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Death of a Unicorn
Titolo originale: Death of a Unicorn
Anno: 2025
Nazione: Stati Uniti d’America
Casa di produzione: Ley Line Entertainment, Monoceros Media, Secret Engine, Square Peg, The Royal Budapest Film Co
Distribuzione italiana: A24
Durata: 104 minuti
Regia: Alex Scharfman
Sceneggiatura: Alex Scharfman
Fotografia: Larry Fong
Montaggio: Ron Dulin
Musiche: Cody Carpenter, John Carpenter, Daniel A. Davies
Attori: Paul Rudd, Jenna Ortega, Téa Leoni, Will Poulter, Richard E. Grant, Jessica Hynes, Sunita Mani, Anthony Carrigan, Steve Park, Nick Wittman
Trailer di “Death of a Unicorn”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
“Death of a Unicorn” è una commedia horror scritta e diretta da Alex Scharfman, interpretata da Paul Rudd, Jenna Ortega, Will Poulter, Tea Leoni e Richard E. Anche Grant. Il film ha avuto la sua prima mondiale al South by Southwest Festival l’8 marzo 2025 ed è distribuito nelle sale italiane da I Wonder Pictures dal 10 aprile 2025.
Trama di “Death of a Unicorn”
Il padre Elliot Kintner e la figlia Ridley Kintner colpiscono accidentalmente e uccidono un unicorno mentre erano in viaggio verso un ritiro del fine settimana, dove il suo capo miliardario Odell Leopold cerca di sfruttare le miracolose proprietà curative della creatura.

Recensione di “Death of a Unicorn”
“Death of a Unicorn” si presenta come una commedia dark originale che mescola elementi fantasy e horror in un cocktail cinematografico sorprendentemente efficace. La pellicola segue le vicende di Elliot Kintner, interpretato dal sempre affidabile Paul Rudd, e sua figlia Ridley, portata sullo schermo da una convincente Jenna Ortega. Il racconto si sviluppa quando padre e figlia, durante un viaggio verso la lussuosa dimora della facoltosa famiglia Leopold, investono accidentalmente quello che si rivela essere un cucciolo di unicorno.
Questo evento apparentemente innocuo diventa il catalizzatore di una serie di situazioni al contempo surreali e inquietanti all’interno della tenuta dei Leopold. La scoperta di questa creatura mitologica, lungi dall’essere un evento meraviglioso, trascina i protagonisti in un vortice di eventi sempre più bizzarri e pericolosi, rivelando oscuri comportamenti legati alla famiglia ospitante e alla loro azienda farmaceutica.
La narrazione si snoda attraverso una progressiva escalation di tensione, dove l’iniziale stupore per la scoperta dell’unicorno si trasforma gradualmente in inquietudine, man mano che emergono le vere intenzioni dei Leopold. Questa evoluzione narrativa permette al film di passare fluidamente da momenti di leggerezza comica a sequenze cariche di suspense, creando un’esperienza di visione imprevedibile e coinvolgente.
Paul Rudd conferma la sua versatilità attoriale, portando il consueto carisma e umorismo al personaggio di Elliot, sebbene alcune delle battute assegnategli risultino occasionalmente fuori contesto. La sua interpretazione riesce comunque a trasmettere efficacemente il crescente disagio e la conflittualità morale del personaggio, diviso tra l’opportunità di un guadagno economico e la protezione di un essere innocente.
Unicorno e abisso, una sorprendente alchimia
Jenna Ortega dimostra notevole maturità interpretativa nel ruolo della figlia Ridley, muovendosi con naturalezza all’interno di questo strano universo narrativo. La giovane attrice conferma il suo talento nell’alternare momenti di vulnerabilità adolescenziale a scene di maggiore intensità emotiva, stabilendo con l’unicorno un legame che diventa il cuore emotivo della pellicola.
Il cast di supporto brilla altrettanto: Richard E. Grant offre un’interpretazione solida e sfaccettata del patriarca Odell Leopold, infondendo al personaggio una combinazione perfetta di charm aristocratico e inquietante ambiguità. La sua presenza scenica rende credibile il potere che il suo personaggio esercita sugli altri. Téa Leoni riesce a dare una personalità bizzarra al personaggio di Belinda, evitando il rischio di ridurla a un semplice stereotipo della moglie dell’uomo potente.
La sua interpretazione svela gradualmente le crepe di una facciata di perfezione, lasciando intravedere una donna pronta a fare scelte moralmente discutibili. Will Poulter completa efficacemente l’eccentrica famiglia nei panni di Shepard, il figlio dei Leopold. La sua è forse l’interpretazione più sorprendente, capace di trasformare un personaggio potenzialmente secondario in una presenza enigmatica e fondamentale per lo sviluppo della trama.
Magia corrotta e l’arte di fondere horror e commedia
Alex Scharfman, al doppio ruolo di regista e sceneggiatore, dimostra una notevole capacità nel bilanciare toni contrastanti. La sceneggiatura riesce nel difficile compito di fondere elementi apparentemente inconciliabili – commedia, fantasy e horror – mantenendo coerenza narrativa e un buon ritmo. I dialoghi risultano per lo più incisivi e funzionali, con alcune battute spiritose che alleggeriscono momenti di tensione senza compromettere l’atmosfera generale.
La struttura narrativa, divisa in atti ben definiti, permette allo spettatore di adattarsi gradualmente al cambiamento di tono, dalle premesse quasi fiabesche fino alle più oscure rivelazioni del finale. La tensione è dosata con equilibrio e i colpi di scena ben posizionati, anche se, alcuni momenti comici appaiono inopportunamente inseriti in contesti che avrebbero richiesto maggiore coerenza emotiva.
Da segnalare anche la capacità di Scharfman di affrontare, attraverso la metafora dell’unicorno, tematiche attuali come lo sfruttamento delle risorse naturali e l’etica nel campo della ricerca farmaceutica, senza mai risultare didascalico o appesantire la narrazione. Dal punto di vista registico, Scharfman mostra una mano sicura nell’alternare inquadrature claustrofobiche, che alimentano il senso di tensione, a scene più ariose.
Innocenza perduta e il viaggio oscuro
Particolarmente efficaci sono le sequenze ambientate nella tenuta, dove l’illuminazione fredda e le prospettive distorte contribuiscono a creare un senso di alienazione. In contrasto, le scene all’aperto sfruttano panorami naturalistici mozzafiato, creando un deliberato contrasto tra la bellezza della natura e la crudeltà delle azioni umane. Questo contrasto visivo serve efficacemente la narrazione, contribuendo a creare quella sensazione di disagio e straniamento che caratterizza l’intera opera.
Degna di nota è anche la capacità del regista di costruire scene d’azione dinamiche ma sempre leggibili, evitando la confusione visiva che spesso affligge produzioni simili. Il sound design complessivo merita una menzione particolare, con un uso sapiente del silenzio e dei suoni ambientali che contribuisce significativamente alla costruzione dell’atmosfera.
Sul fronte degli effetti speciali, la CGI utilizzata per dare vita all’unicorno protagonista funziona nel complesso, ma presenta qualche incoerenza. In alcuni momenti la creatura appare convincente e organicamente inserita nel contesto, soprattutto nelle scene notturne o in penombra, dove l’illuminazione limitata nasconde eventuali imperfezioni. In altre sequenze, specialmente quelle alla luce del giorno, la sua presenza digitale risulta più evidente, compromettendo parzialmente l’immersione dello spettatore.
Corno luminoso, cuore nero, la duplice anima
“Death of a Unicorn” va oltre il semplice intrattenimento, proponendo una riflessione sul rapporto tra umanità e natura, sull’avidità e sulle conseguenze morali delle scelte individuali. L’unicorno non è solo una creatura fantastica ma diventa simbolo di purezza in un mondo corrotto dall’avidità e dal desiderio di potere. Il contrasto tra l’innocenza rappresentata dalla giovane Ridley e il cinismo calcolatore dei Leopold offre ulteriori spunti di riflessione sulla perdita dell’innocenza e sulla difficoltà di mantenere integrità morale in un mondo dominato da interessi economici.
La relazione padre-figlia, inizialmente presentata come problematica, evolve in modo credibile lungo il corso del film, offrendo un sottotesto emotivo che arricchisce la narrazione principale. “Death of a Unicorn” si distingue nel panorama cinematografico contemporaneo per la sua singolarità tematica e stilistica. L’audace fusione di generi poteva facilmente risultare in un pasticcio tonale, ma grazie a una direzione sicura e a un cast affiatato, il film riesce a mantenere una propria identità coerente.
Il film riesce a intrattenere su più livelli: come commedia nera ricca di momenti surreali, come racconto fantasy con elementi horror, e come allegoria sui pericoli dello sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali. La capacità di soddisfare pubblici diversi, dagli amanti del cinema di genere a chi cerca narrazioni più profonde, è uno dei maggiori punti di forza dell’opera. Nonostante qualche imperfezione tecnica e alcuni momenti in cui l’umorismo sembra forzato, l’opera di Scharfman conquista per l’originalità della proposta e la capacità di sorprendere lo spettatore, alternando momenti di tensione a situazioni comiche e surreali, il tutto filtrato attraverso una lente fantastica che non rinuncia a sfumature horror.
In Conclusione
In definitiva, “Death of a Unicorn” rappresenta un esperimento cinematografico coraggioso e largamente riuscito, capace di intrattenere e al contempo stimolare riflessioni più profonde. Un’opera che, pur con qualche imperfezione, merita di essere scoperta e apprezzata per la sua originalità e per il coraggio di percorrere strade narrative meno battute.
Note Positive
- Sceneggiatura
- Regia
- Recitazione
- Sound design
- CGI
Note Negative
- Ogni tanto le battute spiritose sono fuori luogo
- Qualche volta la CGI non è credibile

