Che? (1972). Uno sguardo al più onirico film di Polanski

Recensione, trama, cast del film comico “Che?” (1972) per la regia di Polanski. Il film è stato presentato in anteprima il 7 dicembre 1972 in Italia.

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Che? - Commedia - Grafica de L'occhio del cineasta

Che?

Titolo originale: What?

Anno: 1972

Nazione: Italia, Francia, Germania

Genere: Comico

Casa di produzione: Compagnia cinematografica Champion S.p.a.

Distribuzione italiana: P.A.C.

Durata: 1h 50 min

Regia: Roman Polanski

Sceneggiatura: Roman Polanski, Gerard Brach

Fotografia: Marcello Gatti

Montaggio: Roberto Silvi

Musiche: Claudio Gizzi

Attori: Marcello Mastroianni, Sydne Rome, Hugh Griffith

Trailer di “Che?”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal celebre regista Roman Polański, autore di capolavori come “Rosemary’s Baby” (1968) e “Chinatown” (1974), nel 1972 prende vita la commedia grottesca Che?, un’opera liberamente ispirata al romanzo Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll. Il film, che vede nel cast attori di spicco come Marcello Mastroianni (La dolce vita, 1960; , 1963), Sydne Rome (Il Signor Robinson, 1976) e Hugh Griffith (Ben-Hur, 1959; Tom Jones, 1963), si distingue per il suo stile surreale e provocatorio, un marchio distintivo del cineasta polacco.

La produzione di Che? fu caratterizzata da un interessante retroscena: il produttore Robert Evans inizialmente propose a Polański di dirigere una trasposizione de Il Grande Gatsby. Su suggerimento dello stesso regista, però, il progetto si evolse nel celebre Chinatown, mentre l’adattamento del romanzo di Fitzgerald fu successivamente diretto da Jack Clayton. Polański, profondamente impegnato nella lavorazione di Che?, rifiutò l’offerta di dirigere Chinatown. Per convincerlo, Evans gli propose un accordo: il 50% degli incassi della prima settimana di Che? sarebbe stato versato a Polański come compenso per realizzare Chinatown. Sicuro che Che? fosse il suo miglior lavoro fino a quel momento, Polański accettò l’offerta, ma il film si rivelò un fallimento sia di pubblico che di critica, incassando appena 64 milioni nella settimana di debutto.

Il lungometraggio venne presentato in anteprima a Roma il 7 dicembre 1972, per poi essere distribuito nei cinema italiani il giorno successivo. A livello internazionale, la distribuzione fu piuttosto limitata, e il film non riuscì a trovare un vasto pubblico, contribuendo al suo status di opera poco conosciuta ma intrigante per i fan del regista.

Trama di “Che?”

Il film, uscito nel Natale del 1972 (anche se l’ambientazione è tutt’altro che natalizia), racconta le avventure di una ragazza americana, Nancy (una giovane Sydne Rome), all’interno di una assolata e bellissima villa nella costiera amalfitana (proprietà del produttore cinematografico Carlo Ponti). La casa del tutto avulsa dalla realtà è abitata da personaggi capricciosi ed eccentrici che, variamente, tentano di approfittare dell’ingenuità della giovane. Il progredire del film corrisponde alla crescente nudità di Nancy, la quale a poco a poco perderà tutti i propri vestiti, fino a rimanere praticamente nuda. E proprio nuda (invero anche con una gamba dipinta di blu), fuggirà, infine, dalla misteriosa villa, su un carro carico di animali, verso destinazione ignota.

Recensione di “Che?”

Fin troppo evidente il richiamo ad “Alice nel paese delle Meraviglie”. Con Mastroianni – il quale egregiamente interpreta il ruolo di un bizzarro e decadente latin lover (quasi una parodia dei suoi ruoli felliniani) – che, in particolare, dovrebbe rappresentare il cappellaio matto (anche per la insistente richiesta
di prendere un tè alle cinque con la giovane americana).

Per quanto riguarda il rapporto tra il film in questione e la restante filmografia del regista polacco, si può osservare quanto segue. Da un lato, vengono rese ancora più esplicite alcune costanti del regista polacco. Si pensi, in questo senso al rapporto tra gli spazi (già ampiamente centrale anche in Repulsion). In questo caso si riscontra la dialettica fra spazi aperti e spazi chiusi. La protagonista fugge dalla strada pubblica, dove viene aggredita da un nugolo di manigoldi, per rifugiarsi in una villa apparentemente paradisiaca, ma, in realtà, nella sua bizzarria, alquanto ostile. E proprio all’interno dei vari spazi della villa si svolge l’intero film, salvo, poi, concludersi proprio là dove il film era iniziato (con una circolarità già vista nel film “il coltello nell’acqua”): la strada pubblica. Inoltre, è possibile ritrovare il tema dell’impotenza esistenziale già presente in “Cul de Sac” (tutti i personaggi sembrano, infatti, incompiuti e intrappolati nel fluire monotono della vita nella villa) e le venature ironiche (sempre alternate a momenti di inquietudine) proprie di molti altri film del regista. Dall’altro lato, si registrano sicuramente alcuni elementi di novità. Inedita è, ad esempio, per Polanski è l’ambientazione mediterranea. Una ambientazione, quest’ultima, a tratti prepotente, violentata dal sole cocente e con un incessante stridio di cicale e con ticchettio quasi continuo di palline da ping pong.

Forse il film meno apprezzato (anche se non il più criticato) di Polanski. Una delle domande più ricorrenti al momento dell’uscita del film fu come fosse possibile girare un film così brutto, nonostante (a) la presenza di star del cinema; (b) la nudità della bellissima Sydne Rome; (c) le riprese nella Costiera
Amalfitana. Ci fu anche chi lo stroncò, prendendo come paragone il ben più riuscito film “L’Occhio nel labirinto” (Blood) di Mario Caiano (dove pure insistono elementi comuni come una villa sul mare, profili onirici e sessuali e un proliferare di personaggi). Ma la recensione senz’altro più emblematica fu quella del Sun – Times: “Noterete che è stato assegnato al “Diario di sogni proibiti una mezza stella. C’è un principio in gioco e ora è il momento di spiegarlo. Nessun film, per quanto brutto, riceve nessuna stella dal Sun-Times a meno che, oltre a essere brutto, non sia anche meritevole e malvagio. Il film in questione non ha nemmeno l’arguzia di fare questo passo in più”. Lo stesso Mastroianni ebbe a dire: “il nostro clima, quest’aria, questo sole del sud non sono stati propizi a Polanski, probabilmente ha bisogno di climi nordici, di atmosfere diverse: al film mancava grinta, mancava una certa crudeltà”.

In realtà non sembrano mancare alcuni elementi di interesse. Il film è la prima opera che Polanski realizza dopo la tagica scomparsa della moglie. Sembra, dunque, quello che dirige “Che?”, un Polanski alla disperata ricerca di spensieratezza e di ironia, per superare quella delicata fase della sua vita. Paradigmatica, in questo senso, è la trafelata scena finale, dove, alla
domanda sul perché stia fuggendo, Nancy risponde: “il film deve finire”. In secondo luogo, il film è costellato di riferimento culturali di particolare interesse. Si pensi alle musiche di Mozart, ai quadri di Bacon, Modigliani e Delacroix, agli omaggi a Orson Welles (come la morte del padrone della villa dove riecheggia il finale di “Quarto potere”). In terzo luogo, i personaggi, per quanto non tutti perfettamente sviluppati, riescono a creare, con il loro estro, situazioni vivaci e divertenti, come se – è stato osservato – fossero usciti da uno scritto di “un Burroughs in vacanza da Lsd”. Peraltro, alcuni riferimenti del film si prestano anche a lettura più profonde. Desta particolare interesse la frase “Dopo aver passato il tempo ad amare l’immagine più dell’oggetto, ora ama l’oggetto più dell’immagine». Essa, infatti, riferita nel film alla vecchiaia del padrone di casa, Noblart, sembra, in realtà, rispecchiare anche l’evolversi del cinema di Polanski.

In conclusione

Insomma, un film onirico, stravagante, probabilmente inconcludente ma che, comunque, risulta importante per comprendere a pieno la carriera del regista. Oltre a ciò, esso contiene numerose curiosità. Come curiosa è, del resto, la storia che si cela dietro all’uscita della versione restaurata. Tale uscita, infatti, sarebbe stata possibile grazie al ritrovamento una copia scovata, per caso, nella cantina del produttore Carlo Ponti.

Note positive

  • Ambientazione mediterranea affascinante e inedita per Polanski
  • Omaggi culturali significativi, tra musica e arte
  • Interazioni vivaci e bizzarre tra i personaggi

Note negative

  • Personaggi secondari non pienamente sviluppati
  • Ritmo discontinuo che alterna momenti brillanti a fasi meno riuscite

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Francesco Baldocci
Francesco Baldocci