Uniti, Giappone, India e le nazioni europee.
Il protagonista, supportato dal giovane e promettente Joaquin Torres (Danny Ramirez) nel ruolo del nuovo Falcon, si trova impegnato a sventare potenziali attacchi terroristici, ignaro che la minaccia più insidiosa si trova nel passato tormentato del presidente Ross: un nemico nell’ombra determinato a innescare una catena di conflitti internazionali attraverso una sofisticata strategia di attentati, disinformazione e manipolazione psicologica delle masse.
Il film manifesta una palese crisi identitaria, nel tentativo di amalgamare molteplici elementi caratteristici dell’universo Marvel senza riuscire a trovare una propria identità stilistica distintiva. L’approccio registico di Onah si rivela ordinario, privo di salti creativi o soluzioni innovative; fatta eccezione per alcune sequenze action tecnicamente apprezzabili.
Le numerose modifiche apportate durante la realizzazione emergono con evidenza nel ritmo altalenante e nell’atmosfera discontinua della pellicola, ulteriormente appesantita da dialoghi didascalici e spiegazioni ridondanti che spezzano il fluire naturale della narrazione. L’unico elemento che riesce a strappare un sorriso è la vena di autoironia che attraversa il film, sintomo di una lucida consapevolezza dei propri limiti e dello stato attuale della saga Marvel, ormai distante dalla felicità della sua epoca d’oro.
La presenza di Harrison Ford rappresenta il punto di forza della pellicola, grazie a un’interpretazione che assegna profondità al personaggio di Ross, trasformandolo in un emblema delle contraddizioni morali e delle sfide politiche contemporanee.

Ambizioni tematiche frustrate da una realizzazione frammentaria
Attraverso il suo personaggio, il film tenta di esplorare tematiche di attualità: il ruolo degli Stati Uniti nello scacchiere internazionale, la deriva militarista della società contemporanea, le responsabilità storiche della potenza americana e l’imperativo di privilegiare la via diplomatica rispetto all’intervento armato. Non manca un’analisi della questione delle risorse strategiche, elemento centrale negli equilibri geopolitici del prossimo futuro.
Ciononostante, il risultato complessivo si rivela deludente, anche sotto il profilo della realizzazione tecnica, evidenziando il peggioramento qualitativo di un’industria cinematografica sempre più subordinata a logiche commerciali e tempistiche produttive insostenibili. La sceneggiatura, frammentaria e poco organica, contribuisce a creare un antagonista dimenticabile nella storia recente del genere supereroistico.
La pellicola lascia anche trasparire una certa stanchezza nella costruzione dell’universo narrativo Marvel, con riferimenti e collegamenti che appaiono sempre più forzati e meno organici rispetto al passato. Le sottotrame politiche e spionistiche, pur rappresentando un tentativo interessante di evoluzione del genere, non riescono a decollare completamente, rimanendo intrappolate in una sceneggiatura che non riesce a bilanciare efficacemente azione, introspezione e sviluppo della trama.
Il comparto tecnico, seppur professionale, non riesce a nascondere i segni delle numerose modifiche apportate in corso d’opera, con alcune sequenze che stonano visibilmente con il resto del film, sia per tono che per stile visivo. Questo aspetto contribuisce ulteriormente a quella sensazione di frammentarietà che pervade l’intera opera, impedendole di trovare una propria coerenza interna.
In Conclusione
“Captain America: Brave New World”, quindi, si può considerare come l’ennesimo tassello problematico di un franchise in evidente declino, colpito da una combinazione letale di polemiche interne, sterilità creativa, continui rimaneggiamenti e criticità produttive che ne minano le fondamenta. Il film sembra confermare la fase di transizione problematica che sta attraversando il Marvel Cinematic Universe, incapace di rinnovarsi e di trovare nuove direzioni narrative convincenti per il proprio pubblico sempre più esigente e disincantato.
Note Positive
- Recitazione
- Ambientazioni
- Scene d’azione
Note Negative
- Regia piatta
- Sceneggiatura fragile
