Dossier 137 (2025): cosa è successo l’8 dicembre 2018?

Recensione, trama e cast del film Dossier 137, scritto e diretto da Dominik Moll, presentato in concorso al 78° Festival di Cannes

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Dossier 137 (2025) – Regia di Dominik Moll – Presentato in concorso alla 78ª edizione del Festival di Cannes – Immagine concessa per uso stampa
Photos de plateau sur le film DOSSIER 137 de Dominik Moll Commande pour Haut & Court Distribution © Fanny de Gouville // Modds Commande pour Haut & Court Distribution © Fanny de Gouville // Modds

Trailer di “Dossier 137”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dossier 137 è un film del 2025 diretto e co-scritto da Dominik Moll, presentato al 78° Festival di Cannes. Al centro della pellicola gira un’inchiesta degli Affari Interni francesi sul caso 137, accaduto durante l’assalto dei gilet gialli a Parigi nel dicembre 2018. La pellicola è attesa nei cinema francesi per il 19 novembre 2025.

Trama di “Dossier 137”

Stéphanie è un’agente di polizia degli Affari Interni che si deve occupare dell’indagine sul giovane Guillaume Girard, gravemente ferito dalla polizia francese durante l’assedio dei gilet gialli a Parigi dell’8 dicembre 2018.

Recensione di “Dossier 137”

8 dicembre 2018. Passata una settimana dall’assedio dei gilet gialli a Parigi contro l’aumento del carburante e del costo della vita, il giovane Guillaume Girard viene colpito da un proiettile della polizia francese incaricata di sedare la manifestazione. Il colpo è quasi mortale, invalidante per la vittima. Un anno dopo il caso viene assegnato a Stéphanie, la quale prende a cuore la vicenda, essendo Guillaume un cittadino del suo stesso paese. Da qui Dominik Moll prende le redini di un lungometraggio di impegno civile, partendo con un taglio documentaristico che si insinua nelle strade della manifestazione del dicembre 2018 per contestualizzare al meglio chi sono i personaggi coinvolti e i vari testimoni.

Un lavoro essenziale sia per lo spettatore che per la protagonista, in un susseguirsi di campi e controcampi serrati, dove lo sguardo della cinepresa si sposta tra chi indaga e chi è indagato. Si osserva tutto attraverso Stéphanie, agente degli Affari Interni, “la polizia della polizia”, che non intende demordere di fronte a niente pur di consegnare il colpevole alla giustizia, oltre che ad una madre preoccupata per il figlio ferito.

Ma la sua indagine non sarà semplice: testimoni e indagati faranno fatica a parlare, si percepisce un’aria di tensione quando entra in campo il discorso “polizia”. Questo è lo specchio di una società che ha sfiducia completa nelle forze dell’ordine, dove la prepotenza di cui dovrebbe proteggere ricade sui più deboli o su chi non ha la pelle bianca. Lo stesso figlio della protagonista deve inventarsi i lavori del padre pur di non avere un’etichetta di terrore attaccata sulla fronte. Lo stesso sistema permette che gli agenti di polizia possano agire in totale libertà, negando senza vergogna l’evidenza di fronte a una testimonianza audiovisiva.

Attraverso lo sguardo dell’agente Stéphanie si assiste, dunque, a uno dei tanti casi di abuso di potere nei confronti dei cittadini francesi, una piaga da cui non si può ottenere un lieto fine. Per quanto si possa battere per la causa, verrà sempre trovato un modo per insabbiare tutto e dimenticare tutti gli avvenimenti.

In tutto questo Moll sceglie di non prendere delle parti, ma, ispirandosi totalmente al giornalismo d’inchiesta, mostra i fatti nudi e crudi, i passaggi burocratici e i tentativi di un’indagine che vaga a vuoto, in una pellicola che non brilla di momenti importanti, come un documentario che segue i fatti oggettivi, costruendo i pezzi del puzzle per giungere alla verità. Ma qual è la verità? Passa più volte davanti agli occhi degli indagati, ma non si giungerà alla soluzione. Quello che rimane è la resa dei cittadini inermi di fronte a un sistema corrotto e difficile da piegare.

Il funzionamento dell’IGPN mi incuriosisce da tempo. Proprio perché sono agenti di polizia che indagano su altri agenti di polizia, questi uomini e queste donne si trovano in una posizione scomoda. Sono disapprovati, spesso disprezzati e talvolta odiati dai loro colleghi, mentre vengono criticati da alcuni media per essere al tempo stesso giudici e giuria. Queste tensioni mi hanno interessato e intuitivamente ho sentito che c’erano alcune strade interessanti per la narrativa. Come si affronta il fatto di trovarsi in mezzo al fuoco incrociato? E dover indagare su colleghi che non fanno mistero del loro astio?

In realtà, la documentazione sull’IGPN è scarsa. È un’istituzione che è stata a lungo chiusa e persino opaca. Appare raramente nei film o nei libri, o solo in modo aneddotico e spesso caricaturale. Questa rarità ha suscitato la mia curiosità. Grazie al successo de La Nuit du 12 e, devo dire, all’apertura mentale di un nuovo direttore dell’IGPN, che per la prima volta era un magistrato e non una poliziotta, ho avuto l’opportunità piuttosto inaspettata di immergermi nella delegazione parigina dell’IGPN. Ho potuto osservare questi investigatori al lavoro, discutere dei loro metodi, delle loro motivazioni e delle difficoltà che incontrano.

Cit. Dominik Moll

In conclusione

Dominik Moll costruisce un lungometraggio che si immerge nella realtà sociale della Francia post-gilet gialli, con uno sguardo documentaristico che analizza le dinamiche del potere e della giustizia. Senza prendere posizioni esplicite, il film restituisce il senso di impotenza dei cittadini di fronte a un sistema che sembra impossibile da scardinare.

Note positive

  • Regia attenta e immersiva con un taglio documentaristico efficace
  • Narrazione intensa che restituisce la tensione della vicenda
  • Analisi accurata della sfiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine

Note negative

  • Mancanza di un vero sviluppo narrativo, lasciando l’indagine in sospeso

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Gianluca Zanni
Gianluca Zanni