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Revenge
Titolo originale: Revenge
Anno: 2017
Nazione: Francia
Casa di produzione: MES Productions, Monkey Pack Films, Charades, Nexus Factory, Umedia
Distribuzione italiana: Midnight Factory
Durata: 108 minuti
Regia: Coralie Fargeat
Sceneggiatura: Coralie Fargeat
Fotografia: Robrecht Heyvaert
Montaggio: Coralie Fargeat, Bruno Safar, Jérôme Eltabet
Musiche: Robin Coudert
Attori: Matilda Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède
Trailer di “Revenge”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Molti – sottoscritto compreso – si sono avvicinati a The Substance totalmente vergini del precedente lavoro di Coraline Fargeat. Mancanza non da poco se si considera che in Revenge, la regista aveva già inserito quei tratti stilistici che hanno visto la loro fioritura nel suo secondo lungometraggio. Con questo film Coraline Fargeat entra nel mondo del cinema dalla porta principale, con tanto di squillo di trombe e corteo di benvenuto. Siamo di fronte a un rape and revenge movie che attinge alla memoria di I Spit on your grave, tenuto in piedi dal quartetto di attori: Matilda Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe e Guillaume Bouchède.
Il film è stato presentato in diverse prestigiose rassegne internazionali, tra cui la sezione Midnight Madness del Toronto International Film Festival 2017, il Midnight Shivers del 21° Tallinn Black Nights Film Festival (PÖFF) e il Midnight Premieres del Sundance Film Festival 2018. In Francia, è arrivato nei cinema il 7 febbraio 2018, mentre negli Stati Uniti è stato distribuito l’11 maggio 2018 sia in alcune sale selezionate che tramite video on demand. In Italia, il film è stato proiettato nei cinema dal 6 settembre 2018, grazie alla Midnight Factory, etichetta di Koch Media, che ne ha distribuito anche la versione home video.
Trama di “Revenge”
Jen, una giovane donna audace e provocante, accompagna il suo ricco amante in un remoto deserto per una battuta di caccia che l’uomo organizza ogni anno con due amici. Tuttavia, ciò che inizia come un weekend di svago e passione si trasforma rapidamente in un incubo. Jen diventa l’oggetto delle attenzioni morbose dei tre uomini, ritrovandosi intrappolata in una brutale lotta per la sopravvivenza.

Recensione di “Revenge”
I primi dieci minuti di Revenge sono la calma prima della tempesta. Siamo in una casa in mezzo al deserto, dove il miliardario Richard intrattiene una relazione extra-coniugale con Jen. I suoi due compagni di caccia lo raggiungono e uno dei due violenta la ragazza. Jen viene tramortita e costretta alla fuga. Lì il film fa un’inversione a U, i ruoli si scambiano, e la protagonista comincia un percorso di vendetta che la riporta nel posto in cui tutto è cominciato: una casa lussuosa, contenitore della più pericolosa violenza di genere. Una trama circolare: tutto comincia e finisce con la violenza. La protagonista però, tra la prima e la seconda parte, è completamente trasformata.
Come nel più recente The Substance, Fargeat sintetizza nella cinepresa lo sguardo maschilista. L’inquadratura si avvicina alle forme di Matilda Lutz in modo minaccioso e invadente, lasciando trapelare la percezione malata della donna da parte dei nostri antagonisti maschili. La sessualizzazione dei corpi porta a galla il doppiopesismo che aleggia sulla nostra cultura. La nudità femminile viene sempre oggettificata e percepita come un tacito consenso. Quella maschile invece è solo un’ostentazione di potenza e di virilità. In tal senso, c’è un’analogia tra la figura del cacciatore e quella del predatore sessuale, tra il fucile e l’organo sessuale del maschio. In quest’ottica di lettura della pellicola i tre personaggi maschili impersonano le tre anime della violenza maschilista. Chi compie violenza, chi si gira dall’altra parte per non avere rogne e chi – a fatto compiuto – cerca di insabbiare la cosa.
A voler trovare il proverbiale pelo nell’uovo, il carattere dei personaggi maschili soffre di un cambio troppo brusco durante l’opera. Il cambiamento è probabilmente voluto, ma fin troppo repentino per risultare del tutto credibile. Si tratta però di una leggera crepa, che non sminuisce il valore della ceramica, all’interno di un opera in cui preda e predatore si scambiano più volte: la violenza innesca una reazione a catena in cui non ci sono vincitori o vinti, ma solo ferite grondanti di sangue.
Tecnicamente Coraline Fargeat non si limita a girare. Lei danza con la macchina da presa a un ritmo serrato, ma mai confusionario. L’alternanza di soggettive, campi larghi e carrellate è magnetica e ben dosata. Il montaggio alternato è certosino nelle scene d’azione e nelle sequenze oniriche ci trasporta nella confusione e nella rabbia febbrile di Jen. La fotografia si affida alla luce del giorno: l’azzurro del cielo e il giallo della sabbia la fanno da padroni, eccezion fatta per una scena in notturna. La regista non va al risparmio sulle fialette di sangue finto, e punta l’obiettivo sui dettagli più truculenti. I globuli rossi si aggirano indisturbati per il set, a formare un red carpet di violenza e sete di sangue.

REVENGE è la storia della degradazione di una donna. Una Lolita giovane, frivola e ingenua, assoggettata ai desideri degli uomini, e che gli uomini considerano solo un mero oggetto sessuale. Un oggetto che deve soddisfare il loro desiderio. Anche se ciò significa morire. Anche se non muore fisicamente, il personaggio muore simbolicamente. Ferita nel corpo e nell’anima, questa dolce e insipida bambola rinascerà, trasformandosi in una donna dura, spietata e implacabile. Una donna che niente e nessuno potrà mai più manipolare e maltrattare. La protagonista, che inizialmente è debole e superficiale, si trasforma in una donna ferita ma forte che mette in atto la sua personale vendetta, riprendendo il controllo della sua vita. Su un ulteriore piano, questa pellicola simboleggia il modo degradante in cui le donne vengono rappresentate nei film: troppo spesso viste come un oggetto sessuale, spogliate e umiliate. Il film, inizialmente, gioca proprio con questa rappresentazione enfatizzandola al massimo così da sovvertirla brutalmente. La protagonista, in questo modo, diviene la figura forte del film, un supereroe donna, nonché la forza trainante dell’azione. Fino ad oggi, questo tipo di cinema è stato appannaggio quasi esclusivo degli uomini. REVENGE è la mia visione di regista donna di questo genere. Voler esplorare il cinema di genere non è né una presa di posizione né una dichiarazione. Questo è semplicemente il mio film. Il tipo di film che ha nutrito e costruito la mia vita di appassionata cinefila, e poi di cineasta. In esso vedo la potenzialità del potere evocativo, delle sensazioni, delle paure e dei timori. Questo film ha una dimensione profondamente simbolica che passa attraverso un mezzo altamente simbolico, giocoso e sensoriale. REVENGE va percepito come la degradazione del modo in cui i film di genere vengono rappresentati…
Note di regia
In conclusione
Revenge racconta di un maschio che non tollera la libertà di scelta femminile. Di una donna che davanti alla violenza patriarcale si trova sola – allegoricamente in mezzo al deserto – senza appigli e senza aiuti. E di una società più interessata a diffidare delle vittime che a punire i carnefici.
Chi ha amato The Substance non dovrebbe lasciarsi scappare Revenge. Coraline Fargeat dà prova di essere una regista da portare in palmo di mano, in attesa di prossimi lavori.
Note positive
- Regia
- Tematica
Note negative
- Personaggi maschili bidimensionali


