Delicious (2025). Il Teorema di Pasolini del ventunesimo secolo dai toni thriller

Recensione, trama e cast del lungometraggio thriller Delicious (2025), una pellicola che si rifà al film italiano Teorema di Pasolini

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Trailer di “Delicious”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato il 18 febbraio 2025 nella sezione Panorama della 75ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, Delicious, thriller psicologico tedesco, segna il debutto alla regia di un lungometraggio per l’attrice e sceneggiatrice Nele Mueller-Stöfen.

Nata nel 1967 ad Amburgo, Mueller-Stöfen ha studiato recitazione presso l’Università di Musica e Arti Drammatiche di Graz, in Austria, per poi intraprendere una carriera teatrale, ottenendo ingaggi in prestigiosi palcoscenici come il Schauspielhaus Hamburg e il Kampnagel. Parallelamente, ha lavorato nel cinema e nella televisione tedesca, apparendo in diverse produzioni, tra cui il film per la televisione Die Beischlafdiebin (1998) di Christian Petzold e numerose serie poliziesche. Dal 2014, anche grazie alla collaborazione con il marito Edward Berger, Mueller-Stöfen ha iniziato a dedicarsi alla sceneggiatura, co-firmando con lui Jack (2014), presentato alla Berlinale, e All My Loving (2019), entrambi diretti da Berger e interpretati dalla stessa attrice.

Nel 2015 ha esordito dietro la macchina da presa con il cortometraggio Arm Strand. Dieci anni dopo, realizza il suo primo lungometraggio, Delicious, scritto e diretto da lei stessa e prodotto dalla casa di produzione tedesca Komplizen Film, con il team composto da Janine Jackowski, Jonas Dornbach e Maren Ade.

È stata propria Jackowski a proporre il progetto a Netflix, ritenendolo il partner ideale per la produzione del film:

“Abbiamo avuto la sensazione che, grazie a questo interessante mix di generi, il progetto potesse essere adatto a Netflix. E infatti, non appena abbiamo inviato la sceneggiatura, Sasha e Lars hanno mostrato un entusiasmo straordinario. Abbiamo poi affinato il progetto insieme a loro, ma nel complesso la sua realizzazione è stata incredibilmente rapida. Raramente ho vissuto una collaborazione così fluida e priva di ostacoli.”

Dopo la première alla Berlinale 2025, Delicious è stato distribuito a livello internazionale su Netflix il 7 marzo 2025.

Trama di “Delicious”

Durante un’estate apparentemente perfetta nella loro lussuosa villa nel sud della Francia, una famiglia tedesca intende trascorrere le vacanze in assoluta tranquillità, lontana dal caos delle proteste che infiammano le strade di Marsiglia e di cui non hanno minimamente interesse. L’obiettivo è staccare completamente dallo stress lavorativo, ma ansie e preoccupazioni li raggiungono anche nel loro rifugio dorato.

Il padre, John (Fahri Yardim), è tormentato dalle difficoltà legate alla sua ultima pubblicazione scientifica, mentre la madre, Esther (Valerie Pachner), brillante donna d’affari, fatica a mantenere la promessa di disconnettersi: il suo smartphone non smette mai di squillare. Solo i figli, Philipp (Caspar Hoffmann) e Alba (Naila Schuberth), sembrano godere appieno del paradiso familiare tra il giardino impeccabile, la piscina scintillante e il campo da tennis. Tuttavia, entrambi – in particolare la piccola Alba – avvertono una profonda mancanza di affetto da parte dei genitori e del fratello.

L’equilibrio, già precario, della famiglia si incrina quando, una sera, di ritorno da una cena, John ed Esther investono accidentalmente una giovane donna lungo la strada. Ferita ma non gravemente, Teodora viene accolta nella villa per ricevere cure, ma la coppia decide di non portarla in ospedale per evitare inutili complicazioni. Esther le offre del denaro nella speranza di chiudere rapidamente l’incidente e dimenticare l’accaduto, denaro che la giovane accetta.

Il giorno successivo, però, Teodora si ripresenta alla villa, chiedendo un lavoro come domestica. La coppia accetta, vedendo in lei una comoda soluzione per occuparsi della casa durante le vacanze. Rapidamente, la giovane si trasferisce nella dépendance della proprietà, entrando a far parte della routine familiare. Discreta ed efficiente, Teodora conquista la fiducia dei suoi datori di lavoro, ma col tempo il suo ruolo diventa sempre più ambiguo. Ogni membro della famiglia sviluppa con lei un rapporto personale: da semplice domestica, diventa un’amica, una confidente e persino una figura materna. Solo Cora (Sina Martens) e Aki (Johann von Bülow), amici di famiglia in vacanza nei dintorni, osservano la situazione con crescente diffidenza.

Col passare dei giorni, Teodora si insinua sempre più profondamente nella vita della famiglia, assumendo un atteggiamento sicuro e determinato. Quando anche i suoi amici si uniscono a lei nella villa, l’illusione dell’armonia si sgretola definitivamente. Esther incontra Lucien (Julien de Saint Jean), un giovane enigmatico legato a Teodora da un passato misterioso. A quel punto, la verità emerge con chiarezza: Teodora non è arrivata lì per caso e il suo piano potrebbe cambiare per sempre il destino della famiglia.

Carla Díaz as Teodora on the set of Delicious, Courtesy of Netflix 2025
Carla Díaz as Teodora on the set of Delicious, Courtesy of Netflix 2025

Recensione di “Delicious”

Vi ricordate Teorema di Pier Paolo Pasolini? Il film del 1968 che, tra simbolismo e filosofia, analizzava con lucidità la caduta e la disgregazione della borghesia italiana di fine anni ’60?

Attraverso una pellicola profondamente autoriale, Pasolini raccontava la storia di una famiglia alto-borghese milanese sconvolta dall’arrivo di un enigmatico ospite (interpretato da Terence Stamp). Quest’ultimo, seducendo sia fisicamente che spiritualmente ogni membro della famiglia, ne scardinava le certezze e l’apparente equilibrio, per poi scomparire improvvisamente, lasciandoli in balia di un incolmabile vuoto esistenziale.

La figura di questo ospite rappresenta, in Teorema, una forza dirompente capace di smascherare l’ipocrisia e il vuoto emotivo di un microcosmo borghese fondato su privilegi e convenzioni. Fino a quel momento, i protagonisti avevano vissuto chiusi nel proprio mondo, senza interrogarsi sulla realtà al di fuori del loro “piccolo orticello”. La sua partenza segna il punto di non ritorno: ogni membro della famiglia reagisce in modo differente al crollo delle proprie certezze. C’è chi precipita nella follia, chi nella disperazione e chi cerca rifugio in esperienze mistiche, artistiche o perfino autodistruttive. L’ospite, dunque, incarna il cambiamento sociale in atto, evidenziando la perdita di valori e identità della classe alto-borghese. Il film diventa così una metafora potente della fine di un’epoca storica e culturale, riflettendo sulla crisi profonda di un sistema ormai al tramonto.

Per certi versi, Delicious può essere considerato una trasposizione moderna di Teorema, pur con significative divergenze stilistiche, narrative e drammaturgiche. Se il film di Pasolini possiede un’aura intellettuale e filosofica marcata, risultando complesso e di difficile comprensione concettuale, l’opera di Nele Mueller-Stöfen, pur condividendone la critica sociale e la struttura narrativa di base, si distacca nettamente da quel tipo di dramma autoriale. Delicious adotta, infatti, un linguaggio narrativo più accessibile e lineare, avvicinandosi a un’estetica cinematografica più commerciale, adatta a una fruizione domestica tipica delle produzioni Netflix. Teorema, al contrario, è un’opera densa e concettuale, che richiede un’attenzione attiva da parte dello spettatore e difficilmente si presta a una visione distratta.

Se Delicious può essere definito un film generalista – pur non rinunciando a un’analisi sociale originale e stratificata –, Teorema è un’opera profondamente autoriale, concepita per un pubblico cinefilo. Questa è la prima evidente differenza tra le due pellicole; la seconda riguarda il genere cinematografico. Mentre Teorema è un dramma intimista a tinte filosofiche, Delicious si colloca pienamente nel territorio del thriller psicologico, segnando un ulteriore distacco dall’approccio pasoliniano.

Nele Mueller-Stöfen, dunque, non ha realizzato un remake del film del 1968, ma lo ha utilizzato come fonte d’ispirazione primaria per costruire la sua opera prima. Il riferimento a Teorema è evidente sia nella scrittura e nella caratterizzazione dei personaggi, sia nella riflessione concettuale sulla società contemporanea del XXI secolo. Tuttavia, il suo approccio stilistico e narrativo rende Delicious un’opera che, pur dialogando con il passato, appartiene a un linguaggio cinematografico completamente differente e alquanto contemporaneo.

Il film Teorema di Pier Paolo Pasolini è stata una fonte di grande ispirazione durante la scrittura. Mi sono chiesta: cosa accade quando un individuo entra nell’universo di una famiglia apparentemente perfetta e, attraverso la manipolazione, ne altera completamente le dinamiche? Questo è stato il mio punto di partenza. 

Teodora (il cui nome richiama esplicitamente il titolo del film di Pasolini) è un simbolo, una metafora della condizione sociale del XXI secolo. È lei la sconosciuta della storia, occupando lo stesso spazio drammaturgico che in Teorema apparteneva al personaggio interpretato da Terence Stamp. Proprio come l’ospite pasoliniano, anche Teodora si insinua all’interno di una casa e di una classe sociale ben definita, diventando il catalizzatore della loro decadenza. Teodora, introducendoci nella famiglia protagonista, avvia, proprio come L’ospite di Teorema, un processo di manipolazione che sconvolge la vita di ogni membro della casa, separandoli e mettendoli, gli uni contro gli altri.

Attraverso il punto di vista di uno dei suoi protagonisti, Delicious mette in scena la disgregazione identitaria di una nuova élite: i super-ricchi del XXI secolo, individui intrappolati nel proprio privilegio, incapaci di andare oltre il proprio mondo ristretto, di riconoscere l’esistenza degli altri – i poveri – e di percepire il pericolo che si avvicina. Questi personaggi, immersi nelle loro ossessioni e nel loro status sociale, vivono nella convinzione che nulla possa mai cambiare. Ignorano il malessere e la rabbia delle classi subalterne che li circondano, considerandoli quasi come ombre invisibili. Tuttavia, proprio quell’instabilità sociale, che scelgono di ignorare, è destinata a travolgerli, mettendo in luce quanto il loro isolamento possa essere fragile.

Non è un caso che la pellicola scelga di trattare il contrasto tra i privilegi della classe alta e la realtà di chi vive in condizioni di disagio, spesso minimizzate o ignorate. Il film sottolinea ripetutamente come la classe ricca non si prenda la briga di considerare chi non appartiene al suo stesso mondo. I poveri sono scrutati solo in funzione dei loro scopi e fini, mai davvero osservati come individui con una propria dignità. Questa distanza sociale e morale diventa un tema centrale che guida l’intera narrazione, con i protagonisti che, pur vivendo una vita di apparente sicurezza, sono intrappolati in una bolla protettiva che li rende incapaci di vedere e comprendere le sofferenze di chi li circonda.

La scena in cui John e Esther si trovano bloccati in macchina, intrappolati dalla guerriglia urbana, è particolarmente significativa in questo senso. Non solo introduce il tema della tensione sociale che attraversa la narrazione, ma mette in evidenza l’inconsapevolezza con cui i protagonisti vivono, come se nulla potesse turbare il loro tranquillo mondo di privilegi. La loro sicurezza apparente è fondata su un’illusione di invulnerabilità, che li rende incapaci di percepire la realtà che si fa strada al di fuori del loro microcosmo. Questo isolamento, che è tanto emotivo quanto sociale, si rivela essere un aspetto fondamentale della storia, sviluppandosi attraverso le dinamiche tra i personaggi e il contesto più ampio in cui si muovono.

Nel prologo, l’indifferenza verso i camerieri e l’arroganza con cui viene trattata Teodora sono segnali evidenti di questo disinteresse verso coloro che non appartengono alla loro cerchia privilegiata. La mancanza di empatia nei confronti di chi rappresenta una classe sociale inferiore evidenzia un atteggiamento elitario che rifiuta ogni contatto con la realtà di chi non ha gli stessi vantaggi materiali e sociali. La superficialità con cui i protagonisti trattano gli altri non è solo una manifestazione di egoismo, ma anche una chiara espressione della difficoltà – o forse della mancanza di volontà – di mettersi sullo stesso piano di chi vive in condizioni di disagio.

Questo comportamento, che potrebbe sembrare banale o casuale, in realtà è carico di implicazioni: rivela l’incapacità dei protagonisti di comprendere la condizione di chi vive ai margini, quasi come se queste persone fossero semplici pedine da sacrificare per mantenere intatto il loro status quo. Non c’è spazio per la solidarietà o l’empatia verso chi si trova in una posizione inferiore; la loro esistenza è funzionale solo al mantenimento dell’ordine sociale che i protagonisti si sforzano di proteggere a tutti i costi. In questa logica, la lotta per conservare un privilegio acquisito diventa il motore principale delle loro azioni, e giustifica, implicitamente, l’indifferenza e il disprezzo nei confronti di chi non ha accesso ai medesimi privilegi.

L’elemento thriller

Se il film di Pasolini si limitava alla decostruzione della classe borghese, Nele Mueller-Stöfen spinge il concetto oltre, abbracciando una dimensione più oscura e inquietante, in linea con il genere thriller psicologico. Delicious non si concentra esclusivamente sulla dissoluzione della borghesia (o dei nuovi ricchi), ma introduce un ulteriore livello di lettura: la metafora dell’infestazione, legata alla lotta di classe (tema caro anche a Parasite). Soprattutto nella seconda metà del film, la storia sembra alludere all’escalation della rabbia sociale, all’aumento della disperazione e della povertà dilagante, forze inarrestabili capaci di minacciare e travolgere l’élite, sempre più esigua. I poveri sono in aumento e, con il loro furore, possono far soccombere le classi benestanti, che credono di essere al sicuro nelle loro belle dimore, ma che in realtà non lo sono, perché i poveri stanno dilagando e infestano tutto ciò che li circonda, mettendo a rischio la sicurezza dei ricchi.

Il problema, però, è che, nonostante l’originalità con cui viene messa in scena questa dinamica – che peraltro dà senso al titolo stesso del film –, l’ultima parte della pellicola risulta piuttosto sbrigativa. Il climax finale si sviluppa in modo troppo repentino, causando uno sbilanciamento drammaturgico che finisce per indebolire il messaggio della storia. Al termine della visione, lo spettatore potrebbe trovarsi a interrogarsi sul senso complessivo dell’opera e sul punto di vista dell’autrice, che non emerge in modo del tutto chiaro, lasciando molto spazio all’interpretazione.

Fahri Ogün Yadim as John, Valerie Pachner as Esther, Naila Schuberth as Alba and Caspar Hoffmann as Philipp on the set of Delicious, Courtesy of Netflix 2025
Fahri Ogün Yadim as John, Valerie Pachner as Esther, Naila Schuberth as Alba and Caspar Hoffmann as Philipp on the set of Delicious, Courtesy of Netflix 2025

In conclusione

Delicious si ispira chiaramente a Teorema di Pasolini, ma ne rielabora la critica sociale attraverso un linguaggio più accessibile e una narrazione da thriller psicologico. Pur offrendo spunti interessanti sulla lotta di classe e il vuoto identitario dei nuovi ricchi, il film soffre di uno sviluppo narrativo sbilanciato, con un climax affrettato che ne attenua l’impatto tematico. Tuttavia, rimane un’opera intrigante, capace di stimolare riflessioni sul presente e sulla fragilità delle élite contemporanee.

Note positive

  • Ultimo atto alquanto originale
  • Atmosfera tesa e coinvolgente, tipica del thriller psicologico
  • Una critica sociale attuale e pertinente

Note negative

  • Climax finale troppo rapido e poco incisivo
  • Sbilanciamento tra introspezione e tensione narrativa
  • Meno profondità nei personaggi rispetto al modello di riferimento
Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.3
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.